Lazio, il divorzio con Sarri può costare caro: sul suo futuro pesano i conti
RASSEGNA STAMPA - Non è certo un mistero che in casa Lazio il clima tra Sarri e Lotito sia ormai teso da tempo. Il tecnico è deluso per essere stato tenuto all'oscuro del blocco del mercato nella scorsa sessione estiva e del mancato coinvolgimento in quella invernale, durante la quale non è stato consultato come rebbe voluto sui movimenti in entrata e in uscita. Negli ultimi mesi sono state numerose le frecciatine rivolte al presidente ed acuire la distanza tra i due ci ha pensato la protesta dei tifosi, definita da Mau "un atto d'amore".
Tutto lascia pensare a una separazione a fine stagione, soprattutto se dovesse sfumare l'obiettivo Coppa Italia o se il tecnico non dovesse avere le garanzie che cerca in ottica mercato. Ma chi potrebbe compiere il primo passo? Sarri ha un contratto fino al 2028 da 2,5 milioni di euro più bonus e, al contrario di quanto fatto nel 2024, non intende fare un passo indietro. Come sottolinea il Corriere della Sera, però, un eventuale esonero costerebbe caro al club, visto che l'ingaggio dell'allenatore peserebbe al lordo sulle case della società per circa 5.5 milioni all'anno. Se Mau non dovesse trovare una nuova panchina, dunque, la Lazio andrebbe a pagare ben 11 milioni a vuoto, da sommare allo stipendio del nuovo tecnico.
Tuttavia, scrive il quotidiano, anche trattenere il Comandante potrebbe causare perdite economiche. Belahyane, Dia, Ratkov, Przyborek, Mandas e Noslin sono alcuni degli investimenti che Sarri non ha valorizzato, mettendoli ai margini della rosa. Un problema serio per chi, come la Lazio, deve far registrare plusvalenza per far quadrare i conti. A giugno ci sarà un confronto e verrà delineato il futuro della panchina biancoceleste, ma la sensazione è che, stando così le cose, la proprietà dovrà guardare anche alle casse prima di prendere una decisione.