L'ex Lazio Bellè: "Mi avevano dato tre mesi di vita. Zeman? Un maestro"
Fonte: Lalaziosiamonoi.it
Stefano Bellè sarà per sempre grato al calcio. "Sono tornato in campo a 44 anni. Nel febbraio 2020 giocavo con il Piazzano in Prima Categoria. Mi divertivo, segnavo tanto. Come quella maledetta domenica in cui ho realizzato una doppietta. Ho iniziato a stare male subito dopo la partita. Per mesi ho fatto visite, esami ed accertamenti fino alla diagnosi: tumore al pancreas".
Da quasi sei anni, l’ex esterno sinistro classe 1976, cresciuto nel settore giovanile della Lazio, sta giocando la partita più importante della sua carriera, ha spiegato nell'intervista a La Gazzetta dello Sport: "Dopo oltre 200 presenze tra Serie B e C, non mi aspettavo di dover affrontare anche questa battaglia. Sto vincendo 3-2 e manca un quarto d’ora alla fine, l’incubo è passato. Ho sopportato cicli terribili di chemioterapia, poi mi hanno operato. Sono arrivato a pesare 45 chili, i dottori mi avevano dato tre mesi di vita".
Con la Primavera biancoceleste nel 1995 ha vinto il campionato insieme a Nesta e Di Vaio. Nella stagione successiva, Zeman lo ha voluto in prima squadra: "Un maestro, se oggi alleno è grazie a lui. Ho avuto la fortuna di trovarmi in un gruppo di campioni: Marchegiani, Protti, Nedved, Beppe Signori. Il legame con Protti? Ci unisce lo stesso dolore, siamo costantemente in contatto. Lui è nella fase più acuta, provo a dargli forza come gli ex compagni hanno fatto con me quando rischiavo di morire”.
Ripercorrendo la sua carriera, sono tanti gli episodi che lo legano a Zeman, suo allenatore quando vestiva la maglia biancoceleste: “Mi ha mandato in panchina in un Lazio-Cagliari del ’96. Finì 2-1 per noi, in gol Nedved e Signori. Gli allenamenti con il mister erano estenuanti: gradoni, lunghe corse. Ho visto compagni arrendersi e dare di stomaco per la fatica”.