L'ANGOLO TATTICO di Lazio-Inter - Stramaccioni alchimista, ma nella sfida tra gli sconosciuti vince Petkovic
Fonte: Stefano Fiori-Lalaziosiamonoi.it
Quanto ci teneva Vladimir Petkovic a vincere la sfida con Andrea Stramaccioni. Ci teneva perché l'Inter è una diretta rivale per la Champions. Ci teneva perché, dopo aver matato all'Olimpico Milan e Roma, i nerazzurri non potevano mancare all'appello. Ci teneva perché Petkovic-Stramaccioni era la sfida tra lo "sconosciuto" dello scorso campionato e quello di quest'anno. I due tecnici sono arrivati a questa gara con due approcci diversi. Da una parte, la conferma della tradizione per il mister biancoceleste, fedele al 4-1-4-1; dall'altra, la scelta di cambiare le carte in tavola, passando dall'atteso 3-4-2-1 al 4-3-2-1. Nel primo tempo, la Lazio parte col piede sull'acceleratore. Cristian Ledesma guida la regia con autorità, Hernanes sembra essersi scrollato il freddo di Bologna, mentre Alvaro Gonzalez ripropone le vesti di incursore avanzato già indossate contro l'Udinese. Per quanto riguarda gli esterni, Senad Lulic offre la giusta spinta, mentre Stefano Mauri spazia come al suo solito verso il centro: Petkovic ha sottolineato giustamente come l'assetto in campo fosse diventato un 4-4-1-1, ma non è certo una novità vedere il capitano in campo in quella posizione. Dal canto suo, l'Inter è troppo remissiva e timida per essere vera, accetta di giocare solo di rimessa. Nella seconda metà del primo tempo, le rare folate offensive nerazzurre vengono facilitate da alcuni frangenti di scollamento tra il centrocampo e la difesa biancocelesti: la Lazio spingeva ma non trovava il gol, circostanza che induceva Hernanes e compagni ad attaccare quasi con frenesia. Primo tempo vinto ai punti dalla squadra di Petkovic, per il vantaggio effettivo è mancata la lucidità nell'ultimo passaggio.
SI SVEGLIA L'INTER, MA POI E' "KLOSE SHOW" - La svolta tattica del match arriva al 60' e sorride all'Inter. Estebian Cambiasso zoppica, non ce la fa a proseguire, Stramaccioni dimostra di voler dare una svegliata ai suoi: dentro un attaccante, spazio a Rodrigo Palacio. L'argentino si dispone sull'out destro, con Fredy Guarin più largo a sinistra, Zanetti e Gargano in mediana: un 4-4-2 che in fase di possesso palla si trasformava in un 4-3-3, con Palacio sulla stessa linea di Antonio Cassano e Diego Milito. La mossa di Stramaccioni si rivela azzeccata: la Lazio non morde più il campo come nella prima frazione, l'asse sinistro Guarin-Cassano impegna oltremodo in marcatura Abdoulay Konko. Proprio dal quel versante nascono le due grandi occasioni da gol interiste, con il doppio palo colpito prima dal colombiano, quindi dal fantasista barese. Il vantaggio milanese sembra questione di minuti, i biancocelesti appaiono alle corde: c'è solo la freschezza del neo-entrato Antonio Candreva a rinvigorire un centrocampo calato di tono. Lì davanti, però, isolato in mezzo ai quattro difensori nerazzurri, c'è sempre un tedesco con la maglia numero 11: va in onda il "Klose Show". Primo tentativo: stop sbagliato davanti alla porta, roba che neanche nelle partitelle in cortile con i figli Miroslav ha mai commesso un errore del genere. Secondo tentativo: palla al piede, turbo inserito, le maglie avversarie si aprono come il Mar Rosso con Mosé, ma la zolla su cui sbatte lo stinco di Klose è l'unico ostacolo che gli impedisce di segnare. Terzo tentativo: ok un gol mangiato, ok due, ma Miroslav Klose è Miroslav Klose e al terzo colpo la porta di Handanovic si gonfia: preciso suggerimento di Stefano Mauri, il tedesco si coordina alla perfezione e grida al mondo che il Kaiser è sempre lui. Al fischio finale, sarà quello il colpo del ko per l'Inter, nonostante i nerazzurri costringano la Lazio a riproporre il fortino inespugnabile dello Juventus Stadium: Giuseppe Biava, ma soprattutto Michael Ciani sono monumentali, a loro si aggiunge il redivivo André Dias. Vedere Konko che spazza il pallone mentre si tocca la coscia per i crampi, infine, fa capire che la porta di Federico Marchetti rimarrà inviolata. La Lazio vince, l'Inter è a -1, Petkovic stringe la mano a Stramaccioni da vincitore.