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Lazio, rivoluzione silenziosa: via Mattiuzzo, avanza Bava. E Fabiani ora osserva

di Alessandro Zappulla

La rivoluzione della Lazio potrebbe essere già iniziata. In silenzio, lontano dai riflettori della prima squadra, ma con segnali interni tutt’altro che banali. L’addio di Mattiuzzo al settore giovanile, ufficialmente motivato da ragioni familiari, racconta infatti anche altro. Il dirigente era in scadenza di contratto e l’altalenante rendimento dell’area giovanile biancoceleste non gli ha garantito né rinnovo né continuità. Una scelta che porta inevitabilmente la firma di Claudio Lotito e che apre adesso a nuovi scenari organizzativi dentro Formello. Perché il patron laziale, nonostante una contestazione ai massimi livelli e un ambiente sempre più distante, continua a intervenire direttamente nella costruzione della sua Lazio. Dal basso verso l’alto. Dalle fondamenta fino alla prima squadra.

Ed è proprio in questo quadro che prende forza il nome di Massimo Bava. Profilo esperto, uomo di scouting e settore giovanile, per dieci anni nel Torino e reduce dall’ultima esperienza nell’area scouting del Catanzaro. Una figura operativa, strutturata, abituata a lavorare nella valorizzazione dei giovani e nella costruzione di reti di osservazione. Il suo eventuale ingresso rappresenterebbe molto più di una semplice sostituzione tecnica: sarebbe il segnale di un rimpasto interno destinato a incidere anche sugli equilibri futuri della Lazio. Perché dalle parti di Formello nessuno vive sonni tranquilli. Nemmeno Angelo Fabiani. Il diesse biancoceleste resta oggi centrale nella gestione sportiva e gode ancora della fiducia di Lotito, soprattutto dopo aver dimostrato di sapersi muovere nel delicato equilibrio della compravendita e valorizzazione dei calciatori. Troppo rischioso operare così in profondità. Anche se il patron laziale storce il naso per la stagione, non se la sente di ribaltare l'intero sistema. Ma il calcio insegna che le successioni spesso iniziano proprio così. In silenzio. Un dirigente operativo che entra. Un’area che cambia pelle. Un nuovo uomo che prende posizione. Bava oggi… chissà domani.

Intanto la prima squadra aspetta il proprio futuro. E anche lì l’aria di rivoluzione soffia fortissima. L’ormai annunciato addio di Maurizio Sarri resta il primo nodo da sciogliere. Il tecnico dovrà trovare la formula economica per liberarsi definitivamente e poi, con ogni probabilità, accasarsi a Bergamo. Nel frattempo la Lazio riflette sul successore. Pisacane piace molto a Fabiani ed è il nome che l’attuale diesse sponsorizza maggiormente. Palladino invece sarebbe il profilo che più ha raccolto consensi nelle continue consultazioni di Lotito con il suo ristretto mondo calcistico di riferimento. Perché il presidente, prima di scegliere, ascolta. Chiede. Sonda. E prova a capire il vento. Le prossime ore saranno incandescenti a Formello. Ma il senso della direzione sembra piuttosto chiaro: ridurre costi, abbattere stipendi, valorizzare al massimo ciò che già esiste dentro casa Lazio e continuare a sostenersi attraverso il mercato e le plusvalenze. Nessuna rivoluzione hollywoodiana. Nessun colpo ad effetto. Piuttosto una gestione sempre più orientata alla sopravvivenza economica e all’autosostentamento. E dentro questa logica, il nome di Bava non appare casuale. Perché le lente successioni, a Formello, spesso iniziano così. Un passo alla volta. Senza clamore. Bava oggi… magari al posto di Fabiani domani? Dentro una filosofia low cost che non fa certo sognare, ma che alle latitudini biancocelesti, non sorprenderebbe affatto.

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