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Circolo Canottieri Lazio, Dodero: "Sono laziale perché..."

di Simone Locusta

Nella giornata di ieri l’associazione Lazio Family ha organizzato un evento dedicato alla consegna di tre borse di studio intitolate all’ex presidente e dirigente della Lazio, Gian Casoni.

Le borse di studio sono state assegnate a tre figure che, più di ogni altra, hanno rappresentato e trasmesso i valori laziali nell’ultimo anno: un giovane atleta, una sezione della Polisportiva e un tifoso-giornalista. In quest'ultima categoria è stato premiato Gianluca Dodero, il quale durante la serata ha "recitato" il suo scritto "Perché sono laziale?", il testo per il quale è stato premiato:

"Bisogna uscire da un equivoco…a volte sottaciuto

Altre rumoroso, gridato…
Che riduce tutto a campanilismi sempre più soffocanti, a cori omologati, a rabbie e frustrazioni padrone dello sport.

Voglio fermarmi… e chiedermi davvero:

Che cosa vuol dire essere laziali?

Non ho verità in tasca…
Non ho patenti da distribuire…
Non ho giudizi da infliggere.
Ho solo una storia ultracentenaria da imparare a conoscere, dei fatti da rispettare…
E una offerta di senso, un sentimento che non ammettono semplificazioni. E dei quali sono grato.

Essere laziali… non è solo tifare undici uomini che rincorrono un pallone. Non è solo curva, bandiere, cori. E’ anche quello.
Essere laziali qualcosa di più profondo… antico… vero. E per questo resistente alle prove più impensabili.

La Lazio… è la Polisportiva più antica e grande d’Europa.
Un fatto.
Un patrimonio da custodire…
Come il luogo natìo, come una radice che non si può dimenticare.
Che dà la vita, che germoglia anche quando fuori gela.
Che attraversa il tempo…
E che non chiede nulla in cambio.

Eppure… oggi quasi tutto l’amore viene risucchiato dal calcio.
È il riflesso di un Paese calciocentrico… povero di cultura sportiva.

E allora mi chiedo:
essere laziali… è davvero questo?

Se fosse così… staremmo perdendo la nostra unicità, la nostra impronta irreplicabile.
Staremmo dimenticando perché la Lazio è la Lazio.

La Lazialità… è un Ideale.
Polisportivo.
Culturale.
Sociale.

Di sviluppo integrale umano, che si realizza attraverso queste tre dimensioni.

La Lazio nasce podistica… nasce plurale… nasce libera.
Nasce con uomini che correvano, nuotavano… praticavano sport… perché credevano nei valori accrescitivi dello sport. Sport che formava uomini prima che atleti.

E ancora oggi… ed è un miracolo data la cappa di conformismo, superficialità e omologazione che spesso prova a soffocare le storie più genuine, più sofisticate…migliaia e migliaia di atleti, tecnici e dirigenti in quasi cento discipline diverse, indossano l’aquila sul petto. Non solo la tifano. Ne sono ambasciatori.

Diecimila vite sportive… sotto lo stesso simbolo. Un simbolo che rappresenta da sempre il limes, il confine, e traccia l’identità di ciò per cui vale la pena esserci.

Se ci pensiamo, le mura hanno sempre protetto le città che si stavano formando, e quindi anche la cultura, gli usi, le credenze, i codici, la vita che si sviluppava entro quei perimetri. E quando si era altrove? Quando i romani andavano in giro per il Mondo, il modo per estendere i confini del loro sistema valoriale era portare con sé un simbolo: l’aquila, la loro carta di identità.

E come Roma ha donato senso al mondo, l’aquila ha donato senso allo sport. E ditemi… se non è questo qualcosa di più grande di qualsiasi classifica, di qualsiasi derby, di qualsiasi coro.

Essere laziali… significa credere nello sport per tutti.
Significa credere che una società sportiva possa essere un presidio morale… sociale… culturale.
Tanto da meritarsi il titolo di Ente Morale.

Durante la guerra… mentre altri chiudevano… la Lazio apriva.
Apriva i campi… li trasformava in orti per sfamare la popolazione.
Apriva asili… per accogliere gli orfani.
Questo… è scritto.
Questo… è storia.

Per questo…ridurre la Lazio a una qualsiasi squadra di calcio, strumentalizzarla associandola a odio, razzismo, antisemitismo… o a qualsiasi fede politica…

E’ una falsificazione.
Un tradimento.

La Lazio è inclusiva per natura.
È democratica… nel senso più alto del termine e scevro da ogni connotazione partitica.
È attenzione a chi non riesce ad esprimere il proprio unico talento, è sostegno nel creare più vita… non dominio sul più debole.

Perché la Lazio… come diceva Nostini… è uno stile di vita.
È signorilità d’animo.
È comportamento… dentro e fuori dal campo.
È una Patria ideale… che accoglie tutti, ma smaschera chi la usa negando i suoi valori.

E allora… arrivo a me.
Alla domanda che tutti vorrebbero poter affrontare con un sorriso e una risposta pronta.

Perché sono laziale?

Non basta dire “perché lo erano mio nonno e mio zio”.
Non basta lo stadio dell’infanzia, i colori… la tradizione che ti prende per mano.
Tutto vero… tutto importante… ma non esaustivo.

Va studiata la Lazio.
Va letta.
Va metabolizzata.
La nascita nel cuore di Roma…
La Romanità del nome e del simbolo…
Le ingiustizie… le cadute… le risalite.
Una storia da avanguardisti …a tratti da eretici dello sport… da liberi pensatori.

E ancora… non bastava.

Poi ho capito.

La Lazio… è una vocazione laica.
Una scelta consapevole.
Che richiede libertà, radicalità e gratuità.

Sono laziale
Perché rinuncio alla forza fine a sè stessa.
Alla tracotanza.
All’idolatria del singolo.

Perché una fede vive oltre il tempo…
Mentre gli idoli muoiono.

Sono laziale perché credo in una società che dona al sistema… più di quanto pretende o chiede in cambio

Per questo… sono laziale. Perché a questa domanda, rispondo diventando aquilifero, e provando a volare.

Perché non ho scelto una squadra.
Ho scelto un Ideale. E per congiungermi ad esso, devo arrivare fino a lassù…

Ad Altiora latiales gentes!".


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