ESCLUSIVA - Delio Rossi: "Peruzzi è insostituibile. La Coppa Italia del 2009 il mio regalo d'addio alla Lazio"

di Federico Marchetti
Fonte: Federico Marchetti - Lalaziosiamonoi.it
articolo letto 6930 volte
Foto

La Lazio sta attraversando un momento particolare e cerca di ricompattarsi per riuscire a riprendere il proprio cammino in campionato verso l'Europa che conta. Se c'è una persona che si intende di momenti complicati per quanto riguarda l'ambiente biancoceleste quello è senz'altro Delio Rossi, allenatore della Lazio nel periodo in cui bisognava ricostruire tra le mille difficoltà dell'inizio della gestione Lotito e gli scandali di Calciopoli. Il mister riminese è riuscito, come ultimo atto sulla panchina laziale, a lasciare dietro di sé il ricordo emozionante di una Coppa Italia vinta solo ai calci di rigore contro la Sampdoria. Ora la Lazio deve ripartire proprio dal match contro i blucerchiati e, per parlare del momento della squadra di Inzaghi e della prossima sfida di campionato, la redazione de Lalaziosiamonoi.it ha intervistato in esclusiva proprio l'ex tecnico biancoceleste Delio Rossi.

Il pareggio contro il Chievo, arrivato dopo quelli con Sassuolo e Milan e la sconfitta europea contro l'Apollon Limassol, è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso: Lazio in ritiro. Una decisione che darà i suoi frutti?

"Dipende dal gruppo. Se lo vedono solo come un fatto punitivo non avrà effetti positivi, se invece viene interpretato come un'occasione per guardarsi dentro e rendersi conto che si sta facendo al di sotto delle proprie possibilità può avere una funzione. Non esiste una regola in assoluto che ti dica che se si va in ritiro andrà bene o male, dipende dal gruppo: se i giocatori della Lazio hanno deciso di comune accordo con Inzaghi di andare in ritiro penso che abbia una sua validità".

Si è parlato del possibile addio di Angelo Peruzzi come club manager della Lazio, ipotesi prontamente smentita dallo stesso diretto interessato. Quanto è utile Peruzzi alla causa biancoceleste?

"Quando Peruzzi ha deciso di smettere con il calcio giocato sono stato io a chiedere alla Lazio di trovargli un ruolo di questo tipo, è la persona giusta. Mi ha fatto piacere che a distanza di anni la società si sia ricordata di questa idea partita da me. Penso che abbia la sua funzione: è un campione del mondo, un laziale, uno che rappresenta la Lazio anche a livello mondiale perché quando si parla di Peruzzi lo conoscono tutti. In più ha sensibilità calcistica, conosce Inzaghi, Tare, la società, penso che abbia la sua funzione nel collegare tutti gli aspetti della Lazio. Mi fa piacere che la società a distanza di anni se ne sia ricordata perché è adattissimo, quasi insostituibile nel suo ruolo".

La Lazio ora dovrà ripartire dalla Sampdoria. Quanto è complicata la sfida?

"La Sampdoria è una squadra che ogni anno per scelte societarie vende i giocatori e un allenatore si deve adattare, non è facile. Non si aggiungono giocatori a chi c'è già, al contrario di volta in volta vengono tolti i migliori, per cui un anno fa bene e uno magari no. Resta comunque una partita insidiosa, la Sampdoria ha una struttura di gioco solida. In questo momento però più che dalla Sampdoria dipende dalla Lazio, si tratta di una sfida alla portata della squadra di Inzaghi, può far sua la partita".

La corsa al quarto posto sembra in questo momento essere ridotta a tre squadre: Lazio, Milan e Roma. Quale delle tre ha più probabilità di spuntarla?

"La Lazio ha tutte le carte in regola per arrivare tra le prime quattro, così come le aveva lo scorso anno. Quest'anno va aggiunto il Milan, che sicuramente a gennaio interverrà sul mercato prendendo giocatori di livello per tornare nel calcio che conta. La candidata più autorevole per il quarto posto più che la Roma è il Milan, con la Lazio però pronta ad insidiarla".

Lazio contro Sampdoria ha un sapore particolare per Delio Rossi non solo perché ha allenato entrambe le squadre, ma anche perché gli ricorderà sicuramente quella Coppa Italia vinta nel 2009 proprio contro i blucerchiati. Quanto fu emozionante quel trofeo?

"Fu particolare perché io sono arrivato alla Lazio in un momento molto difficile, Lotito era diventato presidente da un anno ed era una Lazio da costruire davanti alle contestazioni e allo stadio vuoto. Non era facile con una squadra di giovani scommesse, mi ripromisi di trovare nel giro di pochi anni una squadra che riconquistasse l'affetto della propria gente. Il fatto che a distanza di quattro anni sia riuscito a giocarmi un titolo davanti a settantamila laziali fu una bella impressione, per di più sapendo che sarebbe stata la mia ultima partita. Ci tenevo che come mio ultimo commiato ci fosse qualcosa che rimanesse in bacheca anche a distanza di anni, questo è il mio ricordo".

© RIPRODUZIONE RISERVATA - La riproduzione, anche parziale, dell’articolo è vietata. I trasgressori saranno perseguibili a norma di legge


Altre notizie
Utilizzo dei Cookie
PROSEGUO
Utilizziamo cookie, anche di terze parti, per migliorare l'esperienza di navigazione e per inviarti messaggi promozionali personalizzati.
Proseguendo con la navigazione acconsenti al loro uso in conformità alla nostra Cookie Policy