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Lazio, Luis + Sergej: ecco la coppia di campioni

di Leonardo Giovannetti
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In Lazio - Juventus i classici contorni della partita di calcio sfumano, lasciando spazio progressivamente ad una galleria d'arte. Uno immerge la punta del pennello nella tavolozza di colori, con abilità innata disegna la dolce parabola. L’altro porta a degno compimento la sublime opera, mettendo fine sulla tela all’incredibile dipinto. Un processo creativo dell’altro mondo, quello pensato e concretizzato da Luis Alberto e Milinkovic. Deliziare l’Olimpico, spossato dal fragore di 60.000 anime, è stato il gesto più ardito. La Juventus si è accasciata di fronte alle prodezze di due fuoriclasse, che nulla hanno in meno rispetto ai decantati fenomeni del club bianconero. Brillano di luce propria, lo spagnolo e il serbo, due stelle che per tutto il tempo in cui sono stati in campo hanno deciso di non spegnersi. Poi, al minuto 74, è bastato unire le forze per far esplodere il firmamento. Luis Alberto inventa un lancio che, solo a pensarlo, fa venire le vertigini. Vertigini che Milinkovic non ha, perché arpiona il pallone con il destro e insacca con il sinistro. Tra i due gesti tecnici, difficile scegliere il migliore. Non rimane che osservare, stupiti e attoniti, la meraviglia del calcio che propongono. E non c’è Juventus che tenga, non c’è Cristiano Ronaldo che possa arginare la violenta poesia del mitico duo. Non ieri sera.

LUIS ALBERTO - Che dire. Chapeau, mago. Nella magica notte romana si è preso il mazzo di chiavi del centrocampo. Sceglie sempre quella giusta, non sbaglia mai. Chiude la porta della metà campo biancoceleste quando vuole: top player per palloni recuperati (7) e tackles (2). Apre la porta di quella bianconera, sempre quando vuole: migliore per passaggi chiave (3), per tocchi del pallone (58), per percentuale cross completati (100%). E poi i due assist, che non sono un dettaglio. Luis Alberto ha regalato per ben 11 volte, in questo campionato, il pallone vincente. È lui la mente, l’artista che concepisce il progetto. È lui il re d’Europa per questa statistica. E il merito, oltre che di madre natura, è anche di Inzaghi. Il mister ha deciso di metterlo lì, mezzala. Conosce bene il piede delicato del suo calciatore. Sa che da quella metà campo, se lo spagnolo prende palla, la sua Lazio diventa devastante. Fraseggia, lancia, palleggia, dribbla. Fa tutto, e con una semplicità che disarma i più cinici. È la semplicità di chi inventa calcio. Doti che, in qualsiasi nazionale del mondo, farebbero comodo. E Luis Alberto spera di poterle mettere al servizio della sua Spagna, precisamente per Euro 2020. Non è stato convocato per le ultime uscite della Roja, lui ha immediatamente risposto sul campo. La Lazio lo coccola, si tiene stretto il suo prodigio. La Spagna non può far altro che prendere appunti. Luis Alberto è pronto a tutto.

MILINKOVIC - Serve fisico a centrocampo? C’è Milinkovic. Serve classe a centrocampo? C’è Milinkovic. Serve il gol decisivo? C’è Milinkovic. Insomma, state tranquilli. C’è Milinkovic. Ultimo baluardo in difesa se serve, goleador spietato in attacco in caso di necessità. Gli altri lo sognano, la Lazio se lo gode. E lui pensa a vincere con i biancocelesti: “Il nostro obiettivo è la Champions League”. Messaggio ricevuto, sergente. E con questi numeri sognare è d'obbligo: ieri è stato il migliore per tocchi del pallone (58 come Luis Alberto), dribbling (3), tackles (2), palloni intercettati (4) e velocità media (8 km/h). Inter e Juventus, dicono voci di corridoio, bramano nel buio il colpo di mercato. Il serbo, col sorriso sul volto, fa il suo all’ombra del Colosseo. E tutte queste big che lo desiderano, le schianta spesso. Ha messo la firma nel derby di Roma nella stagione 2016/17. Si è sbarazzato dell’Inter con un sontuoso colpo di testa, il 31 marzo dello scorso anno. Sempre con un’incornata ha trafitto l’Atalanta, permettendo alla sua Lazio di alzare in cielo la Coppa Italia. Ora anche la Juventus è caduta ai suoi piedi. I bianconeri lo hanno osservato, ammutoliti, mentre stoppava un pallone impossibile e spediva all’inferno l’avversario. E poi l’esultanza, quella in cui l’aquila sul petto sembra prendere vita e spiccare il volo. La smorfia mista di gioia e commozione, la corsa infinita per abbracciare i suoi compagni sotto il boato assordante dell’Olimpico in festa. E poi la lucidatura del magico scarpino di Luis Alberto, sommo inventore del gol in questione. C’è tutta la Lazio, in questa immagine. Ma la Lazio vera, quella che ogni tifoso porta nel cuore. Perché Milinkovic, ieri, in campo, è stato un tifoso con indosso la maglia ufficiale. Lo ha dimostrato nell’esultanza, nelle parole al termine della gara. Questa è la Lazio, il segnale al campionato é chiaro. Ora si respira aria rarefatta, di alta classifica. Lì, dove osano le aquile.

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Pubblicato ieri alle 14:00

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