ESCLUSIVA - Paola Piola: "Lazio-Novara? Vi racconto come l'avrebbe vissuta oggi mio padre!"

di Annalisa Cesaretti
Fonte: Annalisa Cesaretti - Lalaziosiamonoi.it
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Settanta anni e cinque giorni. È il tempo trascorso dal 6 gennaio 1949, quando Silvio Piola - in occasione della sfida tra Lazio e Novara - fece ritorno a Roma da avversario. Il pubblico che lo aveva acclamato per nove anni gli diede dimostrazione di tutta la stima che ancora nutriva nei suoi confronti attraverso un grande boato fatto di applausi e ovazioni. Chissà oggi come reagirebbe, invece, Piola davanti all'ennesima partita tra Lazio e Novara, le due squadre che lo hanno reso grande e che sabato si scontrano negli ottavi di finale di Coppa Italia. "Sarebbe emozionato ed elettrizzato. Lo vedrei scalpitare dalla sua poltrona", ha risposto in esclusiva ai nostri microfoni Paola Piola, sua figlia.

Suo padre cosa le ha raccontato di quel 6 gennaio del 1946?

"Mio papà viveva molto nel presente, più volte gli ho chiesto di raccontarmi del suo passato e della sua carriera, ma lui mi rispondeva sempre: 'ma lascia perdere, dai!' (ride, ndr). Da questo punto di vista non ha mai vissuto né sugli allori né come un personaggio. Però, certo, la storia di quell'incontro tra Lazio e Novara è stata ricostruita con gli anni, grazie anche ai contributi di diversi scrittori e dei loro libri. Mio padre era stato il capitano biancoceleste e quel giorno scendeva in campo con la maglia del Novara. La cosa stupenda, però, fu quel boato che ha accompagnato la sua entrata in campo. Era la dimostrazione che ciò che aveva seminato, svolgendo con umiltà la sua professione, aveva lasciato un ricordo indelebile. Proprio in quell'occasione il presidente Zenobi gli diede una medaglia d'oro e non perché era il bomber della Lazio, ma proprio in segno di riconoscenza"

Vedrà la partita di sabato?

"Certo, assolutamente. La vedrò con estremo piacere, sperando che sia una bella festa. Il calcio in questi ultimi periodi non ci sta regalando delle buone cose. Ma c'è una cosa da dire: quello non è il calcio, quello è altro che entra nello stadio. Il calcio è un gioco e come tale è nato per dare piacere e divertimento. La violenza è qualcosa di diverso, che con mille componenti, a livello sociale, è entrata a far parte di un mondo che fino a una certa epoca ha seminato soltanto benessere, tranquillità e - come diceva Ghirelli - quelle 'bellissime domeniche in cui si andava allo stadio'. Mi auguro proprio che anche nel nome di mio papà quella di sabato sia una vera e propria festa. Poi auguro a entrambe le squadre di giocarsela al meglio. Speriamo che nessuno si rilassi troppo e che tutti ci mettano del sano agonismo. Che vinca il migliore!".

Silvio Piola come assisterebbe a questo Lazio-Novara?

"Lo immagino proprio sulla poltrona dalla quale - fino a quando ha potuto - seguiva le partite in tv. Lo vedo seduto sul bordo, sporto in avanti, in una posizione quasi scomoda. Come se stesse seduto in panchina, pronto per entrare. Lui era così, si esaltava per il bel tiro andato fuori e si elettrizzava per tutto ciò che accadeva in campo. Secondo me la partita di sabato sarebbe riuscita a farlo emozionare. Questo perché la Lazio ha dato corpo alla sua formidabile carriera, mentre il Novara gli dato la possibilità di chiudere al meglio il cerchio".  

Quanto è stata importante la Lazio per suo padre?

