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Italia, Pochesci: "Kean un gioiellino. Esultanza? Così carichi gli avversari"

di Simone Locusta

Intervistato da Radio TuttoNapoli, l'allenatore Sandro Pochesci ha parlato della vittoria contro l'Irlanda del Nord, della polemica sull'esultanza post Galles - Bosnia e della sfida di martedì sera fra Bosnia e Italia. Di seguito le sue parole.

ITALIA - "Deve fare qualcosa in più, soprattutto prima di arrivare ai rigori. Ho visto bene i blocchi difesa, centrocampo e attacco, ma mancavano i collegamenti. Non possiamo aspettare che i difensori come Mancini o Calafiori impostino quando abbiamo centrocampisti e trequartisti per farlo. Non capisco perché giocare a cinque dietro quando dobbiamo vincere. Bastava un collegamento tra centrocampo e attacco: le occasioni sono nate da errori loro. L'unico che ha preso iniziativa è stato Politano. Mi aspettavo di più da Di Marco, in nazionale lo vedo frenato. Barella così così, Tonali bene anche per il gol, ma da questo centrocampo serve più qualità e inserimento. Le mezzali devono accompagnare gli attaccanti, altrimenti restano isolati".

CHI HA CONVINTO - "In difesa abbiamo visto un'Italia più pulita. Kean è il nostro gioiellino: ha fatto cose eccellenti. Deve però essere più freddo, perché corre tanto a vuoto e sotto porta può fare meglio. Il gol più difficile lo ha fatto: il gol nasce dal controllo, e lui ha fatto un controllo orientato straordinario. Quello lo fanno i grandi campioni. Se diventa più lucido può essere il centravanti più forte d'Europa nei prossimi anni".

ESULTANZA DOPO GALLES - BOSNIA"Nel calcio c'è un detto: non sputare in cielo che ti cade addosso. A me quell'esultanza ha dato fastidio a livello scaramantico. Così carichi gli avversari. Io usavo queste cose per motivare la mia squadra. L'allenatore avversario userà quel video per caricare i suoi. È stata una caduta di stile: certe cose si fanno nello spogliatoio. Nel calcio nessuno può dire oggi vinco. Dobbiamo restare umili e concentrati".

LA PARTITA IN BOSNIA - "Sarà una finalissima, come Macedonia o Svezia. Non siamo abituati a questi spareggi. È una questione mentale: la palla pesa. Se guardiamo i valori siamo superiori, ma conta come ci arriviamo mentalmente. Servono coraggio e spregiudicatezza. In trasferta è più difficile anche per dettagli come il campo. Io sono convinto al 100% che andremo al Mondiale, ma dobbiamo dimostrarlo".


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