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Lazio, Zarate: "Non dovevo andarmene da Roma. In futuro voglio..."

di Niccolò Di Leo

Mauro Zarate non è più un calciatore. Dopo l'infortunio avuto a Cosenza l'ex talento della Lazio, idolo di migliaia di tifosi, ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo per aprire una nuova parentesi della sua carriera. Dagli scarpini al fischietto. Dalla trequarti alla panchina, questa volta per dirigere la squadra in campo. 'Maurito', come viene chiamato con affetto a Roma, è pronto a diventare un allenatore e nell'intervista rilasciata ai microfoni di diretta.it ha confessato di avere già le idee molto chiare.

Modulo, stile di gioco, punto di partenza e pretese tattiche. Nella testa di quel numero 10 che ha fatto sognare i tifosi della Lazio c'è un piano ben programmato che aspetta solo di essere attuato. A proposito di Lazio, Zarate non si è dimenticato di citarla. Tutt'altro. Il fantasista argentino ha inserito il suo addio dalla Capitale come uno dei rimpianti della sua carriera, per raccontare poi di una scazzottata avuta con Kolarov nello spogliatoio biancoceleste. 

IL RITIRO - "Mi godo la vita, mi godo la mia famiglia, mi godo l'accompagnamento dei miei figli nelle loro cose, nelle loro attività... e mi godo il calcio ora, fuori. Se mi chiamasse Riquelme? Tornerei a giocare la Libertadores per il Boca. Ma solo per il Boca. Ho deciso di ritirarmi in Italia, quando mi sono infortunato. Dopo la Platense stavo andando a Cosenza per giocare lì e passare gli ultimi anni in Italia. Beh, mi sono rotto il legamento e allora ho detto 'basta, andiamo, restiamo in Argentina, entriamo nel calcio, godiamoci la vita e basta'. Se non mi fossi fatto male sarei rimasto in Italia, a Roma".

UN FUTURO ALLENATORE - Nel futuro di Zarate ora c'è la volontà di allenare: "Mi piace insegnare tutto ciò che ho imparato da tutti gli allenatori e i giocatori che ho avuto al mio fianco. Mi piacerebbe avere a disposizione un giocatore come me perché è molto facile aiutarlo e dirgli le cose minime che deve fare per aiutare la squadra dal punto di vista difensivo e tattico, e poi lasciargli fare quello che vuole. Non credo che dipenderò dai giocatori, come si dice a volte, ma li preparerò e avrò bisogno di molto tempo. Per questo voglio iniziare con un precampionato e non voglio avere fretta, perché avrò bisogno di tempo per utilizzare i giocatori che ho e arrivare a quello che voglio fare con loro".

COME SARA' ZARATE DA ALLENATORE? - "Modulo? Mi piace il 3-4-2-1. Voglio una squadra che tenga palla. Nel 3-4-2-1 ci possono essere due attaccanti o due centrocampisti che possono essere due ali a cui spiego di giocare un po' più stretti e di approfittarne o insegno loro a giocare un po' con la marcatura dietro e a cercare di girarsi velocemente. Giocare bene o vincere? Entrambe le cose. Una è una conseguenza dell'altra. Sì, credo che si abbiano più possibilità di vincere se si gioca bene. Penso che giocare bene possa essere, non so, fare tanti tunnel... Ma non è produttivo. Avere un sacco di giocatori che si avvicinano alla palla, ma che poi non fanno il lavoro che devono fare per vincere le partite. A chi mi ispiro? Mi è piaciuto quando ero con Heinze, mi è piaciuto con il Velez. Ci sono molti allenatori. Mi piace il Liverpool di Slot e mi piacciono molto le squadre di Conte. Molto, molto. Mi piace molto anche quando gioca l'Argentinos Juniors. Se il mio gioco non funziona? Lavoro, lavoro, lavoro e lavoro fino a quando non riesco a farlo bene. Ma alcune cose le adatto, se me lo chiedete. Se hai qualcosa in testa, devi convincere qualcun altro a farlo". 

