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Schwoch: "Lazio, sei favorita per la Champions. E quando sfidavo Nesta..."

di Leonardo Giovannetti
Fonte: Lalaziosiamonoi.it
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Una vittoria e un pareggio, questo il bottino della Lazio nelle prime due giornate di campionato. La trasferta con la Spal, a Ferrara, è il terzo step di questa stagione. È l’inizio di una seconda metà di settembre ricca di impegni e fatiche da affrontare. In esclusiva ai microfoni de Lalaziosiamonoi è intervenuto Stefan Schwoch, dirigente sportivo, ex calciatore italiano e commentatore DAZN. Un attaccante che in carriera ha messo a segno un gran numero di gol (260 in 682 presenze tra i professionisti), durante la sua militanza in diversi club. Tra questi, anche la Spal. Ecco il suo pensiero sulla Lazio, chiamata quest’anno a giocare un grande campionato.

Come arriva la Lazio al prossimo impegno con la Spal?

La forma mentale e fisica della Lazio è molto buona. Ha vinto convincendo in trasferta, poi ha dominato il derby in casa. È una squadra con un Immobile in piena forma, reduce da un gol con l’Italia dopo tanto tempo. È ovviamente favorita, si trova in un momento veramente positivo.

Ti aspetti una stagione da Champions League?

Questo è difficile da dire, ci sono tante squadre attrezzate. Juventus, Inter e Napoli hanno qualcosina in più, di quelle che rimangono forse la Lazio è quella che ha più continuità. Il Milan ha cambiato allenatore e quindi modo di giocare, la Roma sta trovando grandi difficoltà. Non vedo altre compagini che possano insidiare i biancocelesti. Il campionato è lungo, ma se dovessi indicare la quarta in classifica direi sicuramente la Lazio. C’è l’incognita Atalanta, ma ha tre competizioni. Ricordiamoci che potrebbe ritrovarsi in Europa League se non dovesse passare il girone di Champions. La squadra di Inzaghi ha sicuramente più esperienza nel gestire questi impegni ed è un vantaggio.

Come giudichi il mercato della Lazio?

L’ho trovata una campagna acquisti più che altro funzionale. Sicuramente non un mercato con i botti, ma Tare ha dimostrato di essere molto preparato e ha sempre fatto scelte che potessero soddisfare le esigenze della squadra piuttosto che della tifoseria. Anche quest’anno, insieme a Inzaghi, ha valutato dove migliorare la rosa nei reparti più bisognosi di rinforzi.

Sei stato un attaccante. Che campionato può fare Immobile?

Lo scorso anno ha segnato 15 gol, un attaccante metterebbe quasi la firma all’inizio della stagione per questa cifra. È vero che lui ha abituato tutti a livelli importanti, segnando sempre più di 20 gol. Nel campionato passato ha vissuto un periodo di appannamento, però è stata un’annata positiva. Tornerà a metterla dentro con continuità, su questo sono sicuro.

Spesso fatica a trovare spazio in Nazionale. Cosa è che non va?

Per me non c’è nulla che non va (ride, ndr). Dà sempre tutto, non si ferma mai. Quando si parla di Nazionale si parla di top player, c’è tanta competizione e non sempre è facile prendere decisioni. Ci sarà spazio per tutti, siamo già qualificati e si può lavorare in tranquillità per l’Europeo.

Si è parlato tanto di una punta fisica in ottica mercato. Avrebbe aiutato Immobile?

In realtà c’è anche Milinkovic che ogni tanto si alza un po’ di più e va a dare sostegno a Ciro. Dipende come vuole giocare la Lazio. Magari quando si tiene palla a terra, con un gioco veloce, Immobile diventa micidiale negli spazi. Ci sono tanti giocatori, anche Luis Alberto si butta dentro. La Lazio ha una signora squadra, può vantare tanti interpreti di valore.

Hai giocato anche in Serie A, nel 1998/99 con il Venezia. Ricordi qualcosa di quella Lazio?

La Lazio aveva giocatori incredibili. Mi viene in mente soprattutto Mancini, di cui ricordo un episodio. Il nostro centrale difensivo fece un intervento a gamba tesa sul petto del laziale, si scatenò un parapiglia: non era uno che le mandava a dire. Erano tutte partite difficili, quando ti trovavi davanti Mancini cercavi di fermarlo in tutti i modi. In quel caso specifico in modo un po’ esagerato (ride, ndr). E poi c’era Nesta, quando dovevi affrontarlo sapevi che ti sarebbe aspettata una giornata molto, ma molto dura. Sto parlando forse di uno dei centrali più forti che ci siano mai stati nel calcio italiano. Sapevi che quella giornata sarebbe stata un po’ particolare, nella testa di noi attaccanti si configurava un po’ come un momento di riposo: la prendevi veramente poche volte.

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