.

Manzini: "Essere team manager della Lazio è avere l'aquila sul petto e nel cuore...Il Palermo? La prima svolta Champions"

di Giorgia Baldinacci
Fonte: Lalaziosiamonoi.it - Giorgia Baldinacci

Una fede senza età. Maurizio Manzini e La Lazio, un amore lungo una vita, un matrimonio che dura dal marzo del 1972 quando il Team Manager biancoceleste iniziò a collaborare con la società capitolina per un puro caso, di quelli che però ti cambiano la vita. Perché quando sei laziale nell’anima, l’unico di dieci generazioni di giallorossi ‘da sciarpa in testa’, e lavorando in una compagnia aerea ti trovi ad organizzare una trasferta a Bergamo degli uomini di Tommaso Maestrelli, ad accompagnare quegli stessi calciatori che inciti ogni domenica, forse significa che il destino ha voluto mettere lo zampino nella tua vita: “Avevo lavorato a Milano, ma mi mancava Roma, i sanpietrini, le fontanelle. Ebbi l’occasione di tornare a lavorare nella Capitale con la compagnia aerea dell’Itavia e non ci pensai due volte. Organizzai la trasferta dei biancocelesti, mi unii al gruppo, vincemmo contro l’Atalanta e da quel giorno iniziò la mia collaborazione con la Lazio, quando Maestrelli mi disse ‘Martedì al campo Manzini’. Mi occupavo di impostare i magazzini, poi piano piano divenni team manager. Il Presidente Giorgio Calleri mi propose di gestire l’organizzazione della squadra nella stagione ‘88/89, ma io rifiutai perché non volevo lasciare il mio lavoro. L’anno successivo tornò alla carica e stavolta dissi di si con entusiasmo. Da allora sono ancora qui”.

Romano nel cuore, ma laziale prima di tutto: lo storico team manager biancoceleste racconta la sua lazialità a Lazio Style Radio, e basterebbe ascoltare le sue parole per comprendere quanto sia forte il suo ‘credo’: “Quando avevo sette anni mio padre mi portò all’Olimpico per vedere il derby. La Roma vinse per 4-1 e mio padre felice mi prese in braccio e mi disse ‘Hai visto abbiamo vinto’ e io gli risposi ‘Papà ma a me piacciono quelli con la maglia celeste’, forse fu peggio di una coltellata per lui (ride ndr)”. Quarant’anni di Lazio, quarant’anni di professionalità e passione, di duro lavoro non solo come dirigente accompagnatore dei biancocelesti, ma come preziosa figura di raccordo tra i calciatori e la società, vivendo la sua Lazio sempre da quella panchina in Italia e nel mondo, tra successi e sconfitte. Maurizio Manzini ha vissuto la storia della prima squadra della Capitale, ne ha seguito le orme in silenzio, lavorando in sordina: da Maestrelli ad Eriksson, da Cragnotti a Lotito, sempre portando alto il nome della sua Lazio e la sua lazialità: “Essere team manager della Lazio è come realizzare un sogno per me, è avere l’aquila sul petto e nel cuore. La lazialità è qualcosa che o hai o non hai. È uno stile di vita, un modo di vedere le cose, di gioire poco e soffrire molto. La lazialità è tutto questo e molto altro ancora, potrei parlarne per ore. Prima di essere team manager sono un tifoso e questo si percepisce sin da subito, per questo ho un buon rapporto con i nostri tifosi”. Di presidenti, di allenatori, di calciatori ne sono passati in quasi quarant’anni di Lazio, ma lui è sempre rimasto a combattere per la causa biancoceleste, dall’anno dei meno 9 allo scudetto della stagione ‘99/2000, diventando quasi un padre per tutti coloro che hanno vestito questa maglia: “Per me sono tutti figli, da Chinaglia a Re Cecconi, da Lovati a Mancini. Nel cuore però porterò sempre Gazza Gascoigne”.

Poi Manzini fa un salto dal passato al presente, sempre con i suoi soliti occhiali che ormai sono diventati uno stile di vita: domenica la Lazio affronterà il Palermo dopo la caduta a Cagliari, affronterà la terza finale per raggiungere il suo obiettivo ormai dichiarato, la Champion’s League: “Siamo proiettati verso la partita di domenica. Il Palermo si avvicina e Cagliari si allontana. Purtroppo abbiamo perso un’occasione importante, non tanto per la sconfitta ma per come è arrivata, in maniera immeritata con un nostro autogol. Ma ripartiamo in modo positivo, con una grande voglia di rifarsi per cancellare questo episodio che ha momentaneamente rallentato la nostra corsa. Con il Palermo sarà la prima di undici svolte, al termine della quali speriamo di imboccare quel rettilineo che ci porterà alla Champion’s League”.


Altre notizie
PUBBLICITÀ