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Italia, Baldini: "Il calcio è in mano a dirigenti che pensano ai propri interessi"

di Christian Gugliotta

Per la prima volta dopo l'esclusione dal Mondiale l'Italia torna in ritiro. Il 3 e il 7 giugno, gli azzurri affronteranno due amichevoli contro Lussemburgo e Grecia, ma a scendere in campo saranno per lo più ragazzi reclutati dalla Nazionale Under 21. Dall'Aula Magna di Coverciano, il ct ad interim Silvio Baldini ha risposto alle domande dei giornalisti in conferenza stampa.

LE CONVOCAZIONI E IL RUOLO DI CT - "Penso che per allenare la Nazionale Italiana ci voglia un certo curriculum. E io non ce l'ho. Oggi la maggior parte dei tifosi fa il tifo perché vede un cambiamento, ma io non faccio il pavone. lo ho la possibilità di fare l'Europeo Under 21 e magari vincerlo, le Olimpiadi e magari vincerle. A quel punto avrei speranza. lo credo nel merito, non nei colpi di fortuna. lo oggi sono qua perché Gattuso si è dimesso, non l'avessero fatto io non sarei qua. lo ho rispetto di tutto e tutti, ogni volta che sono stata coinvolto nelle discussioni ho sempre sentito affetto. A volte vedo squadre di Serie A che mettono in panchina i tecnici della Primavera... Non lo condivido, appprofittare delle disgrazie per entrare in gioco. Farò queste due partite che spero siano di aiuto, chi arriverà deve sapere anche quale è il lavoro dell'Under 21. Ho convocato il mio gruppo e due giocatori di livello come Donnarumma e Pio Esposito perché anche in funzione delle Olimpiadi vedo la possibilità di avere questi giocatori. Loro due rientrano in questa possibilità".

DONNARUMMA - "È stato l'unico a contattarmi dandomi disponibilità e a me non è parso il vero. Il messaggio è chiaro: il calcio italiano vuole vedere un cambiamento. Più di così cosa si poteva fare. Sono veramente convinto che i ragazzi faranno benissimo. Con l'Under 21 abbiamo visto che il gruppo è coeso e ha margini di miglioramento. In più c'è l'aggiunta di due grandi giocatori come Donnarumma e Pio Esposito. Non sono rimasto deluso dal fatto che nessun altro mi abbia contatto. La ferita dopo la Bosnia è ancora troppo grande. Anche se mi avessero chiamato non avrei cambiato le convocazioni, anche nell'ottica del mio lavoro futuro. A volte è meglio starsene a riposo e non partecipare".

LA SITUAZIONE DEL CALCIO ITALIANO - "Il calcio italiano è in mano a dei dirigenti che pensano ai propri interessi e non alla crescita del gioco del calcio. Si punta a fare mercato con giocatori anziani e non coi giovani perché questo aiuta a fare i propri interessi. Non mi devo nascondere, sono cose che ho sempre detto. Alcune persone le chiamo 'lestofanti"', e spesso questi hanno in mano le redini di questo gioco. Finché non avremo dirienti seri sarà un problema. L'unico modo per fare esperienza è scendere in campo: se un calciatore gioca poco, il suo potenziale resta bloccato. Il vero nodo cruciale non sono le Nazionali giovanili, che anzi ottengono ottimi risultati, ma la transizione verso la Nazionale maggiore. Il problema non dipende dalla Federazione, bensì dalle scelte dei club. Che senso ha tesserare un giocatore di 39 anni anziché valorizzare un giovane del proprio vivaio? Finché i club italiani non saranno guidati da dirigenze lungimiranti e serie, la situazione non cambierà. Questo approccio influisce direttamente anche sul ritmo di gioco, che in Italia è troppo lento. I giovani portano con sé dinamismo, velocità ed entusiasmo; i calciatori più esperti, al contrario, tendono a gestire le energie e ad aggredire meno l'avversario (basti guardare a modelli europei come il PSG o l'Aston Villa). A parole si parla di rinnovamento, ma nei fatti si preferisce ancora un calcio fatto di linee strette e densità difensiva, utile solo a tirare il fiato. È una tattica che può bastare contro avversari mediocri, ma che mostra tutti i suoi limiti non appena il livello della competizione si alza".

LE AMICHEVOLI E IL GRUPPO - "Questi due match sono una grandissima fonte d'orgoglio. Quando si indossa la maglia della Nazionale non esistono amichevoli: ci si confronta con interi Paesi e, anche se non ci sono punti in palio, si gioca sempre per l'onore. L'orgoglio non deve mai venire meno. Per quanto mi riguarda, trovarmi qui oggi è un premio tanto inaspettato quanto frutto del destino, che ha fatto incastrare le cose in questo modo. La forza di questo gruppo sta nella sua incredibile coesione: i ragazzi amano stare insieme, si divertono, scherzano e nessuno tende a isolarsi. C'è una socialità fortissima, tanto che alcuni calciatori mi hanno confessato che firmerebbero subito per poter vivere nei propri club le stesse emozioni che provano qui in Under 21. Un esempio lampante di questo legame è Camarda, che è venuto in ritiro prima della sfida con la Macedonia del Nord pur essendo infortunato, spinto solo dal desiderio di stare con i compagni. Avrebbe voluto fare lo stesso anche Mané, ma il Borussia Dortmund non ha concesso il via libera. Tutto questo dimostra che il gruppo è sano e che i ragazzi sono pronti a farsi guidare. Davanti a un capitale umano del genere non possiamo permetterci di sbagliare, perché questi giovani rappresentano il nostro futuro".

SUL PROSSIMO CT - "Se dovessi scegliere, punterei su allenatori con un curriculum solido. È inutile fare nomi irraggiungibili come Guardiola o Fàbregas; in Italia abbiamo tantissimi tecnici preparati, e quelli di cui si sente parlare sono assolutamente in grado di dare un'identità forte alla squadra. Per quanto mi riguarda, spero che chiunque arrivi mi veda come una risorsa utile e non come un ostacolo".


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