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L'ANGOLO TATTICO di Roma - Lazio - Clap clap Fonseca, ora si riparte

di Francesco Mattogno

Gli applausi di quest'angolo tattico sono tutti per Fonseca. Bisogna essere obiettivi, lucidi. Sapere perdere o pareggiare: alla Lazio in campionato non capitava dal 19 ottobre. Quindi ci sta. È stato il remake del derby dell'andata, per risultato e rimpianti. Però al contrario. Ne esce meglio ma peggio la Roma, era obbligata a vincere. Pressing alto, squadra aggressiva. Un approccio alla partita spavaldo, agevolato da una Lazio che deve fare i conti anche con i propri demeriti. L'aggressività romanista ha soffocato i motori di gioco della squadra di Inzaghi. Troppo attendista, troppo passiva. Mentre Fonseca passa all'attacco e dispone i suoi altissimi: difesa finta a 4, di fatto (soprattutto nel primo tempo) Santon fa da terzo centrale insieme a Smalling e Mancini, mentre Spinazzola spinge costantemente costringendo Lazzari a fare decine di passi indietro. L'ex Spal gioca più il terzino che esterno a tutto campo, stessa sorte che tocca Lulic sull'altro lato. Poi ci sono i due terzetti mobili, quello dei centrocampisti (Veretout, Cristante e Pellegrini si scambiano spesso posizione) e degli attaccanti. Fa impressione specialmente quest'ultimo. Under - devastante - e Kluivert non sono ali ma centravanti aggiunti a sostegno di Dzeko, in costante pressing. I biancocelesti faticano, si affidano ai lanci lunghi ma sbattono contro uno Smalling inviperito, spesso dominante anche su Milinkovic (il migliore dei suoi dal centrocampo in su, ndr).

ASPETTA E SPERA - La Lazio attende, i tifosi attendono. Ci si aspetterebbe una reazione che non arriva: dove sei, Lazio? Ce lo si chiede specialmente dopo l'1-1 (incommentabili i due gol, ndr). Inzaghi è arrabbiato, non riconosce i suoi ragazzi. Gli chiede di uscire dalla difesa palla al piede ma è impossibile, è come se fossero tutti marcati a uomo. Dai tre centrali a Luis Alberto, ingabbiato e dunque inoperoso per i primi 45 minuti. Non che cambi molto nella ripresa. Perché i ritmi sono lenti, troppo bassi, e questo non stanca la Roma. Che più spendersi nel pressing non fa altro che restare posizionata nella metà campo biancoceleste. Tanto non esce mai, la Lazio. Immobile corre e spara a salve, Correa non pervenuto. Così è difficile, l'ingresso di Caicedo dà qualcosa in più, tiene alta la squadra ma è troppo tardi. Luis Alberto sta già seduto in panchina (cambio che, al netto delle condizioni fisiche, sa di bandiera bianca) e la Lazio praticamente non è mai scesa in campo. Fonseca gliel'ha incartata, a Inzaghi, o almeno ci ha provato. In certi casi - questa squadra se lo merita - occorre guardare il bicchiere mezzo pieno. I biancocelesti hanno sofferto, sudato, combattuto. Snocciolando una prestazione difensiva, tecnicamente e caratterialmente, di alto livello. Non era facile reggere un'ora e mezza nella propria area di rigore, nella “giornata no” più “giornata no” della stagione. Il punto va bene. Applausi agli avversari e si riparte, testa alla Spal.

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Articolo pubblicato il 27/1/20 alle ore 11:00


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