PAROLA AL TIFOSO - Meno due al derby, ecco i vostri messaggi!
Fonte: Lalaziosiamonoi.it
Ancora due giorni e sarà derby. Un derby atteso, sperato, per qualcuno il contrario, ma finalmente sta per arrivare. La tensione sale ogni giorno di più e molti sarebbero disposti a tutto pur di vedere la propria squadra trionfare. Continuano ad arrivare le vostre lettere e i vostri messaggi, questi sono quelli che ci hanno inviato Claudia, Beatrice e Gianfranco. Se anche voi volete vedere pubblicato il vostro pensiero su Lalaziosiamonoi.it, scriveteci all'indirizzo e-mail redazione@lalaziosiamonoi.it.
Se voi capiste.....
quello che si prova salendo quegli scalini... l'adrenalina sale e l'ansia pure... arrivi ti guardi intorno, parli... ridi... t'accendi una sigaretta... ma il pensiero è fisso, è uno solo...
Se voi capiste la gioia nel cuore, il dolore che ti leva la fame...
Se voi capiste che significa abbracciare e baciare uno sconosciuto...
Se voi capiste che significa quella maglia ed il suo valore, e la fortuna di indossarla...
Se voi capiste sta passione, sta fede che non si spegne mai ma cresce solamente...
Se voi capiste che significa, dopo una vittoria, ricevere la telefonata di mio padre 75enne che esulta come un bambino... lui che ha passato una vita da laziale vero... e che ti ha trasmesso fin dentro lo stomaco....
... se voi capiste che domenica...
Claudia
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Il 26 sempre più vicino, le due metà del Tevere si scaldano, cominciano a nascere sfottò, si litiga, si discute, tutti in difesa della propria squadra del cuore.
Si pensa a cosa potrebbe succedere alla fine della partita: piangerò di gioia o di rabbia, tornerò a casa a notte fonda o subito dopo finita la partita, saremo i vincitori o i vinti, il centro si colorerà di Bianco Azzurro o di giallo rosso... Queste sono le domande che tutti in questi giorni si fanno, a tutte le ore del giorno e della notte, sì, la notte quando non si dorme, quando stai nel letto con gli occhi rivolti al soffitto e l’adrenalina ti scorre nelle vene, vorresti scendere proprio tu in quel rettangolo verde, vorresti che i tuoi giocatori ci mettessero almeno un quarto di rabbia e grinta che hai tu.
Siamo tutti nervosi perché abbiamo paura che la fortuna ci possa abbandonare, siamo nervosi perché in questo Derby non esistono pareggi, in questa partita o si vive o si muore, o diventiamo leggende o sprofondiamo nel baratro.
Quindi, ragazzi, forza e coraggio, stiamo scrivendo un pezzo di storia del calcio, il 26 tutta Italia si fermerà e ci starà a guardare, guarderà come due squadre della stessa città si daranno battaglia per la supremazia della capitale, e visto che questa città dal 1900 è sempre stata nostra, liberiamola sul campo da chi si è insediato perché non aveva niente di meglio da fare.
Vince sempre chi più crede, quindi crediamoci, noi la voce e voi la voglia di spaccare, non possiamo indietreggiare, non varranno scuse quella sera, i VINCITORI dobbiamo essere noi. Noi che non siamo stati mai aiutati da nessuno, noi che quello che abbiamo è nostro grazie a sudore e sacrificio, noi sempre contro tutto e tutti per difendere quell’Aquila che orgogliosamente portiamo sul petto.
Forza Grande Lazio, sventoliamo fieri la nostra bandiera,con lo sguardo rivolto verso la squadra che alzerà quella maledetta coppa, la coppa della vita.
Beatrice Pera
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Io e mio figlio di 7 anni siamo due semplici tifosi. Siamo tra quelli che sono in ansia, non mangiano, si bloccano quando gioca la nostra LAZIO. Il nostro pensiero e il nostro amore per il colore del cielo e per il volo dell'aquila sono incommensurabili. Voi giocatori, nostri idoli, avete finalmente l'occasione di fare la partita della vita, quella che noi tifosi vorremmo idealmente sempre giocare per mostrare al mondo la fierezza e l'orgoglio di essere " Laziali". Noi semplici tifosi daremmo tutto per la vittoria. Non deludete le nostre speranze, fate il possibile e l'impossibile, fate tutto questo per noi e per voi. Mia moglie spesso mi rimprovera, dice che ho trasmesso a mio figlio una malattia per il calcio chiamata "LAZIO". Trasformate, cari giocatori, questa nostra malattia in gioia e sarete ricordati per sempre, come " gli eroi del 26 maggio" ! Gli occhi di Marco e di migliaia di bambini sono su di voi, i loro respiri e il battito dei loro cuori sono fermi sulle vostre gesta, sulla vostra corsa.... fateli felici.
Roberto e Marco BALDAZZI
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Oggi sono 69 primavere per mio padre, colui al quale sento di dover dire Grazie oggi più che mai, per avermi donato la vita prima di tutto e per avermi portato poi, sin da piccolissimo, a vedere la prima squadra della capitale, la nostra Lazio, ovunque in giro per il mondo!
