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ESCLUSIVA - 20 anni senza Battisti, Mogol: "Vi racconto Lucio e il suo amore per la Lazio"

di Laura Castellani
Fonte: Laura Castellani / Andrea Marchettini - Lalaziosiamonoi.it

"Cieli immensi e immenso amore. E poi ancora, ancora amore, amor per te". Versi indimenticabili: chi riesce a non emozionarsi quando all'Olimpico gli altoparlanti la lasciano risuonare e tutto lo stadio si ritrova a intonarla con il cuore in gola? Una canzone simbolo per i tifosi biancocelesti, cantata dalla voce di uno degli artisti più influenti e innovativi della canzone italiana, Lucio Battisti, che si spegneva logorato dal cancro precisamente 20 anni fa. Un musicista eclettico e un personaggio riservato: persino lo stadio era vissuto come un affare intimo, privato. La sua riservatezza ha indotto i maliziosi a dubitare della sua fede, nonostante le parole di papà Alfiero: “Mio figlio era un grande tifoso della Lazio, amava andare allo stadio senza farsi riconoscere”. Era il 2003, in occasione di una partita con il Bologna: l'allora presidente Ugo Longo gli regalava la maglia della Lazio con sopra scritto "Lucio uno di noi". E in questo anniversario così triste, il ventesimo dalla scomparsa dell'immortale Battisti, abbiamo raggiunto in esclusiva Giulio Rapetti Mogol. Amico e autore di molte canzoni di Battisti (tra cui "I giardini di marzo"), il paroliere e scrittore è intervenuto ai microfoni de Lalaziosiamonoi.it per raccontarci il suo Lucio. 

Esattamente venti anni fa scompariva Lucio Battisti, con il quale lei ha stretto un epico sodalizio musicale. Come nacque la vostra collaborazione?

“Nacque per volontà di una mia amica, Christine Leroux, che mi portò questo ragazzo. Venne a trovarmi e mi fece ascoltare le sue canzoni, poi mi chiese un parere e io risposi che non era un granchè. Lucio fece un sorriso e disse che era d’accordo, lei invece ci rimase un po’ male. Mi era dispiaciuto di aver dato un giudizio così duro, ma onesto, e decisi di scrivere qualcosa per lui. Abbiamo cominciato a lavorare insieme e la terza canzone scritta fu 29 settembre. Questo per capire come una persona può crescere nella vita”.

I testi scritti da lei e interpretati da Battisti sono ascoltati e amati anche dalle nuove generazioni. Questo, secondo lei, è dovuto all’attualità dei brani o semplicemente all’apprezzamento della buona musica?

“Le canzoni sono conosciute anche dai giovani perché i genitori le hanno tramandate ai figli, i quali fanno un paragone con la musica di oggi. Questo è il motivo per cui molti ragazzi sono innamorati di queste canzoni e le conoscono a memoria”.

Battisti era davvero così riservato nella vita privata, come tutti dicono?

“Si, era molto riservato. Allo stesso tempo però era pacioso, nei giusti termini. Cioè se, per esempio, stava mangiando e qualcuno arrivava a disturbarlo in modo invadente, allora perdeva la pazienza. Ma questo è comprensibile”.

Cosa significava per Battisti la Lazio e il calcio in generale?

“Lui non amava moltissimo il calcio, però la passione per la Lazio ce l’aveva. Era una passione che aveva ereditato dal padre, grande tifoso laziale”.

Una lunga collaborazione la vostra, ricca di soddisfazioni e riconoscimenti. Poi qualcosa si è interrotto. Cosa è successo?

“Noi in realtà avevamo risolto tutti i nostri problemi. Prendevamo 6/24 a testa dal ricavo dei brani ma avremmo dovuto prendere il 50% e il 50%. La mia parte era del 9% e allora chiesi a Lucio se si poteva trovare una soluzione equa a tal riguardo. Lui non disse niente, cominciò a lavorare con un altro autore ed io con altri cantanti”.

Tornando ai testi che scriveva per Battisti. Dove e da chi prendeva ispirazione?

“Molti di quei testi sono autobiografici. Per altri invece prendevo spunto dalle persone che mi stavano accanto, dalla vita che avevo attorno. Ho sempre cercato di trovare l’ispirazione nella vita, non nella fiction”.

I Giardini di marzo?

Quella è una canzone che racconta proprio la mia vita, la mia infanzia. Quando dico del carretto che passava, era una cosa vera. Io da bambino aspettavo che passasse il gelataio col carretto ogni 10/12 giorni e tutti i bambini andavano a casa a chiedere 10 lire perché il gelato costava 10 lire ai tempi”.

Sappiamo che lei è spesso impegnato nel sociale. Con iniziative anche legate al calcio, la Nazionale cantanti nasce da una sua idea

“Si l’ho fondata io la Nazionale cantanti che ha guadagnato nel complesso l’equivalente di 90 milioni donati ai bambini in difficoltà e sofferenza. Poi ho aperto la scuola più importante d’Europa, se non del mondo, che è il CET per autori, compositori e interpreti. Sono stato invitato a Boston, negli Stati Uniti, dove c’è una considerazione molto importante per questa scuola”.

Cosa ha rappresentato Battisti per l’Italia?

“Battisti ha rappresentato molto per l’Italia ma anche a livello internazionale. Una volta un giornalista americano mi raccontò che Paul McCartney si presentò a fare un’intervista con tutta la collezione originale di Battisti e Mogol e gli chiese di tradurre tutte le canzoni”.

Battisti manca a tutti gli italiani, manca la sua musica. Invece a lei cosa manca di più di Lucio?

“Mi manca la possibilità di scrivere qualche altra canzone con lui”.


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