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Lazio, Rocchi sul derby: "Non era solo una partita. Di Canio ci diceva..."

di Christian Gugliotta

Il derby è una partita diversa da tutte le altre. Lo sa bene Tommaso Rocchi, che per nove anni ha affrontato la Roma con il biancoceleste addosso, per un periodo anche indossando la fascia da capitano. Nella lunga intervista concessa al podcast "Centrocampo", l'ex attaccante ha raccontato le stracittadine giocate con la Lazio, ricordando in particolare la prima in assoluto, vissuta al fianco di un'icona del club come Paolo Di Canio.

“Di Canio? Siamo stati insieme due anni, in camera insieme. Già dai primi mesi, essendo una squadra rifondata con tanti giocatori nuovi, ha cercato di trasmettere cosa significava indossare la maglia della Lazio. La settimana del derby era vissuta con 5mila persona all’allenamento. Ci diceva tante cose che ci hanno portato a essere molto carichi e a sapere a cosa andavamo incontro. La sera prima ero in camera con lui e abbiamo visto insieme Bravehearth e Ogni maledetta domenica. Alle 2 mezza volevo mettermi a letto e lui mi disse ‘Non puoi dormire, devi immaginare la gara’. Poi la partita è andata bene, soprattutto perché giocavamo contro una grandissima Roma e la Lazio non vinceva il derby da qualche anno. Si è vista in campo una squadra che aveva il furore dentro. Fare anche gol, io che stavo lì da quattro mesi, e vedere la curva esultare, erano cose che non avevo mai provato”.

Rocchi ha poi aggiunto: “Più derby passavano e più sentivo che non era solo una partita di calcio per noi in campo, ma era una partita che portava dalla tua parte la gente. Non era un risultato fine a sé stesso, dovevi dare qualcosa per la gente. Il derby non è come le altre partite, perché muove tanto intorno. È una responsabilità. Su 19 derby, forse uno ho giocato così così, per il resto ho sempre giocato bene. Perché era una partita diversa e dovevo dare qualcosa in più”.


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