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Euro 2032, gli stadi minacciano la candidatura dell'Italia. E il Flaminio...

di Christian Gugliotta

RASSEGNA STAMPA - Ormai è noto da tempo. L'Italia è stata scelta insieme alla Turchia dalla Uefa per ospitare gli Europei del 2032. Un'opportunità di avere nel nostro paese una manifestazione prestigiosa, che secondo alcuni calcoli porterebbe un indotto di poco inferiore ai 4 miliardi di euro, e un'opportunità di rinnovare delle infrastrutture ormai degradate e obsolete. Proprio gli stadi rappresentano il punto critico della candidatura italiana. A ottobre 2026 verranno scelti i cinque impianti che dovranno accogliere le gare della manifestazione e la situazione resta a dir poco complicata.

"Avete infrastrutture calcistiche tra le peggiori d'Europa. Se non saranno pronte il torneo non si giocherà da voi". Era stato chiaro il presidente Uefa Aleksandr Ceferin, che in un'intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport aveva evidenziato le criticità degli stadi italiani. È al nuovo presidente FIGC che spetterà, dunque, prendere in mano la situazione. Chi verrà eletto dovrà far sì che, entro sei mesi, cinque impianti rispettino i requisiti per ospitare Euro 2032. Allo stato attuale, solamente l'Allianz Stadium risulta in regola, mentre degli altri 12 che hanno avviato la procedura in 8 sembrano avere più possibilità.

Secondo La Rosea, si tratta del nuovo San Siro, il ristrutturato Franchi, l'Olimpico di Roma e il nuovo stadio dei giallorossi, gli impianti di Salerno, Palermo, Cagliari e Napoli. Più indietro nella corsa restano Bologna, Verona, Bari e il nuovo Flaminio voluto dalla Lazio, mentre sembra ormai fuori dai giochi la città di Genova. Entro ottobre servirà presentare un progetto ampiamente approvato, con in allegato tutte le garanzie per il finanziamento. I due stadi romani e quello di Firenze hanno già sottoposto alla Uefa un cronoprogramma, ma restano ancora molte le questioni in sospeso, tra cui spiccano le inchieste e le tensioni politiche intorno al nuovo San Siro.


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