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Responsabilità e Futuro, Lotito: "La Lazio è ente morale, serviamo la collettività"

di Niccolò Di Leo

A margine dell'evento 'Responsabilità e Futuro', evento organizzato dalla Lazio per affrontare il tema della violenza sulle donne e della violenza di genere, è intervenuto il presidente della Lazio, Claudio Lotito. Di seguito le sue parole. 

"Sicuramente chi è a capo di una società sportiva ha grandi responsabilità e non è solo il risultato. Tutti parlano di vincere, ma sono anche il custode di sentimenti e passioni fondamentali e che vivono nel tessuto sociale. La squadra rappresenta i sentimenti di tutti e ha l’obbligo di attenzionare una serie di problemi. La Lazio l’ha sempre fatto. Voglio ricordare che la Lazio è ente morale. Noi su questa scia proseguiamo in questo cammino e percorso dove ci sentiamo responsabili di questa attività civica. Noi dobbiamo formare i giovani. Non a caso abbiamo la Lazio femminile, altre squadre arrivate anche seconde in campionato non la hanno. Vogliamo far coesistere il mondo della donna e dell’uomo. Mia moglie ha messo la panchina rossa vicino al campo di calcio, perché vogliamo questa integrazione totale. Dobbiamo formare la gente, non solo allenarne il fisico, ma anche la mente e lo spirito. Non a caso stiamo costruendo una chiesa. Noi andavamo a scuola impostati in un certo modo: con il grembiule, con il crocifisso in chiesa. Finita la scuola andavano in oratorio, sotto l’osservazione del prete. Poi a 18 anni c’era la leva militare che formava. Oggi esiste solo l’aspetto fenomenico. Tutti vogliono apparire. Chi non è presente nella comunicazione digitale non esiste. Kant faceva la differenza tra fenomeno e noumeno. Tutti dicono e pensano di poter far tutto, ma nessuno si pone in contestazione con sé stesso. Quello che conta è apparire e apparenza significa sopraffazione, essere più bravo degli altri dal punto di vista estetico, ma non sostanziale. Se uno appare esiste e non è così. Esisti se hai le condizioni per esistere. In un rapporto di coppia si verifica lo stesso. C’era il concetto del possesso. Il rapporto deve essere di rispetto, paritetico. Solo così puoi cogliere elementi diverso e fini a che punto spingersi. Nessuno vede i propri limiti. Questo lo si verifica in tutto, anche nell’attività sportiva. Sono stato tra i primi a mettere gli psicologi nel settore giovanile, perché vedevo i genitori proiettare le frustrazioni dei genitori sui figli. Non dobbiamo apparire, dobbiamo essere e l’essere é legato alla sostanza. La Lazio ha delle responsabilità, perché deve prevenire certi fenomeni e lo si fa attraverso la formazione e l’educazione. I valori dello sport sono di rispetto dell’avversario. Oggi si pensa di vincere a ogni cosa, ma non è così, il più bravi deve vincere. Il calcio è un gioco di squadra, presuppone l’aiuto verso il compagno. Tutti insieme per un obiettivo. In un quadro del genere noi vogliamo esternare i valori del gioco del calcio. Durante le Olimpiadi si fermavano le guerre perché lo sport curava l’essere umano. Dobbiamo allenare il fisico, ma anche nutrirne mente e spirito. I giocatori della Lazio maschile vedono le partite della femminile. Abbiamo creato una fusione di rapporti identità e sensibilità e diverse. Uomo e donna sono un tutt’uno insieme, seppur con caratteristiche diverse per natura. Bisogna educare le persone al rispetto dell’essere umano al di là del genere. Oggi le famiglie hanno poco tempo per i propri figli; quindi, l’educazione deve avvenire attraverso le scuole e nelle squadre sportive. Qui può assorbire questa forma mentis di rispetto delle sensibilità altrui. Nel momento in cui c’è un rapporto dev’essere paritetico. La donna subiva perché economicamente era meno premiato e non era giusto. Il rispetto dev’essere costante da una parte e dall’altra. La Lazio lo fa per questo, perché ritengo che sulla scia della storia della nostra società dobbiamo essere al servizio della collettività. Noi non ci dobbiamo girare dall’altra parte, dobbiamo essere sentinelle che trovano anche delle soluzioni. Dev’esserci un rapporto dialettico e sul rispetto. Nostro Signore disse di non fare agli altri ciò che vuoi venga fatto a te. Sono valori cristiani. Io sono uno che a 69 anni non ha mai saltato una messa, anche all’estero. In Arabia Saudita feci fare una messa in ambasciata. I valori cristiani sono quelli della società civile e dello sport. Devi essere all’insegna di questi valori. Oggi l’ammonimento permette di scongiurare, a livello legale, alcuni problemi. Attraverso questi convegni proviamo a tracciare un percorso certo per raggiungere certi obiettivi, senza questo gioco corale dello sport, della famiglia e della repressione non cambieremo mai questa situazione. C’è bisogno di sensibilità e far capire che le donne non sono un oggetto, sono un valore aggiunto, aiutano a convivere bene”.


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