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Mei (pres. Fidal): “Calcio ostaggio dei proprietari di club. Da Gravina grido d’aiuto”

di Mauro Rossi

RASSEGNA STAMPA - Va controcorrente Stefano Mei. Dalle colonne di Tuttosport  il presidente della FIDAL, Federazione Italiana di Atletica Leggera, non punta il dito contro la FIGC e Gravina ma contro la Lega Serie A: “Non ho avuto l'impressione che Gravina volesse dare al calcio un rilievo superiore rispetto agli altri sport, piuttosto mi è sembrato che il suo sia stato quasi un grido d'aiuto”. 

La verità è che i referenti principali della Federcalcio sono i club italiani, ovvero società di capitali, per di più spesso in mani straniere, che fanno investimenti importanti e che, per questo, puntano ad avere un ritorno. Perché dovrebbero avere a cuore le sorti della Nazionale?”.

Si dovrebbe trovare una quadra tra la Federazione da una parte e le società e le leghe dall'altra. Ma dubito che non siano già stati fatti tutti i tentativi del caso. Gli interessi della Nazionale e dei club, semplicemente, sono pressoché opposti: a chi spende soldi nel calcio interessa soltanto ottenere risultati, non investire sul talento italiano anziché su quello straniero. E il discorso vale allo stesso modo per le prime squadre e per i settori giovanili”.


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