Varsavia, la testimonianza di Nicolas: "Accusati dalla polizia senza prove"
Fonte: Andrea Centogambe - Lalaziosiamonoi.it
Venticinque, tanti sono i giorni trascorsi da quella maledetta sera del 28 novembre, quando una maxi-retata della polizia polacca portò al fermo di 149 persone. Oggi nel carcere di Bialoleka ne sono rimasti tre, Matteo, Alberto e Daniele. In questi minuti è in corso il riesame delle istanze di scarcerazione, un eventuale esito positivo consentirebbe loro di trascorrere il Natale con le proprie famiglie. Chi invece si è messo alle spalle l'inferno di Varsavia è Nicolas, un ragazzo francese (con passaporto italiano) che come tanti altri la sera del 28 novembre si stava recando alla Pepsi Arena per assistere a Legia Varsavia-Lazio. Nicolas fa parte del gruppo dei 12 ragazzi che hanno fatto ritorno a casa dopo aver patteggiato la pena (600 euro di multa, 2 anni con la condizionale e tre anni di Daspo da scontare in Polonia). Di seguito vi proponiamo la sua testimonianza rilasciata ai nostri microfoni.
Innanzitutto, come stai?
“Sto bene, il ritorno a casa ha un sapore particolare dopo quello che è successo".
Come è avvenuto il tuo arresto?
"Ero verso la fine del corteo e ho visto un po' di confusione davanti. Mentre correvo con gli altri laziali mi hanno fermato e mi hanno messo faccia a terra. Ho visto anche un poliziotto in borghese che colpiva alle spalle dei ragazzi con un manganello spagnolo, voleva farli cadere”.
Dopo l'arresto dove ti hanno portato? E cosa è successo?
“Ero in una camionetta della polizia con una decina di laziali. Ci hanno portato in questura dove prima di tutto hanno controllato i nostri documenti e ci hanno fatto svuotare le tasche. Poi per tutta la notte hanno fatto foto e hanno preso le impronte digitali”.
Come ti hanno trattato?
“Ci hanno lasciato le mani legate a un laccio di plastica per circa 2 ore. Poi ci hanno messo le manette, non potevamo parlare e ci prendevano anche in giro. I poliziotti stavano scrivendo qualcosa, poi ho capito dopo che stavano scrivendo le accuse nei nostri confronti e stavano scegliendo chi accusare, cioè tu prendi lui io lui e così via. Noi eravamo stesi per terra e i poliziotti ci guardavano mentre scrivevano”.
Sceglievano chi accusare senza una logica, a caso?
“Direi di sì perché il poliziotto che mi ha accusato al tribunale l'ho visto per la prima volta il giorno del processo e non durante l'arresto. Mentre lui diceva di averci visto lanciare delle bottiglie e che era stato lui stesso ad arrestarci”.
Poi al carcere di Bialoleka cosa è successo?
“Fortunatamente io stavo in cella con due italiani. Quando facevamo domande in inglese gridavano in polacco facendo finta di non capire. La cella era piccola, sporca, come le coperte e le lenzuola. Anche i piatti non erano puliti, e all'inizio non avevamo nemmeno la carta igienica né una saponetta. Si poteva fare una doccia calda a settimana, l'acqua della cella era freddissima. La prima doccia calda era bollente, poi sono rimasto nove giorni senza poter fare la doccia perché avevamo cambiato cella. Ci siamo aiutati tra laziali, ci siamo fatti forza l'un l'altro”.
Hai saputo degli articoli della stampa polacca che definivano i tifosi laziali viziati? Hanno scritto che dormivate un quarto d'ora in più degli altri detenuti...
“Io sinceramente dormivo, con difficoltà ma dormivo. Pero c'è chi non riusciva proprio a dormire alcune notti come uno dei miei compagni di cella. Poi il cibo era immangiabile, uno schifo. Però credo che sia così in tutte le prigioni per quanto riguarda il cibo. Anche se alcune volte sembrava di mangiare cibo per gatti e cani".
Hai mai pensato che sarebbe stato difficile uscire dal carcere? Che notizie vi arrivavano da fuori?
“Certo che l'ho pensato. Ci arrivavano le notizia dall'Ambasciata italiana, ci dicevano che a Roma stavano organizzando delle collette, manifestazioni e che la stampa stava con noi e denunciava quanto successo”.
Credi che se avessi avuto solo il passaporto francese ti avrebbero lasciato andare?
“Se al momento dell'arresto avessi tirato fuori la mia carta d'identità dicendo di esser un turista, direi proprio di sì. Però non l'ho fatto perché pensavo che mi avrebbero rilasciato al massimo 48 ore dopo, e poi non volevo lasciare i miei amici”.
So che vuoi scrivere un libro in cui parli dei fatti di Varsavia...
“Sì ho scritto ciò che è avvenuto e ho parlato delle nostre giornate noiose passate in cella. Poi vedrò se c'è la possibilità di farne diventare un libro per aiutare tutte le persone arrestate ma anche le famiglie a livello economico”.