ZARATE ALLENATORE, IL PUNTO DI PARTENZA "Mi piacerebbe allenare a lungo il calcio argentino. Partire dal basso con un progetto buono? È quello che cerco. Voglio iniziare bene. Voglio partire dal basso. Il Nacional è un torneo importante. Ma sento che è quello che mi farà bene nella mia carriera. Non credo che avrei mai la possibilità di tornare a Velez. Per tutto quello che è successo... è bene che sia così. Gli auguro il meglio. A ciascuno il suo. Ora hanno un grande allenatore, sono molto contento che Guille sia qui. Penso che sia l'allenatore giusto. Ha già iniziato molto bene, vincendo trofei. Una prima squadra? Sono pronto, ma è diverso. Credo che ci siano molte più richieste e meno partite. Forse con un mese di lavoro pre-campionato si può ottenere quello che si cerca. Ma la Primera è così. Tre risultati che non ottieni e... sei fuori". 

I RIMPIANTI NELLA CARRIERA DI ZARATE - "Se ho dei rimpianti nella mia carriera? Sì, lasciare la Lazio, il West Ham e il Boca. È bellissimo giocare per il Boca. Alcuni giocatori possono soffrire, ma io mi sono divertito al massimo".

IL RAPPORTO CON IL VELEZ E CON I FRATELLI - "L'addio al Velez? Mi scuso con la gente di Velez, non ho mantenuto la parola data. Ma dopo, no. I titoli che ho vinto al Boca... sono stati bellissimi. Sono molto contento del mio rendimento. Le partite che ho giocato, i gol, gli assist.... La verità è che erano numeri molto buoni. L'unica cosa che è mancata è la Copa Libertadores. Sono molto contento di tutto quello che ho vissuto. Prima di andare al Boca ho parlato con mia moglie. Mi ha detto di parlare con i miei fratelli, che è stata anche la seconda cosa che ho fatto. Beh, era da molto tempo che parlavo con loro perché, beh, non si comportavano come io mi comportavo con loro. Ma questo è il passato e le cose sono andate così. Poi ho deciso di lasciare il club, quindi il tempo mi ha dato ragione. Litighiamo ancora tra fratelli. È passato molto tempo e sono successe molte cose nel frattempo. A parte questo, quando si è tranquilli... Non ho fatto nulla contro i miei fratelli, a dire il vero". E sul rapporto con i tifosi 'Maurito' crede che ormai non ci sia più niente da fare: "Lasciare il Velez mi è costato molto. Oggil il rapporto è irrimediabile. I tifosi hanno la loro rabbia e io la rispetto. E va bene così". 

IL TRASFERIMENTO AL BOCA - "Dicevano che sarei andato al Boca perché Angelici mi aveva promesso la Nazionale. Io non ho mai parlato con Angelici. Sono andato al Boca perché Guillermo mi ha chiamato per un mese. Ho quasi sempre lavorato più con l'allenatore che con il presidente. Le questioni finanziarie passavano in secondo o terzo piano, poi quello che mi interessava era il rapporto che avrei avuto con l'allenatore. Mi disse che il problema non sarebbero stati i numeri, ma la voglia, la decisione di venire qui e tutto quello che avrei dovuto sopportare". 

IL MIGLIOR ALLENATORE - "Ne ho avuti diversi bravi. Ma credo che quello che mi ha influenzato sia stato il Gringo Heinze, che mi ha lasciato molte cose. Cosa vorrei imitare da Heinze? Il lavoro. A un certo punto si parlava della necessità di adattarsi alle cose, ma lui ha continuato con la sua idea di gioco e il suo modo di pensare, e ci ha fatto cambiare e migliorare. Ci ha convinto. Se non lo fai, non sarai mai un buon allenatore. In altre parole, se non convinci il giocatore, il giocatore vuole molti più strumenti e pretende molto di più da te". 

LE SQUADRE DELLA SUA CARRIERA - "La squadra migliore della mia carriera è stata l'Inter, ma quella che mi ha stupito di più il West Ham. Mi ha sorpreso la quantità di tifosi. Non mi aspettavo una squadra così importante". 

IL COMPAGNO PIU' FORTE - "Le poche volte che mi sono allenato con Messi. L'altro giocatore che mi ha sorpreso molto è stato Coutinho". 

LA LITIGATA CON KOLAROV - "Litigate nello spogliatoio? Sì, a volte queste cose succedono. La più divertente è stata quella con Kolarov alla Lazio. Abbiamo fatto a cazzotti mentre andavamo verso lo spogliatoio. Poi mi si è avvicinato, ha fatto una battuta e si è messo a ridere. Beh, i serbi sono così. Non puoi farci nulla..."


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