L'ANGOLO TATTICO di Palermo-Lazio - Così bassi da rimanere schiacciati: il gol annullato è un rammarico, non solo per l'errore arbitrale...
Fonte: Stefano Fiori-Lalaziosiamonoi.it
Un gol di Sergio Floccari per tempo e staremmo parlando ora di un'altra partita. Saremmo impegnati a celebrare la quinta vittoria consecutiva, a scrivere di una Lazio che non molla un centimetro alla Juventus. Un fuorigioco che non era tale, però, ha riscritto il copione dell'incontro. L'atteggiamento inspiegabile del secondo tempo sarebbe passato in sordina, la prova di forza avrebbe giustamente prevalso sulla rinuncia a giocare. "Ci siamo abbassati troppo", ha ammesso Vladimir Petkovic. Affermazione che suona come un eufemismo: la ripresa è incominciata con il Palermo costantemente nella metà campo laziale, una linea difensiva a cinque e il solo Floccari ad allungare la squadra. Questo almeno per un quarto d'ora abbondante, arco temporale in cui la manovra biancoceleste si è limitata a recuperare il pallone e lanciarlo in avanti. "Con Cana dietro cercava di spingere la squadra in avanti e abbiamo chiuso le fasce": in cinque le fasce erano pressoché sigillate, il problema è la spinta in avanti è mancata totalmente.
COSI' BASSI DA RIMANERE SCHIACCIATI - In vantaggio di un gol, il ragionamento del tecnico biancoceleste all'intervallo deve essere stato: passiamo stabilmente al 3-5-1-1, con gli esterni bassi in fase di non possesso, pronti a ripartire. In effetti, Luis Pedro Cavanda e Stefan Radu bassi lo sono stati per tutta la prima parte del secondo tempo, anche in fase di possesso palla. La Lazio ha praticamente desistito dal giocare, ha consegnato il pallino ai rosanero. Il rammarico è proprio legato al secondo gol di Floccari: contro un avversario decisamente disorganizzato come il Palermo, sarebbe bastato un pizzico di audacia in più per chiudere la pratica. Neanche il primo tempo aveva offerto la Lazio migliore della stagione, ma l'atteggiamento è sicuramente stato quello di una squadra che, i tre punti, se li voleva portare a casa attaccando. Nella ripresa, la voglia del bottino pieno era ovviamente rimasta, ma si è scelta la via difensiva per ottenerli. Il problema, però, è che quando un tassello del fortino salta, tutto il castello cade.
PRIMA RETE DEL PALERMO - Radu è leggermente alto sulla sinistra, ma è Michael Ciani a essere troppo avanzato: il francese cerca di chiudere su Kurtic addirittura sulla trequarti. Per coprire lo spazio in area, è Cavanda a scalare verso l'interno: Ilicic ha così vita facile nello scaricare il pallone sulla fascia destra della Lazio, dove Dossena tutto solo ha tutto il tempo per crossare basso in area piccola. In quel momento, il secondo errore di Ciani, che si lascia scappare alle spalle l'accorrente Rios: l'uruguayano non può che insaccare a un metro dalla linea di porta.
SECONDA RETE DEL PALERMO - In seguito a un contrasto a centrocampo, lo stesso Ciani travolge Anselmo e finisce fuori dal campo: i rosanero sono rapidi a rimettere il pallone in campo, le marcature in area sono completamente saltate e Dybala insacca senza particolare resistenza. Risultato: o il fortino lo fai in maniera scientifica e costante - vedi lo 0-0 contro la Juventus -, oppure il primo errore di posizionamento ti punisce. Una volta sotto per 2-1, bisogna sottolineare che la reazione della Lazio è stata da grande squadra, la caparbietà di acciuffare almeno il pareggio è stata evidente. Che la reazione sia arrivata tardi, però è altrettanto chiaro.
BENE CANA A CENTROCAMPO - Un secondo tempo, quindi, che ha contribuito a gettare alle ortiche una prima frazione positiva. Nonostante le molte assenze, Petkovic non ha rinunciato a iniziare il match con il 4-1-4-1, con Lorik Cana nel ruolo di Alvaro Gonzalez. L'albanese è stato finalmente convincente anche partendo a centrocampo, bravo a inserirsi in avanti ma soprattutto a coprire. Con Cana e Cristian Ledesma contemporaneamente in campo, infatti, Petkovic ha potuto dare vita a un continuo passaggio tra la difesa a quattro e quella a tre: con Cavanda che saliva costantemente, Biava e Ciani veniva affiancati in difesa o da Radu oppure da uno tra Cana e Ledesma, che arretravano a turno il baricentro. Un sistema di gioco sicuramente più efficace rispetto all'assetto visto in campo nel secondo tempo.