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Marco Negri: "La Lazio deve ascoltare i tifosi. Senza ambizioni..."

di Andrea Castellano

Intervenuto ai microfoni di Radiosei, l'ex attaccante Marco Negri ha parlato della vittoria del Bologna in Europa League contro la Roma e del momento che sta vivendo la Lazio. In particolare si è soffermato sul rapporto tra società e tifosi e sul futuro di Sarri. Di seguito le sue parole.

“Con la Roma il Bologna l’ho visto da tifoso rossobblù, la città ci credeva. Il Bologna è fatta una gara da squadra matura, sfruttando tutte le occasioni e le debolezze giallorosse in difesa. Il Bologna ha retto anche psicologicamente, essere raggiunte sul 3-3- poteva avere conseguenze negative. La differenza l’ha fatta anche l’aspetto fisico. Italiano ha messo tre attaccanti freschi che hanno sfruttato la stanchezza della Roma in difesa. Negli ultimi anni il top player del Bologna è stato Sartori”.

“Fa specie vedere la Lazio non esprimersi per quello che è il suo potenziale. Il Bologna invece cresce, anche cambiando allenatore i risultati arrivano, vuol dire che la struttura funziona. Il club non può sognare, i tifosi sì. Se in una squadra come la Lazio manca quella sintonia tifosi-Lazio è un vero peccato. Io ho giocato contro la Lazio di Veron e Crespo. Dispiace ora vedere questa situazione”.

“Per un calciatore vedere il proprio club senza ambizioni non aiuta. Giocare senza ambizioni non ti fa crescere. Se c’è un clima positivo, ad esempio, anche gli acquisti giovani vengono aspettati per maturare. In un ambiente negativo invece si rischia di bruciarlo. Personalmente l’ambizione l’ho sempre vissuta personalmente, poi però vedi Lazio-Milan e capisci che giocare con i tifosi è un’altra cosa. Poi da attaccante se segni dove vai ad esultare?”. 

“Osservando da esterno la situazione, nella società della Lazio non vedo segnali di ravvedimento. C’è uno strappo difficile da ricucire perché si è andati troppo oltre. L’affetto dei tifosi c’è, il club deve riconoscere che i tifosi sono la parte vitale, il tifo resta sempre. Su Sarri esiste anche il rischio che si stanchi. Poi magari anche un giocatore che deve venire, con questa situazione ci pensa più volte. Si innesta una spirale negativa…”.


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