ESCLUSIVA - Cardoselli, nel nome del... nonno: "Al gol rischio infarto". Il papà: "Ha rifiutato la Roma più volte"
Fonte: Mara Perna - Lalaziosiamonoi.it
“Questo posto da titolare l'ha conquistato sul campo, durante gli allenamenti", dice di lui mister Inzaghi dopo la finale di Supercoppa. Cassio Cardoselli, classe 1998, ex Allievi e da quest'anno approdato in Primavera. L’idolo di sempre Kaká, il suo modello di riferimento Lucas Biglia, soprattutto da quando ha l’onore di rubare più da vicino tutti i segreti di un simile campione. In una serata che non si è di certo conclusa nel modo più brillante per i biancocelesti, i riflettori sono tutti puntati su di lui. Non solo perché è all'esordio assoluto dal primo munuto. Ma al 46' è lui, il centrocampista di Anzio, a portare in vantaggio i compagni, a soli 20 secondi dalla ripresa. Inzaghi salta dalla panchina, i compagni lo stringono in un abbraccio collettivo che poco lascia alle parole. E lo sguardo in alto, direzione spalti, a cercare l’esultanza di chi da sempre lo sostiene e lo incoraggia. La famiglia, che ancora una volta non lo lascia solo. Trascorre il tempo libero con gli amici di sempre, sfidandoli a colpi di biliardo e playstation. “Non lo vedo quasi mai per via del calcio e quando stiamo insieme ci punzecchiamo sempre, ma abbiamo un rapporto stupendo. E’ il mio orgoglio”, dice di lui la sorella Patrizia. Un ragazzo di sani valori e attaccato alla famiglia come tanti. Ma con un talento in più. Nato con il pallone tra i piedi e la Lazio nel cuore. Grazie soprattutto a nonno Cassio, dal quale ha preso non solo il sangue biancoceleste ma anche il nome, e papà Guido che hanno cresciuto un aquilotto vero. In diverse occasioni, infatti, ha detto di no alla Roma che lo avrebbe voluto tra le sue fila. La redazione de Lalaziosiamonoi.it ha contattato proprio il nonno e il padre per conoscere più da vicino questo giovane talento. Così il papà ha parlato ai nostri microfoni.
Cassio è un laziale vero…
“Sì, non a caso ha rifiutato il passaggio alla Roma durante questa estate. In realtà il club giallorosso l’ha cercato anche in altre occasioni, ma Cassio ha sempre detto di no. Io l’ho lasciato libero di decidere quello che fosse meglio per il suo futuro e per la sua felicità. Se sta bene lui siamo contenti anche noi”.
Da dove nasce questa passione? E anche quella per il calcio?
“Entrambe fin da quando era bambino. Tutte le domeniche lo portavo allo stadio insieme a mio padre e mia figlia a vedere la Lazio. Anche l'amore per il calcio nasce da piccolo. Ricordo che a 3/4 anni di notte non dormiva e io per farlo stare buono mi mettevo a giocare con lui a pallone".
Che emozione ha provato al gol di Cassio? E che cosa ha significato vederlo titolare in una partita del genere?
“Ho provato una gioia immensa condivisa con mia figlia e mio padre perché purtroppo mia moglie non è potuta venire. Anche lei segue molto Cassio, lo accompagna sempre agli allenamenti e sopporta tutti i suoi stati d'animo. Ha ripagato tutti i sacrifici che abbiamo fatto. Vederlo titolare è stata la giusta ricompensa per la determinazione e la passione con cui da sempre indossa questa maglia”.
Dagli Allievi alla Primavera è un bel salto, come ha vissuto Cassio questo cambiamento e con chi ha legato di più?
"Sì senz'altro agli Allievi è cresciuto tanto anche grazie al mister Franceschini e in Primavera si sta ambientando bene, i più esperti aiutano tanto i più piccoli ad inserirsi nel gruppo. Lui ha legato molto con il capitano Mattia, ma anche con Murgia e Condemi. I due sono amici da sempre".
C'è un giocatore a cui Cassio s'ispira e uno in cui lei lo rivede?
"Tra gli idoli di Cassio c'è da sempre Kaká e da quando gioca a centrocampo prende a modello Biglia anche perché ha l'onore di lavorarci ogni tanto e carpire tutti i suoi segreti da vicino. Per me assomiglia a Pirlo, ma è ancora presto per dirlo, è solo all'inizio".
Com'è Cassio nella vita di tutti i giorni, che ragazzo è?
"È un bravo ragazzo, sincero, molto deciso e attaccato alla famiglia. Ha 17 anni e come tutti i suoi coetanei ogni tanto combina qualche marachella e ci fa arrabbiare un po', ma credo sia la cosa più normale del mondo. Siamo tutti orgogliosi di lui".
Ora la parola passa a nonno Cassio.
Avete anche lo stesso nome, siete molto legati e lei segue suo nipote fin dagli esordi...
"Io ho sempre creduto in Cassio ed è per questo che l'ho sempre sostenuto. Ha iniziato a giocare a calcio a quattro anni con il Real Marconi. Ha messo in mostra il suo talento fin dagli inizi. Ricordo che un torneo ad Ariccia lo vinse praticamente da solo e tutti lo hanno riempito di complimenti tant'è che tutte le squadre lo volevano. Per me è un fenomeno".
Che ricordi ha di quando andavate insieme allo stadio?
"Si siamo stati tantissime volte insieme allo stadio. Ricordo quando io andavo a vedere la Lazio e lui faceva il raccattapalle. Ne ha fatta di strada da allora, titolare in una finale di Supercoppa e gol. Ancora non mi sembra vero".
A proposto di gol, com'è stato vederlo dal vivo?
"È stata un'emozione fortissima, mi sono commosso. Ad un certo punto pensavo che mi saltasse via anche il pacemaker (ride ndr.)".
C'è un giocatore che le ricorda Cassio?
"Un grande calciatore che a me piaceva molto e in cui rivedo mio nipote è Rivera".
Che nipote è Cassio?
"È il nipote che tutti vorrebbero avere, un bravo ragazzo, pulito e di sani principi. È il mio orgoglio".
Insomma il calcio gli scorre nelle vene fin dalla nascita, tanto quanto la Lazio. Un ragazzo e un bambino con le idee molto chiare: ancora in fasce sapeva già con quale maglia avrebbe giocato e si divertiva sfidando la Roma e prendendo in giro i suoi amici di fede giallorossa.