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Lazio, alle origini di Edoardo Motta: dagli inizi in Piemonte fino alla Serie A

di Andrea Castellano
Fonte: Andrea Castellano - Lalaziosiamonoi.it

ESCLUSIVA LALAZIOSIAMONOI.IT - Piemonte patria di portieri. Giampiero Combi è stato tra i primi: capitano della Nazionale italiana e campione del mondo del 1934 insieme a Giuseppe Cavanna. Tra i più recenti, invece, c'è Lorenzo Montipò, titolare del Verona. Alla lista ora va aggiunto Edoardo Motta, arrivato nella Capitale per giocare in Serie A con la Lazio.

Il suo percorso tra i pali è iniziato proprio ai piedi delle Alpi, tra Biella, Cossato e Casale Monferrato, in provincia di Alessandria. Il padre lo accompagnava agli allenamenti con l'aiuto di Tiziano Spartera, uno degli allenatori che l'ha cresciuto nell'ASD Soccer Spartera: "Il papà era deciso a portarlo da me, così abbiamo creato diverse opzioni per agevolarlo con tre allenamenti a settimana, programmando l'ultimo il venerdì sera visto che il sabato non aveva scuola", ci ha raccontato lui stesso in esclusiva ai nostri microfoni. Era il 2015, Motta aveva dieci anni e mezzo: "Durante la stagione, tra gennaio e febbraio, l’allenatore e i suoi dirigenti dell'epoca notarono il mio lavoro sul campo e decisero di avviare una collaborazione con diversi allenamenti congiunti per circa tre mesi. Abbiamo fatto tanti tornei e amichevoli finché, dal 1° luglio, si è tesserato ufficialmente con la mia società".

Un ragazzo molto timido, ma sin da subito concentrato e determinato a migliorare: "Abbiamo lavorato tantissimo sul controllo orientato e con i piedi. All'inizio aveva anche un po’ di paura a uscire dalla porta e restava spesso schiacciato tra i pali. A volte era teso e ansioso, io lo tranquillizzavo dicendogli che non avevamo bisogno di vincere e che l’importante era divertirsi: solo così riusciva a stare sereno. Gli ho sempre detto di stare tranquillo e di puntare in alto", ha spiegato ancora Spartera. In lui aveva intravisto immediatamente delle potenzialità e delle qualità speciali: "Aveva un gran fisico per la sua età, mi ricordava tantissimo Francesco Toldo. Era un profilo da Juventus". E poco dopo a Torino ci è arrivato davvero: "È andato via a dodici anni. I bianconeri sono stati veloci e lungimiranti, me l'avevano chiesto anche Novara, Alessandria e Pro Vercelli", ha concluso il suo ex allenatore.

Per Motta era un sogno che si realizzava: "Tifosissimo juventino, il mini Buffon non vede l’ora di indossare il bianconero", scriveva La Stampa nel 2016. "Tanti ragazzi sognano questa chiamata ed è un dovere anche per loro accettare e mettersi alla prova. Non ho paura del grande salto. A Vinovo ho conosciuto persone disponibili. Ora dipenderà da me", aveva dichiarato il portierino al momento del suo trasferimento. Le sue origini all'ASD Soccer Spartera, però, non le ha mai dimenticate: "L'impressione lì è stata subito ottima. Mister Tiziano Spartera mi ha offerto una vetrina di assoluto livello. Ringrazio lui, Pasquale Parisi, lo staff tecnico e i miei compagni che mi hanno accolto come un fratello. Ci siamo aiutati, consigliati e confidati in tutto e per tutto".

Ora vola e para con la Lazio. Una storia da film, da gennaio a oggi: il trasferimento dalla Reggiana per fare il secondo, l'infortunio di Provedel e la titolarità indiscussa in Serie A fino a fine stagione, già condita da un clean sheet e un rigore parato in tre partite. Nemmeno nei sogni più belli avrebbe immaginato un inizio del genere. Partendo da Biella, si è guadagnato tutto con il duro lavoro e rimanendo sempre con i piedi per terra. Adesso sta raccogliendo i frutti del suo percorso, pensando sempre a divertirsi e a puntare più in alto possibile.


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