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Riforme e modelli: Gravina traccia la strada per il futuro del calcio italiano

di Mauro Rossi

RASSEGNA STAMPA - Presidente uscente della FIGC ma non per questo senza idee per il futuro del calcio italiano. Non c’è spazio solo per il passato infatti nella lunga intervista di Gabriele Gravina al Corriere della Sera, ma anche per qualche augurio per quello che verrà.

Adoro il modello tedesco” spiega Gravina. “Loro sono ripartiti da zero nel verso senso della parola, tutti uniti e con lo stesso obiettivo. E adesso stanno cominciando a vederne i frutti. È una visione lungimirante che da noi non esiste. Diciamo chiaramente: in Italia della Nazionale frega solo ai tifosi. Agli altri, compresa la politica, serve solo per rivendicare, quando le cose vanno male, forme di posizionamento personali”.

Gravina poi si sofferma anche sul numero di squadre nell’area professionistica: “Se 97 società professionistiche? Assolutamente sì. Negli ultimi anni ho presentato alle componenti diverse proposte di riforma, ma fino a quando esisterà il cosiddetto ‘diritto d’intesa’, che è un vero e proprio ‘diritto di veto’, non ci potrà essere una riduzione con una conseguente riorganizzazione dei campionati. Quando parlo dell’aiuto che la politica può offrire al calcio, mi riferisco anche a questo: dare indicazioni al Coni affinché venga eliminato questo blocco nel nostro sistema di regole”.


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