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FOCUS – L'Italia del pallone in gran tempesta: dalla Lazio al Milan, la contestazione unisce il Paese

di Andrea Centogambe
Fonte: Andrea Centogambe - Lalaziosiamonoi.it

Dalla Lazio al Milan, dall'Inter al Bologna, passando per il Cagliari. C'è un filo conduttore che lega tutte queste squadre del campionato italiano, un minimo comun denominatore che le rende affini: il dissenso, la contestazione dei tifosi verso le rispettive società. Lotito, Thohir, Berlusconi, Guaraldi, Cellino: c'è la fila al banco degli imputati. Cortei, stadi vuoti, cori incessanti, gli ingredienti per un clima rovente ci sono tutti. Tra rifondazioni fallite, dirigenti in bilico, patron invitati ad andarsene e compagini in cerca di presidente, sono numerose le realtà del calcio italiano in fibrillazione.

CAGLIARI-LAZIO – Ha vinto la Lazio al Sant'Elia, ma la vera partita si è giocata sugli spalti. Sì, perché se all'interno del rettangolo verde i giocatori rossoblù sono risultati non pervenuti, al contrario, la tifoseria sarda ha fatto sentire eccome la sua presenza. Dopo i primi 45 minuti dedicati al silenzio, infatti, si sono levate forte e chiaro le grida di dissenso rivolte al patron Cellino: “Vogliamo un presidente”, ha urlato la Nord. Quel presidente che da tre mesi sta trattando l'acquisto del Leeds e che anche Oltremanica ha trovato tutto fuorché una calorosa accoglienza: basti pensare che i supporters dei Peacocks - in occasione del match con il Queen’s Park Rangers - si sono travestiti da mafiosi in suo “onore”. A Cagliari poi, anche i sostenitori biancocelesti hanno continuato imperterriti la loro battaglia: sulle vetrate del settore ospiti erano ben visibili i fogli con l'ormai celebre slogan “Libera la Lazio”. Lotito era presente, avrà avuto modo di constatare - come se ce ne fosse ancora bisogno - che non si tratta di un conflitto passeggero. Nel match della protesta, andato in scena nell'indecoroso impianto del Sant'Elia, non sono mancati nemmeno episodi di pura ilarità: al “Vogliamo un presidente” intonato dai padroni di casa, gli ospiti rispondevano con un “Vi diamo il nostro”.

LA MILANO CHE PIANGE – Non se la passa bene neanche la Milano rossonera, sembra non sappia più ridere. Barcolla paurosamente la panchina di Clarence Seedorf, che contro il Parma cercava il rilancio ma ha trovato una disfatta. È stata una domenica nera quella del club meneghino, iniziata all'ora di pranzo con la protesta di circa duecento ultrà davanti San Siro. Adriano Galliani (reo di non aver sopperito alle evidenti lacune della squadra) e i giocatori considerati troppo distratti dalla vita mondana, Balotelli su tutti: eccoli i bersagli preferiti dai tifosi del 'Diavolo'. “Vogliamo 11 Baresi", l'ironico “Vinceremo il tricolore” e il consiglio (?) a Super Mario, “Balotelli fuori dai c******i”: questo il sottofondo del match giocatosi alla Scala del calcio. Ma l'apice della contestazione è stato raggiunto nel post-partita, quando Balotelli, Kakà, Abate, Bonera e Seedorf sono stati ricevuti da alcuni leader della Sud. Un colloquio conclusosi con le scuse, le ennesime, del bad boy ex Inter. L'Inter, appunto, che sta risalendo la china, ma che naviga ancora in acque agitate. Negli occhi di tutti ci sono ancora le 12 domande (con risposta) rivolte a Moratti e quella trattativa goffamente annullata con la Juventus nel mercato invernale. Ci ha pensato l'acquisto di Hernanes a lenire leggermente la furia della Nord, ma la strada della rifondazione voluta da Thohir è ancora lunga e tortuosa.

BOLOGNA, CERCASI ACQUIRENTI – Se i tifosi dell'Inter sono riusciti nell'impresa di far saltare lo scambio Vucinic-Guarin, a nulla sono valsi gli sforzi dei sostenitori del Bologna per impedire la cessione di Alessandro Diamanti. L'orgoglio dei felsinei si è accasato al Guangzhou di Marcello Lippi, scatenando l'ira di una città intera. “Con questa società non esiste futuro”, “Uno su mille ce la fa, a non dir banalità” e “Morandi, a quando le dimissioni?”. La Curva Bulgarelli non ha risparmiato nessuno: dal presidente Albano Guaraldi al presidente onorario Gianni Morandi, considerati tutti colpevoli della precaria situazione tecnica e societaria in cui versa il club emiliano. Eppure di compratori all'orizzonte non se ne vedono, come confermato nella giornata di ieri dallo stesso patron: “Il Bologna è in vendita, ma non ci sono offerte”. L'Italia del pallone è in gran tempesta, lo scollamento tra tifoserie e dirigenze rifugge la discriminazione territoriale e unisce tutto lo Stivale.


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