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L'ANGOLO TATTICO di Genoa - Lazio - Non fermateci

di Francesco Mattogno

Genoa - Lazio, manifesto del Surrealismo. Di una domenica di campionato folle. Come l'Italia e gli italiani in questo momento: parlare di calcio è oggettivamente complicato. Ci proviamo. Perché il mondo va avanti, la Lazio va avanti, la Serie A va avanti, forse. Nell'attesa, sarebbe strano fermarsi con questa squadra che sembra urlare al mondo “don't stop me now, i'm travelling at the speed of light”, come Marusic. Ancora una volta inserito a sorpresa da Inzaghi. Ancora una volta importante e, anzi, decisivo. La sua cavalcata con tanto di staffilata sotto la traversa dopo 2' minuti, di fatto vale tre punti. Strapotere fisico, equilibrio, senso del gol (checché se ne dica). Tutto quello che non ha Lazzari, un esterno globalmente di alto livello ma gracilino e tutt'altro che freddo sotto porta. Bisogna saper riconoscere anche i propri limiti.

NON FERMATELO - E quindi ha avuto ragione il mister, non fermatelo. Il capolavoro di Inzaghi è leggere commenti del tipo “ma vi pare che la Lazio con Jony, Marusic, Patric e Caicedo possa vincere lo Scudetto?”. È tutto un complotto, ve lo diciamo noi. No, non di Lotito. Dell'uomo seduto in panchina. La Lazio di Marassi non è stata tanto perfetta, nessuno può esserlo, quanto totale. Definitiva. Spietata, battagliera, capace di fare gruppo e di soffrire. Senza Lulic, senza Luiz Felipe, all'ultimo minuto anche senza Acerbi. Una situazione che sarebbe stata letale le scorse stagioni. E invece no, la squadra ha fatto quadrato. Attorno a Vavro, anche lui non perfetto, ma efficace. Attorno a Jony, in sofferenza per colpa dell'asse Biraschi-Ankersen (il Genoa aveva individuato il punto debole e attaccava soprattutto da destra, ndr), aiutato a più riprese da un Lucas Leiva mastodontico. Attorno al suo mister, non fermatelo.

NON FERMATELI - Anche perché dinnanzi ai biancocelesti si è presentato un Genoa indiavolato. Alla ricerca di punti salvezza e di rivincite sportive - Pandev docet, basta dai -, Nicola sta portando avanti un bel lavoro. Senza lo 0-1 le cose si sarebbero fatte complicate. I rossoblu pressavano a tutto campo, mordevano come cani su ogni pallone. Ne è uscita fuori una partita (specialmente nel primo tempo) giocatasi tutta a centrocampo. Ma piacevole, divertente, a ritmi altissimi.

Tanto che in fase di non possesso Luis Alberto si alzava fino alla linea degli attaccanti (Immobile-Caicedo) per una sorta di 3-4-3 mascherato, interessante. Mentre la vera chiave del gioco rossoblu era Cassata, pericoloso e per questo tenuto sempre a vista da Milinkovic. Infatti più accorto in difesa che intraprendente in attacco, almeno nella prima frazione. Poi Inzaghi li incoraggia, spinge i suoi a non fermarsi. La Lazio lo prende alla lettera. Gioca i primi 10' minuti di secondo tempo a velocità infernali, raddoppia, ma poi si distrae. Una volta lasciato solo (sull'1-2 salta una marcatura) Cassata punisce. Nicola sente l'odore del sangue e inserisce un ex Lazio e un ex Roma: Pandev e Iago Falque dietro la punta. Ma questa squadra è libera da tabù e patemi mentali. Resiste, non si ferma. Segna e poi soffre ancora. È una bellezza. In una domenica surreale, in lunedì surreale dove parlare di calcio è difficile, la Lazio grida al mondo una sola cosa: non fermateci.

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