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De Marco e il like contro la Lazio: l'editoriale di Zazzaroni

di Niccolò Di Leo

"La Lazio non si fa rispettare nelle vicende arbitrali" aveva detto l'ex sindaco Francesco Rutelli ai microfoni di Radio Laziale. Una frase forte e impattante, al punto che era stata di gradimento anche di Andrea De Marco. L'ex arbitro e membro dell'AIA incaricato dalla FIGC di curare i rapporti con i club di serie A e B, con un like sulla pagina della radio aveva palesato il proprio apprezzamento alle parole di Rutelli. Una vicenda che ha creato quello che Zazzaroni definisce un "minishock", nel suo editoriale sul Corriere dello Sport. Un minishock che si aggiunge al rebus pubblicato dal figlio di Antonio Zappi - presidente dell'AIA - sui suoi social, dopo la squalifica di 1 anno e 1 mese destinata al padre.

Insomma, piccoli episodi sa influencer che influenzano - gioco di parole voluto - anche il mondo del calcio, favorendo quei retro-pensieri che saranno impossibili da evitare, ma che quanto meno non andrebbero fomentati. Ed è proprio su questi due episodi che si è concentrato Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, nel suo editoriale pubblicato sull'edizione odierna del quotidiano. 

L'EDITORIALE DI ZAZZARONI - "Poca classe arbitrale Sabato scorso il minishock prodotto da un like attribuito all’ex arbitro De Marco (attualmente incaricato dalla federcalcio di curare i rapporti con i club di serie A e B) a una frase pronunciata alla radio da Francesco Rutelli e ripresa da un sito laziale: «La Lazio non si fa rispettare nelle vicende arbitrali». Ops. Due giorni dopo il rebus (frase: 7, 7): confezionato sul suo profilo social dal figlio del presidente dell’Aia Zappi, squalificato per 13 mesi, pure lui arbitro. Di facile soluzione: sopra, l’immagine di Marlon Brando ne Il Padrino; sotto, un riferimento a Gravina di Puglia. Uno più uno fa? Non sono in grado di stabilire se i due gioiellini appartengano effettivamente a De Marco e Zappi jr.. Mi auguro che siano bufale, ma il solo dubbio (di tanti) che non lo siano descrive in maniera chiarissima la confusione, i malumori, le dinamiche pelose e le fragilità di un intero settore che avrebbe bisogno di stabilità, consapevolezza del ruolo e serenità al proprio interno. Non di creativi". 


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