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ESCLUSIVA - Maffei: "La Lazio merita rispetto e capacità, non c'è più tempo da perdere"

di Lalaziosiamonoi Redazione
Fonte: Cristiano Galano-Lalaziosiamonoi.it

Difficile nasconderselo. È un brutto momento, quello che vive il tifoso laziale: con straordinaria “abilità”, per la quarta volta consecutiva, gli ultimi giorni del calciomercato rappresentano croce senza delizia per gli innamorati della prima squadra della Capitale. Ma questa volta fa più male; questa volta il senso di impotenza e di incredulità li senti a pelle, quasi li vedi rappresentati davanti ai tuoi occhi. Hanno le forme e le sembianze di un ragazzo carioca che da domani diventa tuo avversario, così, senza colpo ferire, mentre quasi ti ronzano ancora nelle orecchie gli applausi e le grida di gioia che salutavano uno dei suoi ultimi capolavori, la perla di Udine. Hanno le fattezze di un direttore sportivo che sale a Milano per consegnare Hernanes e i suoi numeri d’alta scuola alla corte indonesiana del magnate Thohir che, dopo le contestazioni per il tentato (e ancora non tramontato) scambio Guarin-Vucinic, ha appreso subito l’arte tutta italiana del rimediare con l’acquisto ad effetto. “Pagare moneta, vedere cammello”, ripete spesso Lotito: eccolo accontentato, e il cammello cambia duna e oasi in un battibaleno. L’amarezza e l’inquietudine prendono anche la forma dell’assenza: come scriveva Ennio Flaiano, il potere degli assenti è principalmente l’assenza. Non una parola chiara per i tifosi, né prima, né durante, tantomeno dopo: chi dovrebbe paternamente guidare un popolo, una comunità, pecca ripetutamente in questo. Non un processo di crescita, anzi: un processo di dismissione che, se non giustificato e apertamente motivato, porta a credere non tanto al dolo quanto alla mancanza di obiettivi e di strategie. È in questi momenti, però, che il laziale sa essere solidale, passionale; sono questi i momenti in cui essere tifosi della Lazio fa la differenza: l’amore, sconfinato, per questi colori suggerisce anche la necessità di parlare, di confrontarsi, di trovare cioè un filo comune che leghi il sentimento alla stretta attualità. Saper leggere le cose di casa Lazio con acume, intelligenza e lucidità sono qualità che appartengon a Fabrizio Maffei, indiscusso professionista del giornalismo italiano e attualmente Responsabile delle Relazioni Esterne della Rai, con il quale la redazione de Lalaziosiamonoi.it si è intrattenuta per commentare la recente cronaca della squadra biancazzurra.

Lacrime, promesse di amore eterno, proteste, di tutto e di più. Ma alla fine della fiera chi ci rimette dalla cessione di Hernanes e dallo scarsa politica d rafforzamento della Lazio, sono ancora una volta i suoi tifosi. Direttore, che pensiero si è fatto a riguardo?

Che quanto dice corrisponde a verità. Ancora una volta, alla fine del calciomercato, chi rimane con un inadeguato senso di impotenza e frustrazione sono proprio gli innamorati di Lazio. Vede, quando parliamo tra tifosi, alle radio, anche tra di noi, siamo soliti dire che la Lazio è dei tifosi, “appartiene”, cioè, ai suoi sostenitori. Concettualmente può anche andare, praticamente questo non è però vero. La Lazio appartiene al suo proprietario, che ha diritto a gestirla secondo le proprie strategie. Il caso eclatante, che dopo la vicenda Hernanes assume contorni francamente impossibili da non notare, è che l’operato e la prassi di questa società sono evidentemente mancanti di chiarezza. Che Hernanes fosse in lizza di partenza, fosse cioè appetibile e richiesto da molte società, doveva necessariamente obbligare la società ad un piano alternativo: si vuole vendere Hernanes? Si lavori, nell’ombra e con successo, alla sua adeguata sostituzione, altrimenti i risultati sono scoraggianti e indispettenti.

Proprio questa mancanza di strategia e chiarezza viene imputata alla società e ai suoi dirigenti quasi quanto la colpa delle cessioni e del mancato rafforzamento. Come si superano queste sabbie mobili?

Guardi, il tifoso della Lazio è uno dei tifosi più disponibili che io conosca. Se si andasse verso il tifoso con l’esatta volontà di renderlo davvero partecipe della storia del suo club, per cui ha fatto, fa e continuerà a fare appassionati sacrifici, beh, quello biancoceleste saprebbe sopportare anche un piano di ridimensionamento della squadra, un temporaneo essere in seconda fila rispetto alle grandi del nostro campionato. Se ci fosse cioè la necessità di far quadrare i conti e venisse spiegato con chiarezza, il tifoso della Lazio sosterrebbe senza batter ciglio le strategie della società. Invece si sceglie l’incomprensibile strada dei “pochi contro tutti”, incuranti del danno che si procura alla causa Lazio. Ricordiamoci che il laziale si è visto vendere Nesta e Crespo nella stessa tornata di mercato per esigenze di bilancio; la Lazio che ne nacque era protetta dall’amore dei suoi tifosi e sostenuta dalla necessità di raggiungere insieme un comune obiettivo, quello della stabilità societaria. Fu spiegato ai tanti e molti lo capirono.

Entrando nello specifico, ritiene che la Lazio si sia indebolita dalla cessione del brasiliano, anche a fronte di acquisti operati con il contagocce e tutti da dimostrare?

In linea di massima direi di sì, che la Lazio esce ridimensionata da questa sessione di mercato. Consentitemi però, di dire quanto sto per dire: dal 2009 sono ritornato con assiduità ad assistere alle partite della Lazio all’Olimpico, oltre a non mancare nessuna trasferta, seppur dalla televisione. Non è solo mia impressione ma lo stesso brasiliano, soprattutto nelle ultime uscite, dava l’idea come di essersi un po’ “seduto”, di non riuscire ad essere determinante. Se per una scelta tecnica o tattica si fosse deciso di vendere Hernanes e procedere poi alla sua sostituzione, non potremmo dire nulla, solamente dividerci tra favorevoli e contrari a questa politica societaria. In questo frangente, invece, non si scorge nulla di tutto questo. Non sostituire degnamente Hernanes rappresenta un danno, spero contenibile, ma sicuramente un danno per la Lazio.

Dal mercato alla tattica, dalle proteste alla Lazio che sarà. Verosimilmente, Reja sostituirà il brasiliano con il rientrante Mauri. Al netto della proditorietà della mossa, essendo assai diverse le caratteristiche dei due, e con l’arrivo del portoghese Postiga, che Lazio sarà quella che dovrà concludere la stagione?

Staremo a vedere. Non so come verrà assorbita e metabolizzata l’assenza di Hernanes; spero solo non diventi l’alibi della seconda parte di stagione. Credo che con il portoghese lì davanti potremo vedere finalmente le due punte, mai schierate dai vari tecnici della Lazio soprattutto per la mancanza di due attaccanti affiancabili. La tentazione di Reja sarà, comunque, quella di essere fitto e coprirsi per poi ripartire: un 5-3-2 mi pare l’assetto tattico più incline a questa esigenza. Ma al netto di moduli e strategie, è la modalità di gestione della società che dovrà cambiare radicalmente. La Lazio merita rispetto e capacità. Non c’è più tempo da perdere.


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