"All'inizio il mio papà, essendo molto legato alla sua famiglia, voleva rimanere al nord. I calciatori sono delle persone, sono gli eccessi di oggi che li hanno trasformati in altro. Come tutti hanno un padre, una madre, dei fratelli, degli amori e quindi anche la sua famiglia si augurava che rimanesse in zona. La chiamata che arrivò, però, fu quella della Lazio. All'inizio ci fu un po' di sorpresa e poi la meraviglia di trovarsi a Roma. La città gli ha veramente aperto le sue porte, lo ha accolto al meglio. Anche gli aspetti più provinciali di Roma gli fecero enorme piacere. È una città molto diversa da Milano, è molto più accogliente. Lui stava benissimo, riuscì a ritrovare degli angoli della sua cittadina d'origine: aveva, per esempio, gli spazi verdi dove portare i suoi cani. Ma anche il clima che anno dopo anno si venne a creare con la società lo facevano stare bene. Grazie alla Lazio raggiunse la Nazionale e quindi il Mondiale. Per lui fu un'esperienza fondamentale. All'epoca aveva solo 21 anni e fu la prima volta in cui mise alla prova la sua personalità". 

Cosa significa essere la figlia del più grande centravanti della storia della Serie A?

"Me ne sono accorta nel tempo. Io e mio fratello abbiamo vissuto una realtà molto ovattata rispetto all'eccellenza calcistica di mio papà. Strada facendo, invece, ha preso sempre più corpo questa consapevolezza e ho nutrito un grande rispetto nei confronti di un uomo che non ha mai fatto della sua forza un vanto. Adesso io e mio papà abbiamo un ottimo rapporto, che continua attraverso l'archivio che ho creato in onore della sua memoria. Quello che voglio fare è aiutarlo a essere ricordato e aiutare il calcio a riprendersi un pezzo della sua storia. Io sono una psicoterapeuta e anche una psicologa dello sport e l'esempio di mio padre mi aiuta a presentare lo sport - soprattutto ai più giovani - come una risorsa. Ecco perché dico che stiamo funzionando molto bene insieme, forse più di prima!".

Il cortometraggio "Il Cacciatore di Gol" è frutto di questa sinergia con suo padre. Com'è nata l'idea?

"Il Cacciatore di Gol nasce come uno strumento per le nuove generazioni e rientra in un progetto più generale sullo sport, sull'educazione e sulla cittadinanza. Volevamo avere degli strumenti ulteriori per lavorare insieme a insegnanti, educatori, allenatori e genitori. Volevamo richiamare l'importanza dall'allevamento e della cura dei giovani. Insomma, non si può pensare neanche per un fiore che cresca casualmente. C'era questa bellissima canzone che Toni Malco ha dedicato a mio padre e mi sono chiesta cosa potessi fare io. Quindi ho lavorato alla sceneggiatura e ho scritto la storia di questo bambino che non si diverte più a giocare a pallone. Quel bimbo, tra l'altro, è Tommaso, il bisnipote di mio papà, che ha voluto fare questo bellissimo regalo al bisnonno. Non ci aspettavamo che fosse così bravo e non era neanche scontato. Sarebbe stato un problema non chiederglielo, perché lui gioca a calcio. Però ecco, non ci aspettavamo che andasse così bene. Grazie alla magia del regista e dell'attore - che è Neri Marcorè - è stata una bellissima esperienza. In questo cortometraggio c'è proprio questo bambino che gioca a calcio ma è scontento. Trova quindi un mentore - che può essere chiunque e che nella clip è Neri Marcorè - che lo sostiene e lo riavvia al suo sogno attraverso la storia di Silvio Piola". 

"Il Cacciatore di Gol" è stato presentato lo scorso novembre a Milano. Com'è andata?

"Molto bene, sono stati dei giorni bellissimi. Abbiamo riscontrato che crea un momento di distensione e che rende l'animo più sereno. Adesso continueremo a diffonderlo come parte del nostro lavoro e speriamo di continuare a poter aiutare i più giovani. Vogliamo che lo sport si riprenda la sua base, che è appunto dedicarsi alla cura dei suoi piccoli. Magari qualcuno diventerà un Silvio Piola o magari sarà se stesso ma, come diceva mio papà, sarà una persona solida e con buoni principi. Abbiamo ricostruito la struttura di Silvio Piola e abbiamo visto cosa ci fosse dietro questa eccellenza. Praticamente tutte quelle abilità si possono allenare, la base ereditaria è poca e tutto il resto si costruisce. Non servono dei miti, ma solamente degli esempi. E speriamo che Silvio Piola continui a esserlo".

 

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