ESCLUSIVA RADIOSEI - Il futuro di Reja, (il) secondo Viviani: "Non ci ho parlato, ma vorrà capire gli obiettivi della società prima di decidere.. Gli ho suggerito io Lopez"
Fonte: Luca Capriotti-Lalaziosiamonoi.it
Intreccio Reja, torbidamente ad ogni svolta importante: la società lo confermerà, lo convincerà, lo alletterà ancora una volta? Mangerà lo strudel o berrà qualche grappa famosa sotto le cime di Lavaredo, o andrà altrove in ritiro, con altri colori? Secondo dopo Reja, per anni. Vicino all'orecchio dell'allenatore, a fianco della sua bocca, alle sue indicazioni, in sintonia col flusso di pensieri, o in tacita discussione fatta di sguardi e appunti sui taccuini, tattiche e ruoli. Siamo ai titoli di coda di una storia fatta di 3 dimissioni annue, miele e astio, maleparole taciute e riferimenti non troppo casuali, risultati mancati e acciuffati, obiettivi falliti ma tanti punti fatti. Ha legato la sua carriera da calciatore al Vicenza, 243 partite, con una capatina al Milan, solo 6 presenze, e il suo cammino, una volta appesi gli scarpini al chiodo, al mister Edy Reja. Al suo fianco partita dopo partita, di bufera in bufera, di risultato positivo in risultato positivo, allenatore in seconda al Napoli dal 2005 al 2009, proverà poi la carrierà da allenatore, Fabio Viviani, muovendo i primi passi che nel complicato mondo che il suo vate calca da anni: la panchina, ed il mestiere più bello e praticato del mondo, almeno al bar, l'allenatore. Prima di tutto, una piccola curiosità, in esclusiva ai microfoni di Radiosei, legata al Vicenza: "Difficile che qualcuno mi ricordi da qualche altra parte. Ho un legame speciale con la Lazio: noi del Vicenza giocammo in casa contro di voi battendov,primi in Italia a giocare con una maglia nera". Che evidentemente portò bene, eccome. Da Vicenza in picchiata fino a Roma, a valutare il campionato della Lazio, che ha lasciato molti a masticare amaro, causa sogno Champions che a Udine diverrà realtà: sembra destino oramai, che quel che a Roma si sogna, a Udine si vive. Sarà forse un poco parziale, e meno male, che nel calcio si possano intrecciare rapporti duraturi è sempre un bene, ma non c'è da dubitare della sua convinzione che la Lazio abbia disputato una buona stagione: "Sempre facile parlare dopo, ma credo che all'inizio dell'anno gli addetti ai lavori non avrebbero pronoticato la lotta Champions della Lazio. La stagione è stata eccezionale, molto positiva nonostante gli infortuni". Intreccio Reja, torbidamente in bilico il futuro: "Io credo che alla fine dell'anno, duro e difficile, in una piazza importante, con pressioni importanti, la possibilità di andare in Champions, turni di Coppa, stagione impegnativa, ora bisogna tirare le somme. Si sa che tutti vorranno fare meglio l'anno prossimo, l'imbuto si stringerà, ci si aspetterà di meglio del quarto posto, il che vuol dire competere con le squadre che sono sempre li. Il mister alla fine dell'anno si deve chiarire con i dirigenti per capire gli obiettivi della società, dove vuole arrivare, quanto vuole investire, poi lui si schiererà, da soldato Ryan, per portare a compimento la sua missione". Una dei punti di forza di Reja è stata sempre la difesa del gruppo, che gli ha sempre manifestato la sua vicinanza, in ogni difficoltà, per ricompensarlo della sua dote maggiore: la chiarezza. Viviani fa un ritratto dell'allenatore goriziano nello spogliatoio, titolo, vadenecum del buon tecnico: "Il mister è persona corretta e diretta e questo agevola i rapporti. I giocatori sanno che si gioca in undici ma vogliono un comportamento corretto. Lui dice le cose in faccia, si espone, prende fischi pur di difendere la squadra come deve fare un allenaotre e questo ha grande riscontro da parte dei calciatori". E poi, il grande dilemma, che infiamma le meningi a Formello: può un allenatore giovane gestire una realtà complicata come quella biancoceleste? A Viviani, la risposta: "Io spero non sia difficile, anche io sono un allenatore giovane (ride ndr). Dipende dalla forza della società, in un campionato ci saranno momenti difficili, un allenatore dal nome prestigioso ha credito superiore, carisma, riconoscimenti che possono difenderlo, compito che di fronte ad un allenatore giovane tocca alla società. Bisogna crederci, non lo si può abbandonare al primo venticello. Le società in passato non prendevano allenatori giovani perchè cosi possono privarsi di queste responsabilità ulteriori, ora le cose stanno cambiando". Le recenti impressioni di Reja Viviani non può saperle: "Ultimamente non ho parlato con Reja. Il campionato era tirato nell'ultimo mese l'ho lasciato tranquillo". Torbidamente enigma panchina, chi la spunterà? "Io non so se scommetterei sulla permanenza di Reja, perchè non c'è da scommettere. Edy valuta, pondera, capisce, chiacchiera con il Presidente e poi dà la sua disponibilità. Ha grande esperienza e lui deve tenere conto che con queste qualità si possono fare grandi cose." Piccola parentesi sulla sua carriera, e suo rapporto con Reja, filo mai del tutto interrotto che lo lega al tecnico di Lucinico, con una curiosità sull'attuale secondo: "Io con Edy mi sono lasciato bene, volevo provare ad allenare per conto mio, ho suggerito Lopez quando ho deciso di allenare. Poi bisognerà vedere che vorrà fare Lopez, se dovesse farmi una chiamata chiaramente ne parleremmo". In molti si sono messi in mostra quest'anno in varie piazze italiane, a dimostrazione che l'Italia è patria di allenatori, e a complicare le scelte future di dirigenti di mezza penisola: "In Serie A mi sono piaciuti tanti allenatori, che hanno saputo dare tanto alla loro squadre. Il primo che mi viene in mente è Guidolin che ha fatto un'altra impresa, migliora costantemente in giocatori a disposizione. Conte, Di Carlo, Montella, Sannino, in molti hanno fatto cose eccelse, per me anche Edy, ma non lo dico perchè sono di parte". Secondo dopo Reja, per anni, non abbastanza per fare luce sul nuovo atto in scena a Formello: che sia l'ultimo, o meno, la decisione spetta al presidente Lotito. E a Reja spetterà un altro si, o l'ultimo no.