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Se ne va l'ultimo dei pulcini del Prater

di Alessandro Pizzuti
Fonte: Il Messaggero / Cerracchio

Due giorni fa è morto l’ultimo dei “Pulcini”, il piccolo eroe di Vienna: Alessandro Capponi, classe 1919. E’ un’altra delle pagine della grande storia della Lazio che s’ingiallisce ma non scompare. Tutto cominciò nel luglio del ’32, quando il tecnico austriaco Karl Sturmer (allenatore della famosa Brasilazio e primo in assoluto a vincere un derby di campionato proprio il 23 ottobre di quell’anno) organizzò una leva di Under 14, novità assoluta per quell’epoca. I “microbi”, come erano chiamati, grazie a due allenamenti settimanali e a una lezione di tattica e comportamento , cominciarono a vincere in giro per l’Italia, tanto da essere invitati l’11 giugno 1933 a Vienna dal ct austriaco Meisl in persona per una partita contro il Wacker.
Bisogna tenere bene a mente il periodo storico. Perché fu appunto un avvenimento sportivo epocale. Tanti gli articoli di giornale che raccontarono della festosa partenza in treno da Termini e soprattutto del ritorno, salutato da una folla enorme di appassionati (e dalla Lazio dei grandi al completo), dopo il pareggio per 1-1 strappato davanti a 45.000 spettatori in quello che era allora un autentico tempio del calcio. Due tempi di 20 minuti, non di più: antipasto di Austria-Belgio. E “Pulcini” addirittura in vantaggio con un gol proprio di Capponi, che poi avrebbe giocato da mezzala in prima squadra. Come molti di quei ragazzini, cinque dei quali (Vettraino, Ferrarese, Ferri, Dagianti e D’Orazi) per l’indisponibilità di ben 9 titolari, furono schierati nel derby del 6 maggio 1940, vinto per 1-0 con rete di Flamini. Una storia d’altri tempi, senza quasi più testimoni. Ma quel calcio d’antan finirà per mancarci.

 


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