.

Una Lazio ferita dal mercato e da chi la guida... Ma amata da chi la vive

di Alessandro Zappulla

Ho atteso qualche giorno per far sbollire la rabbia che esplode dentro, prima di provare ad analizzare quel che sta capitando alla Lazio. Il mercato di riparazione è finito da un pezzo e ieri alla prima uscita sul campo è arrivata una bella vittoria contro un Chievo piccolo piccolo. Ha brillato la stellina Keita e con il minimo sforzo la squadra biancoceleste ha liquidato la pratica ottenendo il massimo risultato. Non c'era Hernanes, spazzato via dal folle mercato di gennaio e la Lazio è sembrata una creatura cinica, anche se più triste e meno estrosa. Per carità la vittoria è arrivata, ma con tutto il rispetto per i clivensi, visti i valori in campo, il successo era quasi un diktat più che una speranza. La Lazio la conosco bene, e questa squadra lasciata ai muscoli più che al cervello, mi da l'idea di un gruppo costretto ad un calcio scolastico privo di fantasia. L'estro latita e appare ingeneroso riversare ogni speranza sul solo Keita e sulle folate di Antonio Candreva nella speranza di recitare qualcosa di diverso dal solito spartito. La Lazio si è indebolita non c'è dubbio e lo scrivo all'indomani di una vittoria, proprio nella settimana che anticipa il derby. Tracotanza e presunzione hanno spinto una dirigenza mai amata a scegliere la via dell'incasso per buttare alle ortiche un lavoro le cui basi erano state gettate qualche anno fa. Via il campione vero, via il giocatore simbolo di questa Lazio, che abbandona Roma insieme a Floccari. Dentro Postiga e il semisconosciuto Kakuta. 22 milioni incassati zero investiti. Eccolo il sunto del gennaio nero laziale. La campagna di riparazione che diventa di indebolimento e trova il suo acuto nella nota stonata di un gioiello che esce di scena in lacrime, con le immagini che fanno il giro del mondo. La cessione del Profeta abbassa notevolmente il tasso tecnico della Lazio sbattendo di fatto il club capitolino fuori dal novero delle grandi del campionato. "E' un anno di transizione..." sbandiera ai quattro venti il ds Tare, nella vana speranza di trovare una via di uscita al fallimentare progetto biancoceleste. Una chiave di lettura fragile, che stenta a fotografare il momento attuale. L’anno di transizione infatti, per una squadra di calcio può esser fisiologico, ma solo dopo una scia di successi (anche se a Roma eccezion fatta per la Coppa Italia dell’anno scorso di trofei non ne sono arrivati), oppure per sancire il passaggio da uno stato all’altro, frutto per così dire di un processo di crescita e non di un evidente indebolimento. La Lazio invece non convince. Questa società non dà garanzie, né a livello tecnico, né tantomeno sul piano delle aspettative. Promettere il domani, quando risulta impossibile rispondere ai perché dell'oggi, appare perciò lo sport preferito di questa società. “Ho avuto l’ok da Quagliarella per giugno…” (cit. Tare) come per dire: “chi vivrà vedrà…” Mai come in questo mercato l’ambiente biancoceleste è rimasto ferito, offeso e oltraggiato. Senza un perché, senza una spiegazione, con la sola convinzione da parte del club di aver fatto sempre e solo la scelta giusta. “Io parlo di calcio non di pallone…” ironizza spavaldo il presidente Lotito. Pancia in fuori e petto in dentro, andamento lento e spesso stanco. Chissà forse ha ragione il presidente Lotito e allora un giorno un popolo intero si accorgerà non solo di aver sbagliato sport, ma persino ideali. Dunque non lealtà e savoir-faire, come storia ultracentenaria insegna, bensì presunzione e arroganza, come Lotito impera. Per vincere occorrono i campioni, ma “Alla Lazio nessuno vuole venire…”. È il triste manifesto pronunciato da Reja che cala l’inesorabile sipario sul momento più buio di questa gestione. Un sogno, l’aspettativa, il pensiero che corre su una sottile voce biancoceleste. “Libera la Lazio…”, gridano dal Bentegodi 200 stoici tifosi giunti da Roma. Liberate i sogni di chi ama questi colori, esortano i laziali nel tam tam radiofonico.

Stanchi, feriti, ma più uniti che mai: questi oggi sono i veri laziali.

Il resto io non so più cosa sia…


Altre notizie
PUBBLICITÀ