Smoktunowicz, ex parlamentare polacco: “Nessun abuso, gli arrestati sono teppisti”
Fonte: Manuel Gavini - Lalaziosiamonoi.it
Mentre per molti dei tifosi ancora in carcere a Varsavia l’incubo continua, c’è chi dalla Polonia continua a gettare benzina sul fuoco. L’ex parlamentare polacco Robert Smoktunowicz, in Senato dal 2001 al 2007 e candidato alle prossime elezioni previste per il 2015, è intransigente con i tifosi biancoceleste che rischiano di passare il Natale lontano dal proprio Paese. Nessun abuso o ripicca: sono teppisti e come tali, secondo la legge polacca, sono stati trattati. Le parole di Smoktunowicz, riportate dall’edizione odierna de Il Tempo a firma Giorgia Baldinacci, sono inequivocabili: “In ogni Paese si deve rispettare la legge. Qui in Polonia abbiamo molti problemi con i tifosi, quindi siamo molto determinati nel combattere il fenomeno. I fatti di Varsavia sono accaduti lontano dallo stadio, per le vie della città, quando 200 tifosi della Lazio hanno cominciato risse con la polizia polacca, tirando pietre e bottiglie. Avevano i volti coperti da teppisti. Così determinata è stata pure la polizia italiana quando sono stati arrestati a Roma venti tifosi del Legia Varsavia”. Sorvolando sui dubbi circa l’ultima convinzione, Smoktunowicz continua: “Abusi di potere? Sono stati fermati circa 139 tifosi della Lazio, sono stati trovati anche in loro possesso asce, coltelli e tirapugni. Questo è teppismo, perché il codice penale polacco prevede il carcere per chi aggredisce la polizia. E vale anche il reato di adunanza sediziosa. Non sono stati discriminati gli italiani, ma la polizia è molto determinata in questi casi. So che la Lazio quest’anno è stata sanzionata due volte per razzismo, sia in Italia che dalla Uefa”. Come a dire: i vostri precedenti hanno implicitamente autorizzato le nostre forze dell'ordine. E a poco servono anche le testimonianze di coloro che hanno vissuto in cella in condizioni inaudite: “È stato lamentato che ai detenuti italiani venisse dato poco cibo, ma questa è la legge polacca – conclude –. La prigione non è un ristorante, ma sono trattati conformemente alla legge”.