Italia, Petrucci: "Da Rocchi a Gravina, passando per Malagò: vi spiego tutto"
"Il commissariamento oggi è impensabile, ma chiunque voglia guidare la FIGC deve trovare un accordo con il Governo". Inizia così l'intervista di Gianni Petrucci ai taccuini del Messaggero. L'ex presidente del CONI dal 1999 al 2013 e attuale numero uno della Federbasket si è espresso sul futuro del calcio italiano, soprattutto a livello istituzionale, evitando di entrare nella vicenda Rocchi onde evitare passi falsi: "Esprimere giudizi oggi è rischioso, puoi avere torto domani" dice saggiamente il dirigente sportivo. Una vicenda che, per quanto si sa attualmente, difficilmente potrà portare a un commissariamento della Federcalcio come avvenne nel 2006, quando lo stesso Petrucci in occasione di Calciopoli commissariò la FIGC con Guido Rossi: "I fatti accertati erano molto più gravi, adesso non sappiamo ancora di cosa stiamo parlando".
COMMISARIAMENTO - Il commissariamento resta, quindi, un'ipotesi complicata, se non irrealizzabile. Una strada non perorribile dopo le dimissioni di un Gabriele Gravina sul quale Petrucci non carica tutte le responsabilità del fallimento recente del calcio italiano: "Pensare che una sola figura possa essere il problema o la soluzione è troppo semplicistico" sottolinea, dopo aver fatto riferimento all'eliminazione dalla finale playoff contro la Bosnia: "Nel calcio si passa dal paradiso all'inferno in un attimo. Se avessimo vinto, ci sarebbe stato tutto questo caos? Nel 2006 partimmo tra le critiche, giocatori fischiati dai tifosi, che non potevano uscire dal ritiro. Poi vincemmo il mondiale". La chiave è negli accordi con il Governo. La politica, spiega l'ex numero uno dello sport italiano, delega lo Sport al CONI e poi alle varie federazioni con la consapevolezza che lo Sport stesso appartiene allo Stato. Il nuovo volto del calcio italiano dovrà trovare i propri accordi con il mondo della politica per avviare delle riforme che riguardino sì il calcio - che lo sport principale in Italia - ma anche tutti le altre attività sportive.
NUOVO PRESIDENTE FEDERALE - Nel corso della medesima intervista al Messaggero, Gianni Petrucci si esprime anche sulla figura di Malagò. Oggi candidata dalla Serie A a nuovo presidente federale e che nel 2013 succedette allo stesso Petrucci: "Giovanni ha grandi capacità manageriali, è un amico e un ottimo dirigente, ma ce ne sono anche altri. Spesso scherziamo insieme su chi ha vinto più medaglie ma un presidente non si giudica solo da quelle. I meriti sono sempre delle federazioni, che hanno portato la gloria a me, ma anche a Carraro, Pescante, Malagò e ora a Buonfiglio". Sui due candidati, però, Petrucci esprime delle perplessità procedurali. Dopo aver negato la necessità di trovare continuità federale, come invocato da Abete, o di una rivoluzione completa, come fatto da altri, si domanda: "Non capisco perché, prima di parlare con le varie componenti, chi vuole candidarsi non abbia fatto prima un passaggio al governo e un altro al Coni, che non può essere importante solo quando c'è un bisogno".
EX CALCIATORI IN FEDERAZIONE - E su un ex calciatore come presidente federale Petrucci dice: "Io proposi vice-commissario Albertini e per me ha fatto già un ottimo lavoro in Figc, è una persona capace e con esperienza, l'ultima nel settore tecnico. Gli altri sono nomi importanti (Roberto Baggio, Paolo Maldini o Alessandro Del Piero, ndr), hanno fatto la storia, ma non devono diventare solo delle mere strategie per portare acqua, anzi voti, al proprio mulino". Attenzione, però, anche allo stesso Petrucci. Il presidente della Federbasket non nega la possbilità di un ingresso nel mondo del calcio, magari quando avrà 100 anni, per fare come ha fatto Salvador Dalì: "realizzare un'ultima opera straordinaria".