Pedro si ritira: "È stato un viaggio bellissimo. Porto la Lazio nel cuore"
L'ultima intervista di Pedro. Prima di lasciare la Lazio e di ritirarsi, lo spagnolo ha parlato ai microfoni della società biancoceleste. Di seguito le sue parole.
Come si capisce che un’esperienza sta finendo?
“Sono momenti difficili, ho parlato con tanta gente, dai compagni di squadra alla mia famiglia. È sempre dura, difficile da accettare, ma si deve fare per forza, è naturale. L’importante è finire bene e godersi fino all’ultimo minuto quest’esperienza perché poi mi mancherà tanto, dalla routine dell’allenamento ogni giorno fino ad arrivare alla partita e al ritiro con i compagni. Penso che in futuro continuerò a fare questo, sarò sempre legato al calcio, è quello che so fare. Non so se sarò un allenatore, un giornalista (ride, ndr.). Sono sicuro che comunque il mio lavoro sarà legato al calcio. A volte penso a tutto quello che ho vissuto, dalle vittorie ai momenti più negativi. Penso che ho fatto un po’ di storia del calcio e per me è stato molto importante. Quando mi ritirerò potrò analizzare tutto il mio viaggio, ma sono molto contento di com’è andato. Ho avuto la fortuna di fare un bel percorso e di vincere trofei importanti come il Mondiale, la Champions League… Sono stati dei momenti veramente felici per me, alla fine sono sicuro che guarderò tutto con più calma e vedrò ciò che ho fatto. Ogni città ha la sua gente, la sua cultura: giocare in diversi paesi diversi mi ha fatto crescere tanto e aprire la mente. Per me è stato fondamentale, anche per parlare più lingue. È una cosa che mi rimarrà per sempre. Io vengo da un’isola piccola dove c’è un altro stile di vita e poca gente, arrivare in grandi città a volte è difficile da gestire. Ma mi sono trovato sempre molto bene, sono stato aiutato tantissimo sia fuori che dentro al campo. Per questo ringrazio tutti”.
Cosa hai trovato a Londra?
“Lì tutto era diverso. Barcellona e Roma si somigliano un po’, ma Londra è stato un cambiamento incredibile. È una città molto grande con tantissima gente e diverse culture. Piove sempre, il campionato è molto fisico… I primi mesi sono stati complicati, come succede a tanti giocatori. È una cosa naturale, quando arrivi in un posto così hai bisogno di un po’ di adattamento. Ma tante persone mi hanno aiutato a inserirmi il più velocemente possibile. Devo ringraziare tutti per questo. Sono davvero contento di aver vissuto esperienze diverse in tanti paesi”.
Come hai fatto a mantenere sempre alta l’asticella?
“Ho avuto sempre questa mentalità, quella di fare le cose bene e di allenarmi al massimo per stare al 100% con compagni e allenatori. Ho sempre cercato di imparare da tutti, questo mi ha fatto crescere anche nella vita. Lo stesso ho fatto qui alla Lazio, anche se purtroppo non ho potuto ottenere i risultati e gli obiettivi che mi ero prefissato, ma alla fine sono contento. Ho imparato tantissimo da tanti calciatori, come nelle altre squadre dove ho giocato. Questo per me vale tanto. Ho lavorato moltissimo nella mia carriera, anche se ci vuole sempre un pizzico di fortuna. Ma se non ti fai trovare pronto, difficilmente ti danno un’opportunità e riesci a stare in alto per vent’anni. Alla fine giocare a questi livelli è stato un privilegio per me, è stato veramente un bel viaggio. Poi finire qua alla Lazio, una squadra con molta storia... Sono molto contento”.
Il calcio ti ha tolto del tempo?
“Sì ovviamente. Il calcio ti fa chiudere, devi stare sempre concentrato, non hai molto tempo per stare con la famiglia. Io ho anche divorziato, ho vissuto dei periodi difficili a Londra mentre i miei figli si trovavano a Barcellona. Per me è stato un peso, mi ha fatto vivere momenti negativi. Ma è la vita, bisogna accettarlo, essere forte e andare avanti. Come ogni lavoro ci sono aspetti positivi e negativi e il tempo a volte ci manca. In una carriera così lunga ho passato tutti i momenti possibili, soprattutto quelli più negativi. Però ho sempre pensato al calcio e ad andare avanti, ho affrontato ogni periodo in cui non stavo bene, ogni anno brutto e tutte le critiche che ho ricevuto. Questo fa parte del nostro lavoro e bisogna accettarlo, stando sempre preparato per andare al massimo ogni stagione.
