Diakitè, un gigante a caccia della svolta ma cè Reja da convincere
Fonte: Daniele Baldini - Lalaziosiamonoi.it
L’anno della svolta. E’ quello che si augura Mobido Diakitè. A 23 anni compiuti il gigante transalpino va a caccia della definitiva consacrazione con la maglia biancoceleste. E’ giunto al suo quinto anno nella Capitale, dove nel corso del tempo ha alternato prodigi atletici e sgroppate vigorose ad amnesie poco confortanti. “Ha grandi potenzialità, ma deve crescere ancora”, ripeteva spesso Delio Rossi sul finire della sua avventura romana, riferendosi al suo strapotere fisico e ad una spiccata personalità. Arrivò nell’estate del 2006 come prospetto da far maturare nella Primavera di Roberto Sesena. La Lazio lo prelevò dal Pescara pagandolo circa 300 mila euro. Otto mesi di apprendistato, poi l’esordio nella massima serie, come fosse uno scherzo, per la precisione un “pesce di Aprile”: il 1° di Aprile del 2007 allo stadio Friuli di Udine ha iniziato una cavalcata apparentemente inarrestabile. 3 presenze il primo anno, 1 nel secondo, poi nella stagione 2008-09, l’esplosione definitiva in prima squadra: 9 presenze, la prima rete in carriera proprio nello stadio che lo vide esordire (ad Udine, finì 3-3), una prestazione magnifica contro Ibrahimovic ed il prolungamento del contratto fino al 2013.
Una crescita costante ma non definitiva. L’anno giusto sembrava potesse essere quello scorso. Dati alla mano l’evoluzione è continuata: in campionato ha collezionato 19 presenze di cui 7 subentrando dalla panchina. Un bottino egregio, ma di eredità quasi esclusiva della gestione Ballardini. Il tecnico ravennate si affidò a lui nel giorno più importante. Era tra gli undici titolari che l’8 agosto 2009 hanno conquistato la Supercoppa Italiana allo stadio “Bird’s Nest” di Pechino, battendo l’Inter per 2-1. Poi 19 presenze in campionato, 2 in Coppa Italia, 6 in Europa League, per un totale di 27 apparizioni stagionali. Tutto sommato non poche, ma molte della quali rastrellate nella prima metà della stagione. Con l’approdo di Reja, il francese ha pagato lo stato di emergenza della squadra, che in piena lotta retrocessione si è aggrappata a profili più esperti, compreso i nuovi arrivi Dias e Biava.
Oggi, la sua voglia di affermazione è soppressa da gerarchie ben definite. Per caratteristiche potrebbe essere considerato la prima alternativa dell’ex genoano sul centro-destra del terzetto difensivo. Ma in pratica nei pensieri del tecnico goriziano è il quinto. Prima di lui c’è anche Stendardo, il cui inserimento spesso e volentieri ha fatto slittare a destra Andrà Dias. Una posizione di svantaggio che in estate l’ha portato a prendere in considerazione l’ipotesi dell’addio. In molti hanno bussato alla porta di Lotito, su tutti il Chievo, il Bologna ed il Parma (nell’ipotesi di scambio con Antonelli), alle quali si sono aggiunti i soliti interessi dalla Grecia e dalla Turchia. “E’ incedibile”, ha sempre risposto il presidente. Diakitè ed il suo entourage ne hanno preso atto. Partire per altri lidi, dove avrebbe potuto scendere in campo con maggiore continuità, non è mai stato un assillo. La volontà del francese è stata sempre quella di affermarsi nella Lazio. Ci proverà nuovamente, nonostante il suo avvio di stagione sia stato frenato da una brutta distorsione alla caviglia. Ora è tornato, aspetta il suo turno con l’impazienza della giovane promessa vogliosa di spazzare via le remore sul suo conto. Lo farà partendo dalle retrovie, sgomitando, cercando di sfruttare le opportunità che il “sergente buono” gli concederà.