ESCLUSIVA - L'ex Olivares: "Contro il Bologna senza stimoli! La Lazio di Materazzi? Di Canio leader, Ruben Sosa personaggio..."
Fonte: Davide Capogrossi - Lalaziosiamonoi.it
Una toccata e fuga in una Lazio pittoresca, che mostrava un buon calcio dopo anni difficili, dopo l'inferno della Serie B. Davide Olivares indossò la casacca biancoceleste nella stagione 1989-90, arrivò in prestito dall'Alzano. Fu aggregato alla Primavera, collezionò tre presenze in prima squadra con Materazzi e quell'esperienza sancì l'inizio di una carriera importante spesa tra le mediane di Bologna, Bari, Lecce, Como e le serie minori. La redazione di Lalaziosiamonoi.it ha contattato in esclusiva proprio Davide Olivares per un commento sulla gara di questa sera contro il Bologna ma soprattutto per un lungo viaggio all'interno della brigata Materazzi, l'anticamera della trionfale Lazio cragnottiana,
Il prossimo mese compirai 43 anni ma ti diletti ancora a giocare con la maglia dell'Atletico Lucca in Terza Categoria. Indistruttibile Olivares... "Più che altro è per divertimento perchè il calcio è la mia passione, faccio fatica ad abbandonarlo, può solo che farmi bene anche a livello fisico".
Oramai calchi i campionati minori da un decennio, quali sono le differenze con il calcio professionista? "Le differenze sono enormi, ma mi diverto ancora. E' tutta un'altra vita, un'altra organizzazione, è normale che sia così".
Sei arrivato alla Lazio nel 1989 dall'Alzano Virescit, come andò quella trattativa? "Ero all'Alzano e ci hanno chiamato per fare il torneo di Viareggio. In quegli anni c'era la possibilità di avere due prestiti dalle altre squadre. La Lazio mi prese per il provino con mister Santicecca e andò bene. L'anno dopo sono stato preso, trovarsi a 18 anni nella Lazio aggregato nella prima squadra era una grande soddisfazione".
L'esordio nella sconfitta contro l'Inter (la squadra per cui tifa, ndr), una grande emozione..." C'è stato il debutto in Serie A contro l'Inter a S. Siro, è stata un'esperienza bellissima. A fine anno ho avuto un brutto infortunio e sono tornato all'Alzano".
Speravi in un'altra chance? "Sicuramente. In ogni caso ringrazio mister Materazzi, mi ha dato la possibilità di farmi vedere al massimo livello, mi ha fatto debuttare contro l'Inter e mi ha fatto giocare un altro paio di spezzoni. Gli spazi sono stati pochi, anche se so che da parte sua c'era l'intenzione di impiegarmi di più, ma le esigenze erano altre".
Era una Lazio un po' pazza ma che stava scaldando i motori per i trionfi degli anni '90 dopo l'incubo della Serie B. "Ho avuto la fortuna di stare in un gruppo eccezionale, giocatori che l'anno prima potevo vedere solo in televisione. Di Canio, Gregucci, Icardi, Pin, Sclosa, Ruben Sosa. E' stato un piacere stare con loro, gente squisita che mi ha aiutato. Mi dispiace non aver avuto la possibilità di continuare".
C'è un giocatore che ti ha preso sotto l'ala o con cui hai legato di più? "Icardi fuori dal campo ti dava tutto ed era sempre a disposizione, aiutava molto i giovani. In campo cambiava totalmente (ride, ndr), se c'era da dare un calcione non si limitava. Io sono arrivato in punta di piedi, stavo nel mio, ero alla prima esperienza lontano da casa, i miei compagni hanno percepito questa cosa e mi hanno aiutato. Cristiano Bergodi mi ha aiutato e mi stimava molto come giocatore. Mi ha cercato quando poi è diventato allenatore. Anche Di Canio era una persona squisita, ho avuto modo di rivederlo. Mi ha riconosciuto e salutato, mi ha fatto molto piacere".
Era già un leader all'interno dello spogliatoio? "Quando sono arrivato aveva già siglato quel famosissimo gol nel derby, era un grande giocatore. Era giovane, una persona con un grande carattere, si faceva valere, era già il leader. A Roma, sponda laziale, Di Canio è stato e sarà sempre nel cuore dei tifosi".
Amarildo invece si concentrava sui sermoni e le Bibbie... "Era molto religioso come tanti brasiliani, era un po' particolare come personaggio. Non è che dava fastidio il suo modo di pensare ed essere"
Hai qualche altro aneddoto di quella stagione? "Mi stupiva molto Ruben Sosa per il suo modo di essere. Era un personaggio, aveva un modo di vestire che dava nell'occhio. Era una persona di gruppo ed un grande giocatore. Poi io sono tifoso interista e rimasi contento quando arrivò a Milano. Ricordo che nei ritiri c'erano sempre un paio di personaggi che tenevano un po' su l'ambiente, facevano qualche scherzo tipo gavettoni e io mi divertivo a guardarli. In mezzo c'era sempre Di Canio, è stato divertente".
Stasera la Lazio affronterà il Bologna nell'ultima gara di campionato. Gara senza stimoli? "Ormai i giochi son fatti. La Lazio è una seconda squadra del cuore per me perchè mi ha dato la possibilità di arrivare a certi livelli, a Bologna ho passato due anni stupendi, siamo arrivati in A. Mi piange il cuore questa retrocessione. A questo punto penso che si giocheranno la partita, senza troppi stimoli e senza posta in palio. Quando è così sei meno teso, non hai più problemi, forse sarà anche una bella partita".