Oggi ho quasi 40 anni e grazie al tuo esempio sono cresciuto forte anche nella fede calcistica pure quando le cose andavano malissimo per noi! Anche quando da piccolo mi trovavo spesso a dover rispondere di questa mia fede a più persone contemporaneamente! Ma non ho mai mollato di un centimetro, mi sono sempre fatto rispettare da tutti perché la lazialità che mi hai trasmesso è una grande virtù, uno stile di vita, un ideale sano da tramandare di padre in figlio e come tu lo hai fatto con me io continuerò a farlo con i figli miei!
Per questa finale, caro papà, spero di festeggiare con te, mamma e tutta la gente laziale, allo stadio, un'altra grande vittoria come quelle indimenticabili che ci hanno accompagnato dal 1958 passando per il primo scudetto del 1973-74, quando sono nato, fino a quelle degli ultimi anni ma senza dimenticare mai gli spareggi del San Paolo dove posso dire di aver ricevuto i gradi da laziale assieme a tanti miei coetanei e non solo! Quel giorno mi venisti a prendere a scuola dove avevo appena concluso l'esame di licenza media e dopo avermi accennato brevemente una domanda tipo: com'è andato il tema? siamo schizzati via senza nemmeno avermi dato il tempo di rispondere, per andare a prendere il pullman che ci avrebbe portato alla prima partita degli spareggi in quel di Napoli contro il Taranto; il tutto senza che io ne fossi minimamente a conoscenza e senza che tu sapessi effettivamente come fosse andato il tema!
Perdemmo ma nonostante la sconfitta partimmo pure la volta successiva, consci che solo un risultato ci avrebbe tenuto vivi!
La paura era tanta ma tutto lo stadio era un tripudio di bandiere sventolanti, di sciarpe legate in più parti del corpo, di tamburi che accompagnavano i cori della gente laziale e, proprio quando cominciavamo a temere di non farcela, il lancio di Piscedda per Poli che svetta di testa anticipando il suo marcatore, ....la rete che si gonfia, .....e i trentamila cuori biancoazzurri che battevano impazziti più dei tamburi degli Eagles' Supporters! Che gioia immensa quella salvezza che fu la nostra rinascita, il nostro crogiolo dal quale uscimmo fortificati a vita!
Ecco perché oggi sarebbe bello, papà, aggiungere questo trofeo nella bacheca della nostra gloriosa società, non solo per sopraffare gli "odiati cugini", ma anche perché finalmente dopo tutti questi anni in cui tu hai portato me un pò ovunque, avrei la mia occasione di poter portare te a vedere qualcosa che potrebbe essere irripetibile in futuro! Quindi papà, oltre agli auguri per le 69 primavere, ho deciso di farti per regalo il biglietto per la finale derby dove andremo fieri ed orgogliosi così come andammo, grazie a te, quel 5 luglio 1987 a Napoli a vincere contro la nostra stessa paura di non farcela! Noi laziali possiamo.
Con infinita gratitudine e ammirazione,
tuo figlio Gianluca
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Non sono teso.
E' una finale come tante. Se vinceremo, avremo rispetto dell'avversario e non lo derideremo, se perderemo onore agli avversari che avranno sicuramente meritato; nessun insulto, nessun coro offensivo, nessuna esultanza se segneremo in fuorigioco o su rigore inesistente e se succedesse a loro l'arbitro è un umano, pazienza, può sbagliare. In fondo è la finale di una coppetta senza senso, inutile alla bacheca, per cui se la vinciamo tanto meglio, se la perdiamo che se la prendano pure e vadino in Europa League, tanto noi non abbiamo una rosa adeguata e per noi sarebbe meglio così. E non è vero che si tratta di una partita unica e si ha l'occasione di entrare nella storia perché prima di pensare alla vittoria ci deve essere la consapevolezza che è già tanto partecipare ad una finale ed è bello pensare che domenica l'unico vincitore deve essere lo sport. Dimenticavo una cosa: gli asini volano.
Gianfranco
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.. mancano pochi giorni ad un derby storico!! un appuntamento che non c'è mai stato in 113 anni di storia.. la nostra!! la speranza per me che vivo questa passione biancoceleste da lontano è di vedere, al di là del risultato sul campo, lo splendido spettacolo che, sono sicuro, la curva nord saprà dimostrare come spesso è successo in passato.
ho in mente le stupende coreografie degli anni d'oro dell'era Cragnotti (con i "bruchi" a ruota a copiare per il derby successivo) ma quella che mi rimane ancora oggi di più nel cuore è quella dell'anno della retrocessione (il sole che stava sorgendo e la scritta.. SOLO I VILI E I MEDIOCRI CONOSCONO LA SCONFITTA, NOI SIAMO GRANDI E RISORGEREMO!) perchè è stato, secondo me, tenuto conto del momento e dei dispiaceri di quel periodo il più grande gesto d'amore che una tifoseria potesse fare nei confronti della propria squadra.
