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Cribari: "La Lazio è una religione. Più trofei della Roma? Una soddisfazione..."

di Leonardo Giovannetti
Fonte: lalaziosiamonoi

La stagione della Lazio deve ancora concludersi, ma c'è una certezza: la conquista dell'Europa. Non è arrivata la Champions League, ma una Coppa Italia è stata comunque portata a casa. Ai microfoni de Lalaziosiamonoi.it, è intervenuto l'ex biancoceleste Cribari. Il brasiliano ha vissuto con la maglia della Lazio importanti stagioni (2005 - 2010), collezionando 109 presenze e un gol. Inoltre, anche lui ha provato la gioia di alzare al cielo una Coppa Italia, nel 2009 contro la Sampdoria. In quella partita non riuscì a scendere in campo per infortunio, ma sa benissimo cosa significhi festeggiare un simile traguardo sotto gli occhi dei propri tifosi.

Che emozioni si provano, da giocatore, durante una finale?

Giocare partite come una finale di coppa, nel proprio stadio e davanti ai tifosi che ti guardano, è una di quelle emozioni speciali che il calcio regala. Difficile spiegare le sensazioni che si provano, ma è una fortuna poter vivere quei momenti. Bisogna essere veramente nei panni di un giocatore per capire quanto sia indescrivibile l'emozione che si prova. Se poi arriva la vittoria, ti rimane dentro per il resto della vita.

Che ricordi hai della finale disputata nel 2009 contro la Sampdoria?

Io sono arrivato nel 2005, quando la società stava cambiando tantissime cose. Ho cominciato proprio con il gruppo di Delio Rossi, abbiamo fatto tantissime belle cose: un terzo posto nel 2006/2007, una Champions League giocata nell'anno successivo. Era una squadra umile ma molto guerriera, attaccata alla maglia e unita al massimo. La vittoria della Coppa Italia è stato sicuramente il coronamento di quattro anni di lavoro e sacrifici. Il mister se lo meritava per quello che ha fatto. Per noi è stata una soddisfazione immensa. Mi ricordo che quella sera i tifosi erano felicissimi, erano tanti anni che si aspettavano una gioia del genere. Lo stadio era pieno, l'adrenalina e la concentrazione a mille. Lo spettacolo è stato stupendo, vincere ai rigori regala un'emozione ancora più forte. Vincere con una squadra così importante, nella città più bella del mondo, è qualcosa che rimane dentro. Sono molto orgoglioso, soprattutto dei nostri tifosi.

La Lazio ha sorpassato la Roma per titoli vinti. Cosa significa questo?

La rivalità tra Lazio e Roma è enorme, difficile da quantificare. Essere laziale è una religione, un modo di vivere. Il fatto che questo momento la Lazio abbia più trofei della Roma è sicuramente un qualcosa che fa vivere meglio il popolo biancoceleste. Il vero tifoso è riconoscente di questo, conosce i sacrifici dei giocatori e avere la gioia di conservare in bacheca dei trofei in più rispetto ai rivali, a Roma conta.

Come valuta la stagione della Lazio nel suo complesso?

L'annata della Lazio è stata caratterizzata da alti e bassi. La vittoria della Coppa Italia ha cambiato le cose, quindi la considero una stagione positiva. Peccato aver mancato la Champions League, che è un obiettivo di società e tifosi. Ora però passa in secondo piano, è il momento di godersi la vittoria per poi programmare la prossima stagione.

E l'operato di Inzaghi?

Assolutamente positivo. Anzi, più che positivo. Sia quest'anno che negli anni scorsi. Bisogna tenere in considerazione che è un allenatore ancora giovane, con pochi anni di esperienza tra i professionisti. Ha tanti margini di miglioramento e sicuramente la Lazio dovrebbe tenerlo per la prossima stagione.

Cosa pensa di Luiz Felipe?

Lui è un difensore giovane, molto forte, bravo tecnicamente e concentrato. Già da qualche anno è nella piazza di Roma, questo dimostra che ha grandi potenzialità. Può migliorare tanto, ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento per la squadra. Ha tante qualità, non servirà molto tempo per diventare leader.

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