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Lazio, Martini: "Il momento è complicato. I tifosi devono..."

di Niccolò Di Leo

Luigi Martini, terzino della Banda Maestrelli e vincitore del Primo Scudetto della Lazio, è intervenuto ai microfoni di Radiosei per ricordare il suo calcio, quello degli anni Settanta, paragonandolo a quello attuale, prima di concentrarsi sul momento della squadra di Sarri. 

LA LAZIO DEL '74 - "Il Poeta è un soprannome che mi ha dato Oddi. Mi piace scrivere grazie al professore di italiano che era scarso a giocare. però io portavo il pallone e lui giocava sempre… Mi dicevano “visto che non sai scrivere, scrivi ciò che pensi. Noi del 1974 eravamo una squadra fatta di uomini liberi, anche troppo perché un po’ di disciplina ci vuole. Noi facevamo errori, ma da uomini liberi eravamo affascinanti. Noi da uomini liberi avevamo messo al primo posto i tifosi perché con loro potevamo vincere ovunque”.

CALCIO DEGLI ANNI '70 E IL CALCIO DI OGGI - “Il calcio è dei tifosi, bisogna che lo capiamo tutti. Tornando al 1974, chi sdrammatizzava per dare un po’ di equilibrio era in primis Pulici. Anche Wilson lavorava in tal senso, ma se vedeva che se lo imponeva. Gli Anni Settanta? Sentivo che qualcosa stava cambiando e lo ritenevo pericoloso per la gioventù di allora. Ritenevo inutile fare i saluti romani. Ero contro ogni forma di violenza, fisica e verbale. Penso a Giorgio che la sentiva. Chinaglia disse che votava Almirante e all’epoca le BR cercavano chi faceva queste dichiarazioni. Noi di politica nello spogliatoio parlavamo più di quanto si possa pensare. Oggi i calciatori farebbero bene ad acculturarsi perché abbiamo una guerra alle porte. Noi li vediamo nei film, sono seriamente preoccupato dalle provocazioni russe e dalle risposte USA con la cattura di Maduro. Viviamo un momento particolare, si stanno armando tutti in Europa”.

IL MOMENTO DELLA LAZIO - “Il momento Lazio è molto complicato. La società mi sembra abbia i maggiori problemi. I tifosi devono restare attaccati ai calciatori e al tecnico". 


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