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Lazio, Parolo: "Non sarei rimasto come dirigente. Su Immobile dico..."

di Tommaso Marsili
Fonte: Twitch.tv

Marco Parolo è da poco entrato nella squadra di DAZN come commentatore, dopo aver appeso gli scarpini al chiodo alla fine della passata stagione. Negli ultimi anni della sua carriera è stato un pilastro della Lazio vincendo anche dei trofei. Nel pomeriggio l'ex centrocampista ha partecipato a una live su Twitch con la pagina 'Che Fatica La Vita Da Bomber' in cui si è raccontato: "Quando smetti vedi le cose da un punto di vista differente, per esempio ora allo stadio c'è molta più adrenalina con luci, musica, ecc... Quando smetti, se decidi tu di smettere non rosichi. Alla fine ho smesso da poco, 4 mesi". 

SOCIAL - "Sto imparando a conoscere questo mondo. Fare le storie spensierate è carino, curare i dettagli è troppo impegnativo in questo ambito. A me piace essere uno naturale, ma nel calcio è più faticoso. Ora che ho smesso mi sento più libero. Rimpianti? Ho deciso di non usarli durante la carriera, soprattutto perché lo spogliatoio è un ambiente riservato. Ricordo una Story dopo un derby vinto e dietro c'era Luca Crecco completamente nudo. Se non hai account ti perdi molte cose che succedono nel mondo, però non volevo far vedere tanto i cavoli miei. Ho deciso di rendere l'account ufficiale con il post di saluto dopo l'addio con la Lazio. Oramai se fai una dichiarazione lì è considerata, da altre parti non più". 

GOL IN CHAMPIONS - "Sono tra i più anziani ad aver segnato nella competizione, insieme a Giggs e Maldini. 4 partite, 2 gol in Champions: media incredibile. Ci ho sperato fino alla fine e contro il Bayern ce l'ho fatta. Sapevo Pereira battesse sempre così le punizioni. Ho esultato dicendo: "Sono il capocannoniere di Champions", ma ormai la partita era andata". 

POKER AL PESCARA - "Col Pescara è stata una giornata incredibile, avrei potuto fare anche il quinto gol. Sono l'unico centrocampista puro ad aver segnato 4 gol in una partita in Serie A".

FANTACALCIO - "Una volta fuori da Formello uno venne tutto arrabbiato perché mi aveva comprato e non stavo rendendo al meglio, io gli ho chiesto se me lo pagasse lui lo stipendio". 

LAZIO PRE COVID - "Prima del Covid avevamo le possibilità per vincere lo Scudetto, ma non lo avremmo fatto. Serviva la mentalità giusta per vincere, reggere la pressione".

FASCIA DA CAPITANO - "Indossare la fascia da capitano con la Lazio è stato bello. Donadoni, quando andai via da Parma, mi disse che lo avrei fatto. Ho vinto anche dei trofei con la fascia, poi la coppa la alzava Lulic. Il capitano non è tanto verso la piazza, quanto per lo spogliatoio e devi essere sempre d'esempio. Negli ultimi anni giocavo meno, ma in allenamento non potevo mai sgarrare. Quando ho smesso mi sono reso conto che avevo dato tutto. La scelta di smettere è arrivata perché con la Lazio si era chiuso un cerchio e mi scocciava andare da un'altra parte, anche se comunque avevo cercato un progetto interessante". 

NAZIONALE - "A Euro2016 siamo usciti ai rigori con la Germania e ho rosicato tantissimo da giocatore. Quest'anno abbiamo vinto ai rigori, ero felice, ma è rimasto il rammarico di non aver raggiunto il traguardo per questa cosa. Io lo tirai, fui il terzo a oltranza. Si ricordano tutti di Zaza, ma Simone li ha sempre tirati così e in allenamento li ha sempre segnati". 

RAPPORTO CON GLI EX COMPAGNI - "Mi è dispiaciuto lasciare la Lazio senza salutare i tifosi, però ho ricevuto un grande affetto quando sono tornato per DAZN nel derby ed è stato bello perché spontaneo. L'abbraccio con Leiva è stato frainteso, con lui ho sempre avuto un rapporto professionale. In quell'occasione era la prima volta che rivedevo i miei compagni e forse in quel caso è stato un segno di riconoscenza. Io ho percepito questo a livello umano, tutto spontaneo e quindi ancor più bello. Acerbi è molto diretto, è capace di farti ragionare su molti aspetti. Alle cene di squadra con il presidente, cercavamo di convincerlo a pagare il conto. Una volta facemmo uno scherzo a un giovane appena arrivato durante una cena: voleva fare il grosso, gli abbiamo fatto arrivare un conto esorbitante ed è sbiancato".

VITA DA DIRIGENTE - "Non ho avuto l'opportunità di entrare nella dirigenza della Lazio, ma non avrei voluto perché c'era troppa vicinanza con i giocatori. Non sarebbe stato facile: avevamo fatto le battaglie insieme e poi sarei stato dall'altra parte della barricata. Per me è un ruolo che va ricoperto dopo 5/6 anni dallo stop. La Lazio mi ha formato, anche se avevo già una maturità calcistica. Roma è una piazza che si fa sentire". 

IMMOBILE - "Chi lo critica in Nazionale non ha nulla da fare, è impossibile da criticare. C'è chi dice che non sa giocare a calcio, ma basterebbe leggere i suoi numeri per capire che non è così. Segna anche in partitella, è incredibile. Con lui ho un bellissimo rapporto, siamo stati compagni di stanza per anni (prima stavo con Mauri) e ci siamo trovati". 


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