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LA STORIA - Nel sogno nasce l'ideale: è il 9 gennaio 1900, Luigi Bigiarelli fonda la Lazio

di Marco Valerio Bava
Fonte: MarcoValerio Bava-Lalaziosiamonoi.it

Una storia che è un volo, un battito d'ali sulla Città Eterna. La storia della Lazio scorre dentro Roma, attraverso le sue Piazze, le sue strade e la sua gente. Soprattutto. Il sodalizio capitolino nasce all'alba del XX secolo, quando l'Europa è in fermento, come il cuore di nove ragazzi che, a Roma, si animano per un sogno di sport, per un ideale che valica i confini delle discipline e arriva fino al cuore, all'intenzione di creare qualcosa di eterno, come la propria città. Uno, tra loro, è il più infatuato dall'ideale sportivo, dal sogno olimpico che, quattro anni prima, ad Atene, è tornato a infiammare il Vecchio Continente grazie all'opera di Pierre De Coubertin. Il suo nome è Luigi Bigiarelli. Un ragazzo semplice, con l'animo accesso da una passione. E' nato a Roma il 20 agosto del 1875, figlio di un sergente della Gurdia Pontificia, vive nella parte vecchia del Rione Borgo. Bigiarelli cresce a Roma, ama correre. Entra giovanissimo nei Bersaglieri e il 1° marzo del 1896 prende parte alla tragica battaglia di Adua, componente del 14° Battaglione di Fanteria Africa. Il progetto coloniale del governo Crispi muore lì, insieme a oltre 5 mila giovani soldati italiani. Luigi torna a casa, si lascia alle spalle l'odore di sangue e morte, ricomincia a sognare d'imitare gli atleti olimpici. Roma scorre lenta, come il Tevere. Intorno al fiume si sviluppa la vita della Capitale, i romani si animano tra il porto di Ripetta e ponte Regina Margherita. Lì i circoli canottieri trovano posto e  sono alveari nei quali lo sport contribuisce a incanalare la voglia di progresso che porta con sé l'arrivo del nuovo secolo. La nobiltà laica si ritrova al Canottieri Tevere, in contrasto con il Canottieri Remo sede della nobiltà fedele al papato. Impossibile dimenticare il circolo Canottieri Aniene dove si raduna l'alta borghesia o il capannone della Rari Nantes Roma. Mancano all'appello i giovani del popolo, la romana gioventù. Per loro non c'è posto, la nobiltà è enclave impenetrabile. Scivolano flemmatiche le loro giornate, bisogna animarle, c'è bisogno della scintilla. L'autunno tiepido, con le sue sfumature e i suoi odori intensi, lascia spazio a un inverno pungente. L'alba del XX secolo è fredda, ma non gela il sogno di Bigiarelli che, insieme a sette amici e al fratello Giacomo, occupano fedeli le panchine di Piazza della Libertà e le rive del Tevere vicino Ponte Regina Margherita.

