Risultati deludenti e fughe da Formello: così non ci siamo
Fonte: Rassegna stampa a cura de lalaziosiamonoi.it tratta dal Corriere dello Sport
L'annus horribilis del Settore Giovanile della S.S.Lazio pare destinato a non fermarsi. A livello di risultati nessuna categoria è riuscita ad arrivare fino in fondo nelle categorie nazionali. La Primavera di Roberto Sesena ha sì raggiunto alla grande le Final Eight, ma si è arresa troppo presto ad un Brescia non trascendentale (spazzato via dall'Empoli). Gli Allievi e i Giovanissimi non sono riusciti a piazzarsi tra le prime quattro nei gironi eliminatori. Un insuccesso forse amplificato dal fatto che i pari categoria della Roma (All e Giov) hanno fatto meglio: i primi hanno vinto la finale con la Juventus, mentre i secondi si sono arrresi solo in finale al Milan a Montepulciano. Non solo: ha destato parecchio scalpore quest'anno la dislocazione del gruppo Allievi nazionali, confinato in totale solitudine a Monterosi. Il senso è stato quello di uno scollamento tra gruppi (inconcepibile a livello giovanile, ndr). Fa riflettere questo scollamento del settore giovanile. Alla Lazio hanno deciso una divisione netta in due gruppi: la Primavera e gli Alllievi Nazionali alle dipendenze della Prima squadra (anche se logisticamente c'è dispersione), il resto delle squadre organizzate e coordinate alle strette dipendenze del generale Coletta, uomo di fiducia del presidente Lotito, con un'esperienza da dirigente (e da tecnico) maturata in ambito militare. E, come riportato anche dal nostro stesso sito nei giorni scorsi, proseguono le fughe di tecnici e preparatori. Vogliamo parlare di Stramaccioni? Tre anni fa aveva praticamente chiuso con la Lazio, ma la Roma riuscì a convincerlo ad andare a Trigoria. Il tecnico ha vinto tutto a livello giovanile con la Roma: due titoli nazionali con Giovanissimi e Allievi. E adesso si dice che possa prendere il posto di De Rossi sulla panchina della Primavera (ndr). Se ne è appena andato Guido Nanni, preparatore dei portieri, voluto fortemente da Ranieri. Via Patti e Catalano, relegati in Primavera per aver lavorato con Delio Rossi. Occhio adesso ad Alessandro Carta, coordinatore della preparazione dei portieri più piccoli, e stimatissimo in più piazze per la sua storia professionale. Potrebbe andarsene da un momento all'altro. Resta insoluto il dilemma relativo a Crialesi: doveva essere il punto di riferimento del vivaio ma non gliel'hanno mai fatto fare.
Per non parlare dei giocatori in fuga. Tra gli osservatori e gli operatori di settore, in molto sostengono che, esauritisi i frutti del lavoro della scuola calcio aperta da Felice Pulici e nutrita da Volfango Patarca, ora il vivaio della Lazio sia destinato ad anni di magra. Per questo bisognerà attendere i fatti, ma intanto le fughe di talenti pesano come un macigno (anche nell'economia della società, ndr). De Silvestri spinse per andare via; Chico Macheda se l'è preso il Manchester United e non si capisce perché non debba accorgersi di te chi ti ha cresciuto; Marco D'Alessandro, Alessandro Malomo ed Amato Ciciretti, tutti finiti alla Roma. C'è poi anche Kasami preso e mai tesserato, il ragazzo si appellò alla FIFA e si liberò. E appunto Marco Faraoni. Adesso attenzione a Gonzalo Barreto, pagato tre milioni senza vedere mai la luce della prima squadra (potrebbe dare segnali di insofferenza anche lui). Il vivaio della Lazio può e deve essere diverso, nel rispetto di una storia che è stata scritta in altro modo...