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Lazio, Guendouzi in calo: motivazioni da ritrovare

di Chiara Scatena

RASSEGNA STAMPA - Matteo Guendouzi, per tutti “Guendovunque”, è ancora in biancoceleste, ma oggi sembra un po’ diverso dal trascinatore che aveva incantato nelle prime due stagioni. Corre sempre tanto e mantiene la sua generosità, ma il rendimento non è più quello di una volta. Non gioca male, tutt’altro, ma il suo contributo è diventato più ordinario. Maurizio Sarri, che lo conosce bene e con lui ha un rapporto solido, lo ha difeso dopo la gara di San Siro: “È sempre lui, non l’ho trovato diverso da come l’avevo lasciato”. Ma sa anche che la Lazio avrebbe bisogno del miglior Guendouzi per ritrovare continuità.

Fisicamente il francese sta bene — lo confermano i dati atletici dello staff — ma qualcosa sembra essersi spento a livello di motivazioni. La scorsa estate, ricorda la Gazzetta dello Sport, aveva ammesso di aver rinunciato alla cessione solo per il ritorno di Sarri in panchina. Non è una questione di ambiente, ma di ambizione: senza coppe europee, Guendouzi sente di perdere visibilità internazionale.

Un segnale chiaro è arrivato anche dalla Francia: il ct Deschamps non lo ha più convocato, facendogli forse dire addio al sogno Mondiale. Un colpo duro per un giocatore abituato a sentirsi protagonista. Nonostante tutto, Guendouzi resta un professionista serio e consapevole di poter dare di più.

Contro l’Inter ha toccato quota 103 presenze con la Lazio, e dalla prossima partita il club biancoceleste sarà quello in cui ha giocato di più in carriera. Un motivo in più per tornare a essere “Guendovunque”. A fine stagione si tireranno le somme: difficile un addio a gennaio, mentre per altri delusi come Tavares e Dia il futuro potrebbe cambiare già nel mercato invernale.


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