Lazio, Montesano: “Sarri non ha colpe, ma avrei fatto scelte diverse"
Intervistato dalla redazione di Soccermagazine, il noto attore romano nonché tifoso della Lazio Enrico Montesano ha parlato della situazione attuale della Lazio di Sarri e del momento che sta vivendo il campionato italiano e la Nazionale. Di seguito le sue parole.
“Un altro allenatore al posto di Sarri? Potrei farlo io! E mi divertirei moltissimo. La cosa difficile è gestire 22-23 giovanotti che a volte sono un po’ viziati. Sono un po’ come gli artisti viziati, che vivono in un mondo loro, distaccato dalla realtà. Io in epoca non sospetta dissi che Sarri era come un grande chef, che aveva bisogno di materie prime di grande qualità. Quindi, non avendole il piatto soffre. A noi servirebbe più una brava cuoca come la Sora Lella che con quello che le dai riesce comunque a fare un piatto intelligente, la cucina “povera”. Riconosco che Sarri è un buon allenatore, però non avendo io il polso della situazione quotidiana e settimanale a volte non capisco certe cose. Nella Lazio io avrei già fatto qualche scelta leggermente diversa, ma non è colpa di Sarri comunque”.
“In panchina non saprei chi mettere. C’è un Maestrelli-bis oggi? Un ritorno di Simone Inzaghi? Simone tornerebbe per guadagnare un decimo di quello che guadagna ora? È questo il punto dolens, che condiziona negativamente tutta la società, non solo italiana, ma del mondo: l’avidità. Comandano solo il danaro e il guadagno. Noi siamo rimasti indietro, siamo dei sognatori, siamo degli illusi. Ancora pensiamo alla Lazio di Chinaglia, “senza scritte sulla maglia” come dissi in una mia poesiola. È finito quel calcio”.
“I derby con Proietti? Non sono mai andato allo stadio con Gigi, in realtà non sapevo che fosse della Roma. Io mi sono scontrato nei derby con il mio amico Lando Fiorini, quando facevamo il teatro insieme, al Puff. Facemmo una scommessa e fortunatamente mi andò bene. Chi avesse perso avrebbe dovuto fare tre volte il giro della statua di Garibaldi al Gianicolo, in mutande. E toccò a Lando, porello! Perché la Lazio quella volta vinse”.
“Quale giocatore invidio oggi alla Roma? In questo momento il centravanti, Malen. Prima avrei potuto invidiare il “Principe” Giannini o Falcão. Come si fa a non invidiare Falcão? Una volta ci ho anche giocato insieme, mi ha fatto fare un goal. Nella Nazionale degli attori una volta giocammo contro i giornalisti a Bari, in uno stadio bellissimo, e lui mi disse come dovevo fare perché la prima volta calciai al volo e la mandai fuori, poi lui mi disse: “Guarda, Enrico. Io ti vedo: tu falla rimbalzare”. Io ho fatto come mi disse Paulo Roberto, l’ho fatta rimbalzare, l’ho presa bene di collo e feci un goal, grazie ad un grande campione della Roma. Però io ho sempre scherzato anche con Bruno Conti, era simpatico. Poi lui è stato un campione del mondo, non ce lo dimentichiamo. E questo è un punto dolente in questi giorni, perché all’epoca eravamo campioni del mondo…”.
“Chi vince lo scudetto l’anno prossimo? Dipende dal denaro. Qui ha ragione Sarri. A meno che uno non abbia 100 milioni da spendere sul mercato… Il Milan quanto avrà da spendere? La Juventus, il Napoli? Sono queste le squadre che hanno maggiori risorse, no? Non ho la palla di vetro, ma spero sempre che esca fuori una sorpresa. Prendiamo ad esempio il Como, che è l’unica squadra “straniera” che gioca in Italia. Mi piace come gioca, mi diverte molto vedere il Como, è bellissima come squadra, ma non c’è un italiano. Il presidente è indonesiano, esce da un libro di Salgari. Per carità, sono bravissimi, hanno molte risorse economiche, Como è una città bellissima sul lago, è una vecchia società di grande tradizione, però veramente sembra la prima squadra straniera in Italia. Dipende dalle risorse e questo non mi piace molto, è un calcio un po’ drogato”.
“La Nazionale? Adesso se la prendono con questi “miliardari tatuati”, come chiamano i calciatori da quando l’Italia è stata eliminata con la Bosnia. A me sembra anche eccessivo sulla rete tutto questo sarcasmo sulla Nazionale italiana. Sì, vabbè, è inferiore ad altre, però c’è anche da dire che se Moise Kean avesse messo dentro quel pallone saremmo stati 2-0. Se Dimarco, che generalmente quelle cose non le sbaglia, avesse messo dentro quel pallone, allora sarebbero diventati undici campioni e tutta la massa li avrebbe inneggiati. Adesso tutta la massa fa della facile ironia, che io non voglio fare. Non voglio salvare gli undici, però è sempre la Nazionale italiana, insomma, non è che volevano perdere. Casomai gli errori sono stati fatti prima. Perché abbiamo perso due volte con la Norvegia, seccamente? È lì che siamo arrivati impreparati. Rino ci ha messo tutto il cuore, da uomo generoso, che doveva fare di più? Però il difetto è a monte: perché i ragazzi italiani non devono giocare in Serie B o in Serie A e fanno la panchina? Io quando sento del possibile mercato della Lazio non sento mai un nome italiano. “Ah, forse prendiamo quello dal Borussia, forse prendiamo quello dalla Slovacchia, c’è quel ragazzo polacco, quel ragazzo inglese”. Ma un ragazzo di Potenza o di Bisceglie ci sta?”.
“A me piaceva il calcio di Maestrelli, che era un po’ come quello di Inzaghi, che era anche un po’ come quello del Como di adesso, che gioca in scioltezza. Senza passaggetti, se no diventa come gli schemi del basket e diventa un po’ ripetitivo. La fantasia poi dove va a finire? Abbiamo per caso un Pelè, un Maradona, un Di Stefano? Ma io mi ricordo anche l’Olanda, Neeskens, Cruijff… quell’Olanda lì era divertente, allora lì capivi perché serviva un campo così grande perché c’erano i lanci, si correva. Era più divertente vedere una partita, adesso molto spesso le partite sono noiose”.