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Lazio, Gala: "I tifosi sentono l'energia della mia 'Freed from desire', che bello ascoltare il coro negli stadi"

di Daniele Rocca
Fonte: Lalaziosiamonoi.it

Nata a Milano, cresciuta a New York, ora a Parigi. Lei è Gala, protagonista della scena dance dalla metà degli anni '90. È diventata famosa sin da subito grazie alla canzone "Freed From Desire", pubblicata nel 1996, successo della musica pop internazionale che sta vivendo una seconda giovinezza. Merito dei tifosi di tutto il mondo, che la hanno adattata a coro da stadio, non ultima la Curva Nord della Lazio. Intervenuta durante la trasmissione #mistaisulcalcio, in onda su Radio Incontro Olympia, la cantante ha raccontato la sua storia partendo proprio dal suo brano più celebre: “La canzone è utilizzata non solo nel calcio, in Italia ad esempio c’è la Lazio, ma viene suonata in molti eventi sportivi, come boxe, cricket, hockey. Qualche giorno fa, prima del virus, camminavo per Parigi e sentivo che anche gli studenti utilizzare questa canzone nelle loro manifestazioni anti establishment. È un pubblico molto vasto - ammette orgogliosa Gala - che ha colto questo messaggio, che sia una canzone che ispiri a lottare, dà molta energia. Sport e musica sembrano due cose molto diverse, ma in realtà sono simili in un aspetto: annullano la diversità tra le persone”.

FREED FROM DESIRE - “Mi piace anche il fatto che non sia un’operazione commerciale, non è un progetto spinto, è un qualcosa che rinasce dalla gente e dalle persone. Nel momento in cui ho scritto questa canzone avevo una determinata intenzione: quella di raggiungere tutti, volevo raggiungere ogni essere umano sulla Terra con il mio messaggio. Che si ispira a una poesia buddista ed è un concetto che era presente anche nel lavoro di Seneca, ovvero: “Povero non è chi ha poco, ma chi vuole di più”. Sapersi accontentare di ciò che si ha e non volere di più, “more and more” appunto”. 

IL RAPPORTO CON IL CALCIO - “La gente si sintonizza sull’energia delle cose, e l’energia di questa canzone serviva per superare un ostacolo. Una volta, quando ero in Italia, mi trovai in un bar dove c’era un signore anziano che sentendo la canzone disse: “Non capisco le parole, ma sento che dice qualcosa di importante”. Le parole hanno un’importanza fondamentale. Poi se vengano utilizzate per spingere un calciatore a fare meglio, ben venga, o che venga utilizzato durante una manifestazione, non importa, è il messaggio che è comune”.

EMERGENZA CORONAVIRUS - “Dopo 30 anni negli Stati Uniti, ora vivo in Francia, ma ho seguito benissimo quanto successo in Italia. Sono molto fiera degli italiani, perché l’hanno dovuta affrontare prima di chiunque altro in Europa. Si sono trovati di fronte a problemi che nessuno aveva: adesso gli altri dovrebbero prendere esempio da noi. Negli Stati Uniti il virus sta arrivando alla stessa velocità, sono contenta che a New York l’emergenza la stia affrontando in un modo diverso rispetto a Trump”.


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