ESCLUSIVA LLSN WEBTV - WIlson, storia di un "vero Capitano d'altri tempi": "Il nostro calcio, in mezzo alla gente"
Fonte: Marta Pettini-Corso d'Informazione Sportiva de Lalaziosiamonoi.it
Un padre, il figlio tenuto per mano. E' una giornata come tante altre, certo un po' uggiosa, ma passata all'insegna dello sport. E della storia biancoceleste. Il bambino, dirigendosi verso il bar si blocca, si guarda intorno e domanda al padre: “Chi è quel signore che tutti fermano per chiedergli un autografo?” - “Quello non è 'un signore'... è Pino Wilson!”. La Lazio, la squadra dei padri, il bambino è sempre più curioso: “E papà, cosa chiedono tutti quei signori, con microfoni e registratori, all'uomo degli autografi?” - “Vedi, l'uomo degli autografi - come lo hai chiamato tu - è stato uno dei difensori più forti che hanno vestito la maglia biancoceleste; è stato il capitano nell'anno più entusiasmante della storia laziale. Con la fascia rossa al braccio ha sempre affrontato tutti, con educazione e fermezza. Un Capitano d'altri tempi”. Proprio così s'intitola la biografia di Pino Wilson, “Vero Capitano d'altri tempi”, voluta e data alla luce dallo scrittore e giornalista Vincenzo Di Michele. Appuntamento al Circolo Due Ponti, dove non è difficile incontrare un eroe del primo scudetto della Lazio. Pino Wilson è là, abbraccia emozionato la figlia Gilda, mostrandola come la coppa più importante. Sono tanti i ricordi che affiorano alla mente del ragazzo nato in Inghilterra, che nell'Italia di sua madre ha edificato la propria carriera, la propria vita. Non sono mancati momenti di commozione, in una conferenza di presentazione che non poteva lasciare da parte il nome e il ricordo di Giorgio Chinaglia. Al termine dell'evento, Pino Wilson si è intrattenuto in una piacevole chiacchierata ai microfoni de Lalaziosiamonoi WebTv.
Pino, cosa ti ha spinto a raccontarti dopo oltre trent'anni?
Le insistenze di Vincenzo Di Michele, il quale già qualche anno fa mi aveva proposto di fare questo libro. Io non ero molto d'accordo ma, grazie alle sue insistenze e alla curiosità di vedere cosa sarebbe uscito fuori, ho accettato volentieri di collaborare alla stesura. Il fatto di averlo presentato è una cosa che mi emoziona particolarmente - e io non sono uno che si emoziona facilmente.
Da grandissimo difensore quale sei stato, hai incontrato attaccanti di altissimo livello. Klose con i cinque gol segnati al Bologna è entrato nella storia della Lazio: a chi ti senti di paragonarlo?
Ogni giocatore ha le proprie caratteristiche, ma Klose è un campione: casomai sarebbero gli altri a dover essere paragonati a lui. Ai miei tempi c'è stata una numerosa schiera di grandi attaccanti: da Boninsegna a Mazzola, da Anastasi allo stesso Chinaglia. Siamo stati una grande fucina da dove poi sono usciti fuori grandissimi campioni. Sarebbe quindi ingiusto fare un paragone tra il Klose di oggi e quegli attaccanti. Klose è un campione ed un vero protagonista, del resto i risultati parlano chiaro.
Cosa manca a Klose per raggiungere nell'immaginario dei tifosi laziali, i mostri sacri come Chinaglia, Giordano e Signori? Purtroppo è arrivato tardi, soltanto alla fine della sua carriera. Ma in questi due anni ha già dato moltissimo e mi auguro possa dare ancora di più l'anno prossimo, in vista dei Mondiali. Sfugge il valore di questo giocatore sotto il profilo umano. Al di là di quelle che sono le doti caratteriali, tecniche e umane di un giocatore, se uno non lo fa conoscere all'esterno, difficilmente la gente capisce che tipo di ragazzo è. Una volta, invece, noi stavamo in mezzo alla gente, ancora oggi siamo in mezzo alla gente, quindi i tifosi conoscono pregi e difetti di ciascuno di noi. Purtroppo oggi questo non avviene.
Questa nuova figura del mental coach, che in alcuni sport è già diventata una realtà, pensi possa portare risultati positivi sulle prestazioni dei singoli giocatori? Ai tuoi tempi chi rivestiva un ruolo simile?
Non vorrei rispondere perché dovrei dire cose che hanno poco a che vedere con il calcio. Se ciascuno di noi, e dico noi ritornando ad essere calciatore, dovesse avere delle prestazioni ottimali ricorrendo alle cure di un mental coach, sarebbe molto riduttivo, non solo per il giocatore ma per l'uomo calciatore.
Una partita importantissima si sta avvicinando, forse la più importante nella storia del calcio romano. Lazio e Roma si sfideranno il 26 Maggio all'Olimpico per la finale di Coppa Italia: se tu fossi in campo, da capitano cosa ti sentiresti di dire ai tuoi compagni?
Be', io ho avuto come compagine una nutrita schiera di pazzi scatenati con un carattere molto forte, quindi nessuno aveva bisogno di essere spronato. Io credo che un derby del genere, con una Coppa Italia in lizza, sfugga a qualsiasi tipo di discorso. Le motivazioni e gli stimoli per far bene vengono soltanto dalla partita.
E se ci fosse Tommaso Maestrelli su quella panchina, come la preparerebbe questa partita?
Maestrelli l'avrebbe già vinta (sorride ndr). No, non mi sembra giusto parlare del passato confrontandolo con il presente. Sono paragoni che solitamente non andrebbero fatti.
Petkovic, secondo te, su quali punti dovrebbe calcare maggiormente la mano per dare la carica in quest'ultimo rush finale?
L'ha già fatto. Da quando siamo usciti dall'Europa League credo che la preparazione sia cambiata, non essendoci più la partita infrasettimanale. Da un punto di vista fisico, vedo una squadra molto pimpante.
Per concludere: un messaggio che vuoi lasciare a tutti i tifosi e ai nostri lettori?
Io mi auguro che possano avere tutte le soddisfazioni che meritano. Credo che per il giocatore, l'apporto del tifoso sia determinante. Al sacrificio del tifoso però deve corrispondere una prova ottimale del giocatore, per questo la simbiosi tifoso-calciatore è determinante per l'acquisizione dei risultati.