L'IDEA E IL SOGNO - Il tempo non passa mai, la noia contamina le loro vite. Il gennaio del 1900 è iniziato da pochi giorni, il 9 sembra un giorno come tanti. Odoacre Aloisi, Alceste Grifoni, Giulio Lefevre, Enrico Venier, Galileo Massa, Alberto Mesones, Arturo Balestrieri e Giacomo Bigiarelli sono sempre nella grande Piazza della Libertà, la cupola di San Pietro fa ombra e i ragazzi combattono il freddo con battute e giochi. Uno di loro, però, è inquieto, il vapore gli esce dalla bocca mentre sbuffa, passeggia nervosamente, sorprende tutti spezzando le risate e gli schiamazzi, è Luigi che vuole dar voce al suo sogno: "All'estero sanno come fare sport, qui non c'è spazio per noi. Ma io voglio partecipare alle gare del 21 aprile, in occasione del Natale di Roma". Gli altri lo guardano come se fosse un alieno e rispondono quasi in coro: "Come facciamo a gareggiare senza essere iscritti a una società?". Luigi incalza: "La creiamo noi la società. Adesso e qui!". Gli sguardi dei suoi amici si fanno seri d'improvviso: i cuori cominciano a palpitare, l'idea è folle, l'ideale che anima Luigi contagia i compagni e la discussione si accende: "Dobbiamo darle un nome e non può essere Roma visto che già c'è la Ginnastica". Le proposte sono varie, anche stravaganti, ma si torna sempre al nome della propria città e allora ecco l'illuminazione: "Il suo nome sarà Lazio, terra dove Roma è nata e ha fondato la sua grandezza. Nella quale è compresa". L'idea di Luigi è folgorante e trova d'accordo tutti, ma non ha ancora finito: "I colori saranno il bianco e il celeste, in onore della Grecia, patria delle Olimpiadi". Come simbolo viene scelta l'aquila, simbolo dell'Impero Romano e delle sue legioni. Emblema di forza e prosperità. L'emozione li pervade, non c'è spazio per i dubbi, c'è solo la Lazio nelle loro menti ormai. "Siamo della Lazio", urlano festanti tra carrozze e passanti. E' il 9 gennaio del 1900 e la Società Podistica Lazio vede la luce in Piazza della Libertà, in Roma, Capitale d'Italia, nell'Anno Santo, promulgato di nuovo dopo 75 anni. E' la vittoria dei giovani, della libera intenzione di crearsi un futuro. E' l'idea che abbatte le barriere, si fa largo tra le difficoltà e diventa pioniera di un nuovo modo d'intendere lo sport.

IL PRIMO SUCCESSO - La Lazio è viva e il 21 aprile è più vicino di quanto si pensi. Il Giro di Castel Giubileo è la gara alla quale partecipare, una delle manifestazioni sportive più importanti, l'occasione giusta per far spiccare il volo alla neonata Lazio. Corsa sulla distanza di 20 Km, sul tracciato che va da Porta Pia a Porta del Popolo. I biancocelesti vincono il premio di squadra e Giulio Lefevre arriva terzo, il trofeo lo consegna Re Umberto I. La Lazio è una realtà a Roma, trova la sua sede in Via Valadier 6. Luigi Bigiarelli rifiuta il ruolo di presidente: "Questa società è frutto di un sogno comune, non possiamo fare differenze tra noi". Uguaglianza e libertà, non solo fisica, anche morale, questo è lo spirito olimpico che anima Bigiarelli, su questa spinta è nata la Lazio. Passano i mesi,  la S.P. Lazio cresce, ma all'improvviso ecco quello che nessuno vorrebbe sentire: Luigi è costretto a lasciare Roma. E' la fine del 1901 e deve seguire il fratello in Belgio, il lavoro chiama. Gigi chiede ai suoi compagni qualche maglia biancoceleste, sa che all'esterno il podismo è sport in voga, non esiterà a tenere alti i colori della romana Lazio. E sarà di parola Bigiarelli, le notizie delle sue imprese arrivano fino in Italia, divulgate dalla stampa. "Il Messaggero" e "La Gazzetta dello Sport" seguono con entusiasmo le vittorie del laziale che, coprendo in due ore e ventotto minuti la distanza di 30 km, con parziale di 6 Km e 742 metri in mezz'ora, fa segnare il record del mondo per l'epoca. Un successo clamoroso, una pietra miliare per la Lazio e lo sport italiano. E' il 1908, il 16 febbraio, quando Luigi Bigiarelli muore a Bruxelles, probabilmente di polmonite. La sua Lazio è già grande e il suo ideale cullato dalla città di Roma, è pronto a far breccia nei cuori di migliaia e migliaia di romani. In 112 anni la Lazio è cambiata e cresciuta, senza mai perdere il contatto con le sue radici, ricordando la sua storia, onorando il suo Fondatore, colui che ha vissuto la sua vita attraverso un ideale chiamato Lazio. Luigi Bigiarelli, romano, pioniere, libero sognatore. 


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