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Lazio, Lotito: "Ci vedevano salvi per caso, ora smentiamo le voci negative"

di Andrea Castellano

Alla cena di gala prima della finale di Coppa Italia, il presidente della Lazio Claudio Lotito ha parlato ai microfoni dei cronisti presenti soffermandosi soprattutto sulla sfida contro l'Inter e sulla stagione in corso. Di seguito le sue parole.

"La gara di domani è molto importante, se non altro per smentire le considerazioni negative che sono state fatte a inizio anno e che ci vedevano salvi per caso. È stata una stagione particolare, con tanti fattori imponderabili che ne hanno condizionato i risultati, con una miriade di infortuni non prevedebili che non ci hanno aiutato. La Lazio è composta da persone con spirito pugnandi, cioè che non mollano mai e sentono la reponsabilità di essere eredi di valori morali, non a caso il club è anche ente morale. Domani ci sono tutte le condizioni per combattere in forza di questi valori, come ha detto Mattarella: serve un calcio basato sulla passione, per far innamorare di nuovo i giovani che si sentono disillusi dal calcio e che non hanno visto l'Italia agli ultimi tre Mondiali".

"Non facciamo sgambetti a nessuno, giochiamo le partite per asseverare le nostre potenzialità e qualità. A volte ci riesce e a volte no. L'anno scorso, alla penultima giornata contro l'Inter, la nostra gara ha condizionato la vittoria del campionato. In questa stagione abbiamo avuto tante situazioni complicate che ci hanno penalizzato nel raggiungimento degli obiettivi. Tifosi? Penso che siano il dodicesimo uomo in campo, ti danno una spinta in più, anche perché chi gioca sa che ci sono tante persone che ti spingono e sono portati a dare il 300%".

"Derby? Mi attengo a quello che ha detto Sarri. Fare un derby con la finale degli Internazionali, che sono molto seguiti, è un rischio maggiore a livello di sicurezza soprattutto per il grande pubblico. Il Prefetto avrà fatto una scelta a ragion veduta, visto che lavorava in polizia e conosce benissimo Roma e i suoi problemi. Credo che avrà pensato a ogni possibili rischio nella credibilità nel nostro calcio, per me è una scelta oculata e responsabile. Pensate a cosa succederebbe se qualcuno facesse un gesto inconsulto proprio in quel momento. Ora poi Sinner è in forma smagliante, ne parla tutto il mondo".

"Malagò? Non ho nulla contro la sua candidatura, ho solo posto un problema da parte di chi conosce in modo più completo questo mondo. Lo dico per la mia esperienza. Sono arrivato nel 2004 prendendo una società di Serie A che fatturava 84 milioni, ne perdeva 86,5 e aveva 550 milioni di debiti. Ho preso pure un club in Eccellenza, la Salernitana, e sono arrivato fino alla Serie B. Poi l'ho lasciata e l'hanno venduta a dieci milioni, anche se aveva 26 milioni in cassa e 36 di giocatori. All'epoca era stata valutata circa 80-100 milioni ed è stata venduta a 10 a mezzanotte meno un minuto. Credo quindi di avere una conoscenza specifica di questo settore e tutte le norme alla base del funzionamento del sistema sono estremamente datate. Negli altri paesi c'è una configurazione diversa da quella italiana. All'epoca c'erano i patron che ci gestivano e finanziavano; oggi c'è un calcio con società quotate, fondi, investimenti internazionali e richiedono un ruolo diverso della Lega di Serie A, che è il punto di riferimento. Io avrei fatto prima tutte le riforme, magari avrei anche messo Malagò come commissario. È come se uno si compra prima il cavallo e poi la stalla. Che fai? Il cavallo lo lasci per strada? Prima si compra la stalla, poi il cavallo. Prima si fanno le riforme e poi si affidano le chiavi della gestione alla persona giusta per crescere e migliorare. Io sono abituato a parlare con il substrato, non con le apparenze. Noi dobbiamo dare risposte concrete alla gente, oggi c'è una forma di disaffezione dettata dalla mancanza di risultati. Il sistema così com'è concepito è sbagliato: le leggi le fa il Parlamento, non la Federazione. Sarebbe stato più giusto che il Parlamento si fosse assunto la responsabilità di disegnare un nuovo assetto e poi il calcio, in autonomia, avrebbe dovuto designare chi gestiva questa nuova ripartenza nel sistema".


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