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Lazio, Pipolo: "I rigori parati da Motta? Vi spiego cosa c'è dietro..."

di Niccolò Di Leo

Dopo aver parlato ai nostri microfoni, mister Pietro Pipolo è intervenuto anche a quelli di Radio Laziale per raccontare la crescita di Edoardo Motta fin dalle giovanili della Juve, dove lo ha allenato come preparatore dei portieri. 

MOTTA ALLA JUVE - "I tempi di maturazione dei ragazzi sono diversi per tutti. Bisogna tenerne conto. Fortunatamente Motta non si è perso. Non è stato formato dalla Juve, ma ci sono altre società che ci hanno intravisto qualcosa. Quando sono arrivato io non era pronto inizialmente. Da gennaio in poi ha una crescita importante e inizia a trovare spazio. Poi però il campionato si ferma per il Covid. Quello che ho visto in Motta è un ragazzo che aveva una passione enorme per il ruolo, per il calcio e una grande resilienza. Non ha mai smesso di lavorare e voler stare a quel livello, anche se trovava poco spazio. Era tardivo da un punto di vista condizionale e coordinativo anche per la sua struttura. La Juve in quel momento gli ha dato la possibilità di crearsi un percorso alternativo, mandando alla Pro Vercelli e alla Reggiana. Aveva bisogno di fare queste esperienze e giocare". 

MOTTA E I RIGORI "Quando si arriva ai rigori si definisce sempre una lotteria, io non sono d'accordo. Il calcio di rigore va preparato come un piazzato. Noi preparatori dei portieri abbiamo talmente tante informazioni e storico di chi batte i rigori che è un gesto tecnico che può essere preparato. Alla Lazio ci sono due eccellenze come Nenci e Viotti che sicuramente avranno preparato quei tiri dal dischetto con strategie e individuazione del lato di calcio. Poi c'è l'istinto del ragazzo". 

LA RESILIENZA DI MOTTA"Quello che mi è piaciuto della partita di Motta è la resilienza. Lui non fa una partita perfetta, commette alcuni errori, ma rimane e cresce nella partita. Il coronamento si ha con la parata su Scamacca e sui rigori. Sa cancellare quello che è successo nella partita ed essere performante. I preparatori dei portieri incidono molto e continuo a fare i complimenti e chi lo sta allenando. La forza di riuscire a gestire il momento di difficoltà è una caratteristica che hanno i grandissimi atleti. Senza quella capacità lì è difficile. Un portiere può giocare dieci partite nella stessa. Saper convivere con i vari momento è fondamentale, altrimenti a quei livelli non ci puoi stare". 

IL LAVORO "Il tipo di lavoratore che è lui mi fa ben sperare per il futuro. Deve alimentarsi del momento positivo, ma se gli posso dare un consiglio è di continuare a lavorare. Non deve esaltarsi e non deve deprimersi. L'equilibrio è una dote fondamentale per i portieri. Conoscendolo so quanto continuerà a lavorare. Se sei a quei livelli significa che hai le qualità per starci, per confermarti a quei livelli devi lavorare".  

L'EDUCAZIONE DI MOTTA "La famiglia nella formazione di un ragazzo incide e la sua sicuramente lo ha aiutato. Motta è maturato anche grazie alle delusioni che ha dovuto affrontare, lo hanno formato a livello caratteriale. Lui è innamorato di quello che fa, ed è innamorato della bella del calcio, del fare il portiere. Questa è una dote che lo porterà ad andare oltre il suo lavoro. L'altra sera era emozionato per quello che ha fatto, ma era un'emozione sana. Anche l'esultanza è stata moderata, senza isterismi". 

I MIGLIORAMENTI DI MOTTA "Tecnicamente non lo giudico perché lavorando bene può migliorare in tutto. Quello che mi ha stupito è la presenza in porta. La sua freddezza è di un portiere che giocava alla Lazio da tempo. La sua personalità, forse mista anche a incoscienza, non me l'aspettavo. Dal punto di vista tecnico è seguito da due grandi professionisti. Non mi soffermerei sul gioco con i piedi. Per essere un 2005 ha le doti per stare a quel livello. Questa è la cosa principale". 


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