Domenica ci sarà anche la possibilità di dimostrare quanto straordinaria e matura sia la nostra tifoseria per cui l'invito per tutti è quello di non farsi prendere dal nervosismo o dall'odio con la consapevolezza che, comunque vada, siamo e saremo sempre la prima, la migliore, la più bella squadra della capitale.
Voi che ne avete la possibilità, mobilitatevi in massa, vivete questa esperienza dal vivo, riempite l'olimpico di biancoceleste e fatevi trascinare dall'amore per i nostri colori... e abbiate fiducia!!
Io l'ho detto a dicembre che questa squadra per certi versi mi ricordava molto quella del 1997-1998... spero di non essermi sbagliato.
In alto i cuori... QUESTO GRANDE AMORE NON FINISCE DAVVERO!!!
Stefano da Belluno
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Accendo la radio, ne sento tanti parlare, forse troppi, e mi diventa impossibile non spegnerla. Apro i siti e leggo formazioni, curiosità, commenti. Ho la bocca secca e allora bevo un bicchier d'acqua e mi butto in poltrona a pensare senza riuscire a organizzare le idee. Riapro internet ma non so cosa spero di trovarci. E' scoppiata una guerra forse, partita rinviata. Ma no, che guerra, si gioca. Si gioca e si gioca presto, dopodomani.
Metto l'inno a tutto volume ma poi finisce e il silenzio che segue mi schiaccia come una pressa. Chiamo qualche amico e si fa finta di niente ma le parole rotolano come mele giù da un albero in collina. Mi da fastidio pure l'abbraccio di mia moglie che di solito riesce a calmarmi con un sorriso. Allora esco a fare due passi ma c'è il caos in giro, suonano i clacson e la gente è incazzata e tutto quello che ogni giorno riesco a tollerare come un bonzo, oggi rischia di far scattare una molla.
Mi strappo una pellicina ed esce sangue, rosso e acido di tensione. Mi appoggio a un muretto col dito in bocca e quel sapore amaro ma dolciastro sulla lingua. Riprendo a camminare, poi torno indietro, entro in macchina e cerco non so che nel cassettino. L'assicurazione sta per scadere. Appoggio la testa al volante come fosse una tragedia.
Il sistema dei valori è in tilt. Sottovaluta quasi tutto ora, poi ingigantisce problemi piccoli, quindi mi rende euforico per qualche breve secondo prima di trascinarmi di nuovo nell'angoscia. E' una partita, mi dico. No, non lo è, risponde il cuore. E poi martella nel petto: tu-tum, tu-tum, tu-tum. Esco scattoso dalla macchina, torno a casa trascinando i piedi. Mi siedo sul divano, chiudo gli occhi e nel silenzio finalmente lo sento rallentare. Tum, tum, tum.
Prendo tra le mani il libro che racconta la nostra storia folle e ultracentenaria. I due scudetti più pazzi e belli della storia della serie A. I più belli. Cade dal libro una cartolina ingiallita di Chinaglia. La raccolgo ed è come se la guardassi per la prima volta. Gli occhi sono oscurati dalle arcate sopraccigliari che gli fanno ombra ma lo sguardo fiero si intuisce. Ha puntato qualcosa alla sua destra che di sicuro non gli sta bene. Le braccia sono puntate sui fianchi a trasmettere il fastidio senza bisogno di parlare. La bocca è un ghigno all'ingiù. Sullo sfondo gli spalti gremiti, nessuno è seduto e inizio quasi a sentire il brusio della gente. Tu-tum, tu-tum, tu-tum. La maglia spessa è attillata sui pettorali gonfi. Forse ha già segnato ma non gli basta. Lo dicono anche quei capelli ribelli: mi avete fatto arrabbiare.
Mi basterebbe Giorgio, ecco. Leggere Giorgione tra i titolari per non dover sopportare tutto questo da solo. Lui e poi Bob tra i pali. Luciano lì in mezzo magari. Silvio insieme a loro, con Bigiarelli a posare un pallone marrone dalle cuciture grezze in mezzo al campo.
Il Generale Vaccaro annuirebbe fiero dalla tribuna, Lenzini saluterebbe i suoi tifosi, il Maestro si sistemerebbe la giacca e i capelli prima di accomodarsi in panchina.
Mi basterebbe questa poca Lazialità per stare meglio. E invece basta che una frenata con stridore di gomme entri dalla finestra per far spegnere ogni ardore e sparire le leggende da davanti ai miei occhi.
Ci sono solo io su questa poltrona. Io e tanti altri fratelli Laziali soli nelle loro case. Una fratellanza di popolo frantumata in tanti piccoli universi che nessuno oggi sa tenere insieme.
Eppure domenica staremo ancora una volta lì. Mancherà qualcuno, sì. Gabriele, Vincenzo, Goffredo e tanti tra quelli che ci hanno fatto diventare e resi fieri di essere Laziali. Per 90' minuti e forse più, saremo di nuovo un popolo. Ci stringeremo al vicino sconosciuto, gli daremo una pacca con le labbra serrate in una smorfia. Poi si udirà un fischio e quel primo boato ci renderà una cosa sola.
SP