Perché hai scelto Roma?
“È una città storica, unica, mi piace tanto. Avere la possibilità di vivere qui e giocare per la Lazio è stato meraviglioso, mi resterà nel cuore. Qui c'è una passione incredibile, mi ha dato tanta voglia di continuare e di dare il massimo. Peccato che non ho avuto la possibilità di fare qualcosa in più, ma me ne vado contento perché ho dato tutto. I primi mesi a Roma sono stati molto difficili: non potevamo uscire, dovevamo fare i tamponi per il Covid. Poi è arrivata la Lazio con Sarri, con cui ho lavorato al Chelsea. Per me è stata un’opportunità. Sono davvero felice di aver trovato questa squadra e di essere rimasto a Roma, che è storica e piace a tutti. La Lazio è arrivata nel momento giusto, mi sono sentito subito meglio, mi sono adattato più facilmente anche con i tifosi. La canzone della Carrà? Mi rimarrà per sempre, è speciale, l’ho ballata tante volte sotto la Curva con i tifosi che hanno supportato me e i miei compagni. Lì è dove si vede la famiglia, la passione che ti trasmettono qui. La cosa migliore della Lazio sono i suoi tifosi, ci sono sempre al fianco della squadra soprattutto nei momenti più difficili. Aspetto che in un futuro si possa trovare una soluzione, ora è un momento complicato e difficile da gestire mentalmente. Auguro alla società e ai tifosi di poter tornare a stare tutti insieme un giorno, solo così siamo più forti”.
Perché i tifosi della Lazio si sono riconosciuti così tanto in te?
“Non lo so, mi hanno detto tanta stima e io ho fatto sempre il mio lavoro. Magari perché ho iniziato bene qui, con i compagni, oppure per la persona che sono. Per me è stato strano, non so davvero come ringraziarli per tutto il supporto che mi hanno dato allo stadio e non solo. Ringrazio tutti. La Lazio è una squadra che porterò sempre nel mio cuore. Tante volte verrò allo stadio, in Curva o in Tribuna. E sono sicuro che presto arriverà anche un trofeo, se lo meritano”.
Il momento più significativo vissuto alla Lazio?
“Il primo derby. Sapete quello che ho vissuto là (alla Roma, ndr.): mi hanno lasciato fuori, è stato molto complicato per me. Volevo fare una bella partita per tutti, per la gente e per me stesso. Ho segnato, abbiamo vinto e festeggiato. Era una cosa personale che mi serviva, è stato il momento più significativo che ho vissuto qui, anche se ce ne sono stati tanti altri. Ricordo per esempio a Bergamo la qualificazione per la finale di Coppa Italia, l’anno in cui siamo arrivati secondi in classifica e siamo entrati in Champions League. Ma ci sono stati anche periodi più duri come contro il Bodo/Glimt in Europa League, dove abbiamo perso la possibilità di andare in finale, o proprio la finale contro l’Inter. Speravamo di vincere per dare una gioia ai tifosi dopo un anno difficile. In cinque anni abbiano vinto tante partite e vissuto tanti momenti, è difficile scegliere. A livello personale però confermo il primo derby. Ci sono tante cose che mi mancheranno: la routine che abbiamo di arrivare a Formello, aspettare i tifosi fuori, allenarsi, andare in ritiro o in trasferta, stare tutti insieme, riscaldarsi prima della partita, ballare sotto la Curva dopo una vittoria... Ma arriva un momento in cui bisogna resettare e accettare che sta finendo, anche se non è facile comunque. Il calcio è una cosa che ho sempre fatto sin da bambino, ho avuto la fortuna di giocare per tanti anni e di vivere questo bel sogno. Bisogna prenderne atto. Sono molto contento, ho fatto una bellissima carriera e ho dato tutto. Ora devo riposare, staccare, poi continuerò a stare nel mondo del calcio”.
Ti sei immaginato il dopo?
“Sì, a casa con la mia famiglia, con i miei figli. Dopo una lunga carriera, mi riposerò mentalmente e fisicamente vicino alla mia gente”.