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Petrachi, parole incoerenti e che ignorano le regole: ricorda Lazio-Torino?

di Marco Valerio Bava
Fonte: marcoValerio Bava-Lalaziosiamonoi.it

Un caos clamoroso, ma per cosa? Tanto rumore per nulla. La Roma torna a piangere e non si capisce bene il perché. Le decisioni di Massa, arbitro del match dell’Olimpico contro il Cagliari, sono state perfette: netto il rigore per i rossoblu per il tocco di mano di Mancini, evidente il fallo di Kalinic su Pisacane in occasione della rete annullata al croato al 90’. La reazione di Fonseca e del suo collaboratore al fischio finale dell’arbitro di Imperia è stata francamente imbarazzante e bene ha fatto l’allenatore a scusarsi ai microfoni dei media nel post. Una sceneggiata indegna di un professionista, anzi di due professionisti, perché gli applausi dell’assistente di Fonseca in faccia al direttore di gara sono stati forse ancor peggio. Ma a far cadere dalla sedia sono state poi le dichiarazioni di Gianluca Petrachi. Il direttore sportivo della Roma si è sfogato durante Sky Calcio Show, ha usato toni durissimi e assolutamente fuori luogo, sfociando anche nel sessismo: “Non è uno sport per signorine questo, non è la danza classica, questo è un gioco da maschi”. Le proteste sono opinabili, ma legittime, l’usare l’altro sesso come termine di paragone nell’ambito della svalutazione è però becero. Sia il ds, che l’allenatore, poi fanno una figura barbina perché chiedono l’intervento del VAR in una situazione in cui la tecnologia per protocollo non può intervenire. E comunque anche fosse andato a rivedere l’episodio, Massa, non avrebbe certo cambiato opinione. Queste le parole di Petrachi: “Se lo vedono in Inghilterra si mettono a ridere, è assurdo. Poi non vai neanche a rivedere il VAR? Magari a dire “Ho fatto una cazzata”. Inquietante che un dirigente non conosca il protocollo e il regolamento.

SILENZI E DISPARITÀ - La situazione è stata vista e valutata dall’arbitro sul campo, impossibile configurarla come chiaro ed evidente errore, quindi il VAR non poteva e doveva intervenire. In Inghilterra, come segnalato da Marco Bucciantini a Sky, si sarebbero messi a ridere per quanto fatto da Fonseca al fischio finale o per le parole di Petrachi dopo. Non certo per un gol giustamente annullato. Viene da sorridere, poi, perché Gianluca Petrachi era il ds del Torino quando Giacomelli, nel novembre 2017, commise forse la peggior sequela di errori all’epoca della tecnologia. Sullo 0-0, prima nega un rigore solare per la Lazio per il tocco di mano di Iago Falque su cross di Immobile, poi espelle l’attaccante per una presunta testata a Burdisso, andando a rivedere solo l’irregolarità del laziale e non quella del granata. Uno scempio che costò punti e a conti fatti la Champions ai biancocelesti. Rimase in silenzio Petrachi, non commentò, non parlò certo in quel modo nei confronti della classe arbitrale. Tare, lui sì giustamente furioso, affrontò a viso aperto Massa e fu inibito e multato. Ora è lecito aspettarsi un trattamento simile per il ds della Roma. Al quale è consigliato un ripasso del regolamento, del protocollo VAR e delle buone maniere. Nel contempo fa riflettere anche la levata di scudi, il polverone alzato dai media nel trattare l’argomento, ovviamente solo perché a essere toccati sono stati i giallorossi. Quando la Lazio, due anni fa, venne di fatto scippata della Champions, il silenzio regnava sovrano, anzi Inzaghi e Tare venivano derisi nel momento delle proteste. Mentre, nonostante le decisioni di Massa siano state correte e inopinabili, alle proteste di Petrachi e compagnia è stato concesso un megafono continuo e con i decibel al massimo. Differenze di trattamento a cui ormai si è fatta l’abitudine. Ma che rimangono poco edificanti per tutto il mondo calcio.

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Pubblicato il 7/10


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